Il Kirghizistan diventa una Repubblica presidenziale

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 17:07 in Kirghizistan

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In Kirghizistan si sono concluse, domenica 11 aprile, le votazioni sugli emendamenti costituzionali. I cittadini hanno approvato una serie di cambiamenti che aumenteranno il potere del presidente trasformando il Paese in una repubblica presidenziale.

La normativa prevede che un referendum può essere ritenuto valido se almeno il 30% dei cittadini si reca alle urne. Pertanto, secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale (CEC) del Paese, con un’affluenza alle urne del 37%, il Kirghizistan ha approvato gli ultimi emendamenti alla Costituzione. Questi includono l’istituzione del Kurultai, un Consiglio popolare che funge da assemblea consultativa con lo scopo di fornire indicazione sullo sviluppo sociale del Paese, e modifiche ai poteri presidenziali e governativi. Nello specifico, nel disegno di legge si propone di associare al presidente la responsabilità di formare il gabinetto, che sarà capeggiato dall’amministratore presidenziale. Un altro cambiamento è la riduzione del numero di deputati parlamentari, da 120 a 90. Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA, attraverso gli emendamenti, il Kirghizistan passerà da un governo parlamentare-presidenziale a una forma di governo esclusivamente presidenziale.

Lo stesso giorno, l’11 aprile, si sono tenute anche le elezioni locali in 448 comuni. Sono stati circa 8.000 i candidati in lizza per ricoprire le cariche quadriennali all’interno del collegio elettorale e dei consigli comunali.

La CEC, la sera dell’11 aprile, alle 20 ora locale, ha annunciato la chiusura dei 2.483 saggi elettorali. Le informazioni ufficiali ancora non sono state divulgate poiché è ancora in corso il conteggio. Nonostante le urne elettroniche abbiano velocizzato il processo di conteggio, la CEC dovrebbe annunciare i dati ufficiali  20 giorni dopo le elezioni, ovvero entro e non oltre il 16 maggio. Inoltre, la sera dell’11 aprile, il vice primo ministro del Paese, Ulukbek Karmyshako, ha annunciato che le elezioni si sono svolte con successo poiché non sono state registrate violazioni nei seggi. Analogamente, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS) ha definito il processo elettorale “legittimo”, così come il vice segretario generale dell’OCS, Zhang Haizhou, il quale ha sottolineato che il referendum si è svolto in un clima di “trasparenza elettorale e in conformità con la legislazione della Repubblica di Kirghizistan”. Nonostante ciò, nel corso della giornata dell’11 aprile la Commissione Elettorale Centrale ha ricevuto un totale di 40 segnalazioni di violazioni. Sono stati effettuati gli opportuni controlli e la situazione è stata stabilizzata.

L’OCS è un organismo intergovernativo fondato il 14 giugno 2001 dai capi di Stato di sei Paesi, quali Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Questi ultimi, fatta eccezione per l’Uzbekistan, facevano già parte dello Shanghai Five, anche noto come Gruppo di Shangai. Dopo l’adesione dell’Uzbekistan, nel 2001, i membri dell’organizzazione hanno deciso di cambiarne il nome in quello attuale.

La trasparenza elettorale svolge un ruolo particolarmente importante nel Paese. Questo perché, a seguito delle elezioni del 5 ottobre 2020, gruppi di manifestanti erano scesi in piazza per denunciare i brogli elettorali e la compravendita di voti. Dopo le proteste, la Commissione Elettorale kirghisa aveva deliberato l’annullamento del voto.

Il politologo russo, Igor Shestakov, ha sottolineato che il Paese, dal 2020, ha dovuto affrontare importanti sfide sia sociopolitiche sia economiche. Shestakov ha ricordato la densità di attività politica in Kirghizistan, sottolineando che mai prima d’ora si sono svolte tante elezioni in un così breve periodo. Il 2021 si è aperto, il 10 gennaio, con le elezioni presidenziali che hanno visto Sadyr Japarov vincitore, con oltre il 79% dei voti. Inoltre, lo stesso 10 gennaio, i cittadini sono stati chiamati alle urne per esprimere la propria posizione sulla forma di governo che il Kirghizistan avrebbe dovuto avere: un sistema presidenziale o un sistema parlamentare. Dal referendum è emerso che, con oltre l’80% dei voti, il Paese ha optato per il passaggio alla forma di governo presidenziale. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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