Egitto-Italia: il Senato discute la mozione sulla cittadinanza italiana per Patrick Zaki

Pubblicato il 13 aprile 2021 alle 17:05 in Egitto Italia

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È arrivata in Senato oggi, martedì 13 aprile, la mozione, promossa dal Partito Democratico (PD), per concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato al Cairo il 7 febbraio 2020 e ancora dietro le sbarre. Il testo, che sarà discusso domani in aula, è sostenuto in maniera trasversale anche da esponenti di altre forze politiche, tra cui membri del Movimento 5 Stelle, di Italia Viva, di +Europa, della Lega e del Gruppo misto.

Il documento bipartisan, voluto dal dem Francesco Verducci, punta a “impegnare il governo a provvedere con urgenza al riconoscimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki e ad adoperarsi con maggior vigore in tutte le sedi europee e internazionali perché l’Egitto provveda, senza ulteriori indugi, al rilascio”. Su Twitter, il senatore del PD aveva commentato, il 7 aprile: “Il Senato discuterà nostra mozione per riconoscimento cittadinanza italiana a #PatrickZaki. Per sue idee Zaki è imprigionato nel Paese dove fu torturato e ucciso Giulio #Regeni. Mozione può salvare la sua vita e dimostrare che per l’Italia i diritti umani sono irrinunciabili”.

Nel frattempo, nella giornata di ieri, 12 aprile, Zaki ha ricevuto nel carcere di Tora, dove è rinchiuso da oltre un anno, la visita della fidanzata. Alla ragazza è riuscito a consegnare un libro, “Cent’anni di solitudine”, con all’interno un biglietto scritto in italiano. “Ancora resistendo, grazie a tutti per il supporto”, sono state le parole contenute nel suo messaggio. La notizia è stata riferita dalla pagina Facebook del gruppo ‘Patrick libero‘, che in un suo post ha scritto: “Sembrava stare bene in generale ma era confuso su ciò che era successo nell’ultima udienza. Sapeva che la sua detenzione era stata rinnovata di 45 giorni, ma non era a conoscenza dello stato dell’appello presentato dai suoi avvocati per cambiare la corte che si occupa del suo caso. La fidanzata gli ha detto che l’appello era stato respinto e che il suo processo sarebbe continuato davanti allo stesso giudice”. “Purtroppo”, continua il post, “quando la sua ragazza ha cercato di confortarlo dicendogli che sperava che tutto questo finisse presto, lui ha fatto una risata sarcastica e disperata, dicendo che sta cercando di adattarsi a stare in prigione, come se avesse perso la speranza di essere presto libero”. 

Il 6 aprile, la Corte d’assise del Cairo ha rinnovato di altri 45 giorni la detenzione del ricercatore egiziano dell’Università di Bologna. È dall’8 gennaio 2020 che Zaki si trova in detenzione preventiva fino a data da destinarsi. “Vorremmo che il Governo italiano facesse subito una cosa, perché può farla subito: convocare l’ambasciatore egiziano a Roma per esprimere tutto lo sconcerto per questo accanimento nei confronti di Patrick e chiedere che sia rilasciato”, ha dichiarato all’ANSA Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, dopo la notizia dell’ultimo rinnovo.

Arrestato la mattina del 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, Zaki, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti era in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaki ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. Nel frattempo, il ragazzo continua a rimanere in uno stato di detenzione arbitraria rinnovato di volta in volta.

Amnesty International, che segue da vicino il caso, si è detta spesso preoccupata dei rischi che Zaki potrebbe incontrare nel carcere egiziano. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaki e la storia dell’Egitto sotto al-Sisi”, aveva scritto la ONG sul suo sito italiano poco dopo l’arresto. “Come in altri casi, il pericolo è che i reati imputati a Zaki si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aveva aggiunto.

Le preoccupazioni sulle sorti di Zaki sono rese ancora più forti dagli sviluppi di un caso “gemello”, quello dell’arresto del giovane egiziano Ahmed Samir Santawy, studente presso l’Università Europea di Vienna e attualmente in carcere con le stesse accuse che pendono su Zaki, ovvero terrorismo e diffusione di notizie false volte a minare l’ordine pubblico. Santawy è stato arrestato al Cairo a inizio febbraio. Il 5 di quel mese la sua famiglia e l’università ne avevano denunciato la scomparsa. Il ragazzo era entrato in una stazione di polizia della capitale egiziana e non ne era più uscito. Dopo qualche giorno, la conferma della detenzione. Il 10 aprile, la Sezione italiana, belga e austriaca di Amnesty International, insieme all’Università di Bologna, ha organizzato una mobilitazione per chiedere la liberazione di Zaki e Santawy.

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Chiara Gentili

di Redazione

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