Giordania: il re e il fratellastro di nuovo insieme

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 12:32 in Giordania Medio Oriente

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Per la prima volta dallo scoppio della cosiddetta “faida” all’interno della corte giordana, il monarca del Regno hashemita, re Abdullah II, e il fratellastro, il principe Hamzah, sono apparsi di nuovo insieme. Al contempo, sono emersi segnali di un possibile processo pubblico contro il principe, accusato di cospirazione.

In particolare, l’11 aprile, re Adbdullah II e il principe Hamzah sono stati fotografati, insieme ad altri membri della famiglia reale, in occasione del centesimo anniversario della fondazione dell’Emirato della Transgiordania, un protettorato del Regno Unito, situato a Est del fiume Giordano. La corte giordana ha diffuso una foto dei due protagonisti della crisi delle ultime settimane, mentre questi si trovavano presso la tomba di re Talal nella capitale del Regno, Amman. È stata la prima volta che il principe Hamzah è riapparso in pubblico, dopo essere stato soggetto a una sorta di arresti domiciliari, accusato di aver organizzato un complotto internazionale volto a destabilizzare il Regno.

La vicenda, che ha rischiato di minare il ruolo di “oasi di stabilità” della Giordania, ha avuto inizio il 3 aprile, quando le forze armate del Regno hanno annunciato di aver arrestato almeno 20 persone e di aver chiesto all’ex principe ereditario, Hamzah, di cessare tutti i movimenti o le attività che avrebbero potuto minacciare “la sicurezza e la stabilità” del Paese, nel quadro di un tentato colpo di Stato. Hamzah, da parte sua, ha negato qualsiasi coinvolgimento e ha affermato di essere stato preso di mira per aver criticato il governo giordano, denunciando casi di corruzione e cattiva gestione. Poi, il 7 aprile, il re Abdullah II ha ufficialmente dichiarato conclusa la questione, affermando che Hamzah si trova con la sua famiglia e risiede nel proprio palazzo, sotto la protezione del sovrano. Il principe, ha specificato il monarca, si è impegnato dinanzi alla famiglia hashemita a seguire il percorso dei propri genitori e nonni, ad essere fedele al loro messaggio e a porre gli interessi della Giordania, la Costituzione e la legge prima di qualsiasi altra considerazione.

Secondo quanto rivelato da fonti giordane, si prevede che, nel corso dei prossimi giorni, il dossier sulle indagini condotte sino ad ora sarà trasmesso al Tribunale per la sicurezza, definito un tribunale militare, e che verrà pubblicato l’atto di accusa, in cui verranno incluse le conversazioni tra colo che intendevano minare la sicurezza e la stabilità della Giordania, i cui movimenti sono stati precedentemente monitorati dai servizi di sicurezza giordani.

Parallelamente, stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab, sono emersi segnali che fanno pensare che il re Abdullah II sia intenzionato ad aprire un processo pubblico contro il fratellastro, accusandolo di “cospirazione” volta a rovesciare il Regno. L’11 aprile “circoli governativi” hanno rivelato che il principe Hamzah aveva deliberatamente cercato di attuare un colpo di Stato e che, pertanto, il processo e l’eventuale detenzione sono soltanto “questione di tempo”.  Nella medesima giornata, uno scrittore giordano, Fahad al-Khaitan, vicino alla classe al potere, ha messo in luce il ruolo del principe e il suo pieno coinvolgimento nel piano verso la cosiddetta “Ora Zero”. Parlare di “Ora Zero” significa che ufficiali dell’esercito erano coinvolti nel presunto complotto, sebbene il governo di Amman abbia più volte affermato che non vi erano soldati tra i detenuti. Ad ogni modo, spiega al-Arab, se Hamzah verrà processato con l’accusa di aver pianificato un colpo di Stato, le autorità giordane dovranno divulgare i fatti inerenti alla vicenda e chiarire sia la natura del complotto sia gli eventuali attori coinvolti.

L’articolo di al-Khaitan è stato pubblicato dopo che, il 9 aprile, l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani ha espresso preoccupazione per la mancanza di trasparenza sui 16 arresti condotti in relazione al caso. In particolare, seppur consapevoli dell’avvio di indagini, ancora in corso, un portavoce dell’Ufficio ha riferito di non aver compreso se il principe Hamzah fosse o meno ai domiciliari.

Il principe, il quale ha più volte richiesto misure contro la corruzione e il peggioramento delle condizioni del Regno, gode di popolarità tra le tribù e le province periferiche. Al contempo, le sue critiche hanno trovato eco all’interno del movimento di protesta giordano, che chiede a gran voce riforme politiche radicali e la fine della corruzione. Motivo per cui, si teme che la crisi delle ultime settimane possa alimentare una nuova ondata di mobilitazione.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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