Gazprom: esportazioni di gas record verso l’UE

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 19:34 in Europa Russia

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Il colosso russo dell’energia, Gazprom, ha riferito, lunedì 12 aprile, che la società ha esportato volumi record di gas verso l’Europa. I dati, che fanno riferimento al primo trimestre del 2021, hanno rivelato che il blocco europeo ha consumato oltre i 65 miliardi di metri cubi di gas, un massimo che non veniva registrato da 10 anni.

Il fattore principale che ha permesso a Gazprom di toccare cifre da record è stato il clima rigido che ha colpito i Paesi europei. A gennaio, la società energetica russa ha dovuto incrementare le forniture di gas del 32,4% per la Germania, del 77,3% per la Francia, del 21,2 % per i Paesi Bassi e del 100% per l’Italia. Gazprom ha anche registrato un incremento della domanda di gas in Asia a causa di ondate di freddo che hanno colpito il continente. Il mercato asiatico energetico non era pronto a gestire una tale richiesta e ciò lo ha portato a rivolgersi alla Russia. In totale, le esportazioni russe verso l’Europa e l’Asia sono aumentate a 19,5 miliardi di metri cubi. Si tratta del 46% in più rispetto al 2020. Solo nel mese di febbraio, per tre giorni consecutivi, l’Europa ha consumato oltre un miliardo di metri cubi di gas al giorno.

Stando alle previsioni di Gazprom, la domanda europea, per l’inverno del 2022, si aggirerà intorno ai 24 miliardi di metri cubi al giorno, quasi il 57,3% in più rispetto all’inverno del 2020.

Le stime di VYGON Consulting, una società russa di consulenza per lo sviluppo di combustibili ed energia, sono altrettanto positive per l’anno corrente. È stato rivelato che Gazprom, nel 2021, potrebbe aumentare le esportazioni di gas fino a 210 miliardi di metri cubi. Si tratterebbe del 17% in più rispetto al 2020 ma confermerebbe il trend del primo trimestre del 2021, quando Gazprom ha registrato un aumento del 30,7% degli export. Vale la pena menzionare anche l’analisi di mercato condotta da TeleTrade, un’agenzia di consulenza russa. Lo studio ha rivelato che l’incremento delle quotazioni di petrolio, grazie al nuovo accordo OPEC+, permetteranno all’azienda di innalzare il costo di gas a 200 dollari per mille metri cubi, rispetto ai 170 nel 2020. Questo garantirà alla società russa ampio margine di guadagno.

L’accordo OPEC+ sopracitato è quello raggiunto, il primo aprile, dai Paesi membri dell’Organizzazione, dove Russia e Arabia Saudita svolgono un ruolo leader. Durante il vertice è stato concordato che, nei mesi di maggio, giugno e luglio la produzione sarà incrementata, rispettivamente, di 250 000 bpd, 300.000 bpd e di 441.000 bpd. Il nuovo accordo è stato accolto con sorpresa poiché segna un cambio di rotta significativo da parte dei maggiori produttori di petrolio. Gli attori del mercato petrolifero ritenevano che, a causa dei nuovi lockdown in Europa e dei lunghi tempi di vaccinazione, l’OPEC+ non avrebbe mai considerato di incrementare l’output petrolifero.

L’Europa, tuttavia, non riceve approvvigionamento energetico solo dalla Russia. Tra gli altri Paesi esportatori di gas citati dall’agenzia di stampa russa RIA si attestano il Qatar, gli Stati Uniti, l’Algeria, la Norvegia e la Nigeria. I maggiori consumatori europei sono Germania, Gran Bretagna e Italia. Londra e Berlino si collocano al primo posto in virtù della presenza del gasdotto russo-tedesco Nord Stream I. Gli esperti hanno sottolineato che la richiesta europea di gas russo è così elevata per vari fattori. Il primo è sicuramente il prezzo, molto più competitivo rispetto all’alternativo gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli Stati Uniti. A rendere le forniture del GNL più complesse è la necessità di avere specifici terminal di stoccaggio, presenti in Italia, Gran Bretagna, Belgio e Paesi Bassi ma assenti in Germania. Il secondo fattore che ha svolto un ruolo chiave nell’incremento di export di Gazprom risiede nel fatto che la società russa può aumentare rapidamente la produzione e le forniture di gas giornaliere con molta più facilità rispetto ai suoi avversari.

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico,  viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Il primo progetto prese forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, costituirono la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, inaugurò il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. In un secondo momento, nell’ottobre 2012, la Russia valutò un ampliamento della cubatura di gas da trasportare in Europa, così si avviò il progetto Nord Stream 2. Ora in fase di completamento, la lunghezza prevista per il gasdotto è di 1.230 chilometri e il percorso che seguirà è analogo a quello del gasdotto Nord Stream 1. Il Nord Stream 2 attraverserà le zone economiche di 5 Paesi, quali Russia, Germania, Danimarca, Finlandia e Svezia e permetterà alla Russia di raddoppiare i volumi di gas trasportati, arrivando a 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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