USA-Filippine: esercitazioni militari nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 9:54 in Filippine USA e Canada

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Il capo di stato maggiore delle forze armate delle Filippine, il generale Cirilito Sobejana, ha annunciato, l’11 aprile, che Manila e Washington riprenderanno a condurre l’esercitazione militare congiunta Balikatan, “spalla a spalla”, dal 12 aprile, quando sarà organizzata la cerimonia inaugurale delle operazioni che dureranno due settimane.

Durante l’annuncio, il capo di stato maggiore delle forze armate delle Filippine ha specificato che, a causa della pandemia, le operazioni in generale e il personale impiegato nell’esercitazione sono stati ridotti. A quest’edizione, parteciperanno solamente 1.700 soldati, di cui, 700 statunitensi e 1.000 filippini. Infine, una parte dell’esercitazione sarà svolta in modalità on-line. L’esercitazione Balikatan è organizzata a cadenza annuale dalle Filippine e dagli USA e nel 2020 era stata interrotta, a causa della pandemia di coronavirus.

Prima dell’annuncio dell’esercitazione, il segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, e il suo omologo filippino, Delfin Lorenzana, hanno avuto una conversazione telefonica, durante la quale hanno parlato delle ultime tensioni tra la Cina e le Filippine nel Mar cinese Meridionale e del Visiting Forces Agreement (VFA), intesa che regola la presenza militare statunitense nelle Filippine.

Le operazioni militari di Manila e Washington nel Mar Cinese Meridionale si collocano in un quadro di accresciute tensioni tra la Cina e le Filippine rispetto alla presenza di navi cinesi nella scogliera di Whitsun Reef, la cui sovranità è contesa tra le parti. In particolare,  il 21 marzo scorso,  Manila aveva inoltrato a Pechino una protesta diplomatica per la presenza, a partire dal precedente 7 marzo, di circa 220 imbarcazioni cinesi nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, definendole “milizie”. La Cina aveva affermato che le navi stessero cercando riparo nell’area dove avrebbero avuto diritto di trovarsi, visto che tale zona rientrerebbe in acque rivendicate da Pechino. Il loro numero è progressivamente diminuito, ma le imbarcazioni cinesi sarebbero restate in loco per giorni, spingendo le Filippine a chiedere loro di andarsene e ad inviare aerei da guerra per monitorare le loro operazioni. Anche gli USA erano intervenuti sulla vicenda dichiarando il proprio appoggio a Manila e accusando Pechino di utilizzare “milizie militari” per “intimidire, provocare e minacciare altre Nazioni”.

A livello internazionale, le tensioni tra Manila e Pechino nel Mar Cinese Meridionale erano state oggetto di una sentenza della Corte di giustizia internazionale, il 12 luglio 2016, emessa a conclusione di un processo iniziato nel 2013. In quell’anno, Manila aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta Linea dei nove tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina si era rifiutata di partecipare al processo e non ha mai preso in considerazione e rispettato il suo esito.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici, nello specifico da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi coinvolti nelle dispute. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi.

Rispetto alla loro presenza nelle Filippine, il 10 febbraio 1998, Manila e Washington avevano firmato l’accordo noto come Visiting Forces Agreement (VFA) che regola la presenza del personale militare statunitense nelle Filippine. L’11 febbraio 2020, il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che durante il suo governo ha promosso un avvicinamento del proprio Paese alla Cina, aveva minacciato di non voler rinnovare il VFA alla sua scadenza del 9 agosto successivo. Tuttavia, il 2 giugno 2020, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA, e motivando la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della “competizione tra superpotenze”. Oltre al VFA, Manila e Washington sono poi legate dal Trattato di Mutua Difesa dal 30 agosto 1951, in base al quale le parti si sono impegnate a difendersi reciprocamente nel caso in cui una tra le due venga attaccata da una forza esterna.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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