Iniziato il conteggio dei voti in Benin tra violenza e boicottaggi

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 15:39 in Africa Benin

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L’11 aprile, il Benin ha iniziato il conteggio dei voti delle elezioni presidenziali, tenutesi il giorno stesso. Il voto si è svolto in un clima teso a causa delle violenze pre elettorali e del tentato boicottaggio da parte dell’opposizione in contrasto con il presidente, Patrice Talon.

Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, i risultati provvisori sono attesi per il 13 aprile. La gara presidenziale si è svolta principalmente attorno al presidente Talon, alla ricerca del suo secondo mandato, che ha affrontato due candidati poco noti rispetto a lui, ovvero l’ex ministro, Alassane Soumano, e Corentin Kohoue, una figura dissidente dell’opposizione. L’affluenza alle urne è stata bassa rispetto alle elezioni precedenti, e ci sono stati problemi diffusi nell’identificare o registrare gli elettori. Inoltre, sono stati registrati incidenti come la manomissione delle urne, il sequestro degli osservatori e l’intimidazione degli elettori sono stati registrati quasi ovunque, secondo un gruppo di sostegno alla commissione elettorale.

Vale la pena ricordare che l’8 marzo, la leader del più grande partito di opposizione del Benin, nonché la prima candidata presidenziale donna del Paese, Reckya Madougou, è stata arrestata con l’accusa di pianificare l’assassinio di numerosi esponenti politici. La candidatura di Madougou è stata respinta il 4 marzo dalla commissione elettorale perché non è riuscita a raccogliere le firme di sostegno di 16 sindaci o deputati necessarie per candidarsi. L’arresto di Madagou è il secondo attacco a un candidato dell’opposizione. Il 5 febbraio, Ganiou Soglo, è stato ferito da colpi di pistola sparati contro la sua auto, subito dopo aver depositato i documenti per candidarsi alle elezioni.

Un mese prima delle elezioni, era già noto che, nonostante si sia ufficialmente candidato un totale di 20 politici, la commissione elettorale beninese, nota come Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENA), aveva dichiarato che solo 3 candidati hanno soddisfatto i requisiti necessari per candidarsi, vale a dire Talon, Soumano e Kohoue. A causa delle circostanze favorevoli per le agitazioni sociali, durante la settimana prima delle elezioni, numerose città del Benin sono state colpite da disordini, alcuni dei quali diventati violenti. Al Jazeera English ha riferito che alcune persone sono state uccise, l’8 aprile, nella città centrale di Bante, quando le forze di sicurezza hanno sparato dei colpi di avvertimento. Tuttavia, non è stato possibile certificare il numero effettivo di vittime.

Il 10 aprile, una coalizione di partiti dell’opposizione ha invitato i propri sostenitori a boicottare il voto e di fatto la gran parte di loro non si è presentata alle urne. In questo contesto, Nadine Abibou, una negoziante di 27 anni ha dichiarato ad Al Jazeera English: “Penso che sia un’elezione i cui risultati sono noti in anticipo. Il mio voto non cambierà nulla”. Secondo un gruppo della società civile che monitora le elezioni, a seguito degli inviti di boicottaggio dei partiti di opposizione, alle 11 del mattino ora locale dell’11 aprile, il voto non era iniziato in diversi distretti nel centro del Paese perché del materiale necessario ai seggi era stato bloccato mentre veniva spedito.

Dopo aver espresso il suo voto in una scuola primaria nella capitale commerciale, Cotonou, Talon ha dichiarato che il Benin stava “scrivendo un’altra pagina della sua storia nonostante le intimidazioni”, aggiungendo che “ci sono persone che hanno mobilitato dei combattenti per attaccare la Repubblica, alcuni agenti di polizia sono stati attaccati con armi da guerra”. Tuttavia, il presidente non ha specificato né approfondito le proprie affermazioni, mentre nessuna agenzia di stampa è riuscita a verificare la veridicità di tali dichiarazioni.

Politici e membri della società civile sono stati molto critici a riguardo della ricandidatura di Talon, viste una serie di circostanze. In primo luogo, il presidente aveva promesso di portare a termine un solo mandato. Poi, a luglio del 2018, l’Assemblea nazionale ha approvato una riforma elettorale che sfavorisce i partiti che non sono al potere, tramite la pratica della sponsorizzazione. Quest’ultima consiste nel richiedere che i candidati siano appoggiati da 16 deputati o sindaci per poter partecipare alle elezioni. Per questo motivo, nessuno dei partiti dell’opposizione è stato in grado di presentare dei candidati alle legislative del 28 aprile 2019. Solo due partiti pro-governativi, gli unici ad avere i requisiti imposti dalla nuova legge elettorale, ovvero l’Unione Progressista e il Blocco Repubblicano, si sono presentati e in seguito hanno vinto, aggiudicandosi rispettivamente 47 e 36 seggi nell’Assemblea nazionale.

Il Benin era considerato tra le democrazie più stabili dell’Africa subsahariana, fino a che Talon, ha iniziato a usare il sistema giudiziario a suo favore per attaccare i suoi avversari politici dopo il suo insediamento nel 2016. A causa del suddetto emendamento del codice elettorale e una serie di decisioni dei tribunali che hanno portato all’esclusione dei partiti di opposizione alle parlamentari dell’aprile 2019, i dati di Freedom House del 2020 informano che lo status del Benin è passato da Paese “libero” a “parzialmente libero”. Le proteste che hanno seguito il voto sono state represse con dure restrizioni delle libertà civili, tra cui l’interruzione della rete internet e azioni di violenza diffusa da parte della polizia contro i manifestanti, che hanno causato anche vittime civili.

Le elezioni in Benin sono supervisionate dalla Commissione Elettorale Nazionale Autonoma (CENA) che, in passato, le amministrava generalmente in modo equo e trasparente. Tuttavia, in seguito all’approvazione della legge elettorale restrittiva del 2018, la Corte Costituzionale, presieduta dall’ex avvocato personale del presidente Talon, ha stabilito nel febbraio 2019 che i partiti devono ottenere un “certificato di conformità” dal Ministero dell’Interno. In questo modo, la CENA ha potuto dichiarare che 5 delle 7 liste dei partiti non soddisfacevano i requisiti della legge elettorale, iniziando così a suscitare dubbi tra la società e l’opposizione sulla tenuta della democrazia del Paese.

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Julie Dickman

di Redazione

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