Donbass: Kiev smentisce le accuse di Mosca su una presunta offensiva ucraina

Pubblicato il 12 aprile 2021 alle 16:07 in Russia Ucraina

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L’ufficio presidenziale di Kiev ha dichiarato, lunedì 12 aprile, che il Paese non programma di lanciare un’offensiva nel Donbass. “L’Ucraina non può attaccare il suo territorio e combattere contro il suo popolo”, ha dichiarato la portavoce del presidente, Yulia Mendel. Lo stesso 12 aprile, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha richiesto di tenere colloqui con l’omologo russo, Vladimir Putin, per discutere dell’escalation nell’area. Secondo quanto reso noto da Reuters, Mosca non ha ancora risposto alla proposta di Kiev.

L’Ucraina è intenzionata ad evitare a tutti i costi che il conflitto nell’area critica del Donbass si aggravi e sfoci in una guerra. È proprio per questo motivo che il Paese sta cercando di intavolare negoziati nel quadro del Formato Normandia, il quale include Germania, Russia, Ucraina e Francia. L’obiettivo è quello di concordare, in modo diplomatico, un cessate il fuoco duraturo tra Kiev e Mosca. Analoghe dichiarazioni sono state rilasciate da Zelensky dopo essersi recato nell’area, l’8 aprile, con il fine di analizzare la gravità della situazione.

Dal fronte ucraino è stata riferita la necessità di indire negoziati tra Kiev, Parigi e Berlino entro il 18 aprile. Nello specifico, il consigliere della delegazione ucraina nel Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT), Oleksiy Arestovich, ha suggerito le possibili date dell’incontro, sottolineando che, con molte probabilità, si svolgerà il 14 aprile. Tuttavia, la delegazione non si aspetta che il vertice possa in qualche modo cambiare la situazione. O meglio, tutto dipenderà dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), la quale svolge il ruolo di supervisore nel GCT. Se l’OCSE prenderà le parti dell’Ucraina e farà pressioni affinché la Russia rimuova le truppe lungo la linea di contatto, per Mosca sarà difficile perpetrare la sua politica aggressiva.

Il GCT è stato istituito, nel 2014, dall’allora presidente ucraino, Petro Poroshenko. Il Gruppo è formato da rappresentanti dell’Ucraina, della Russia e dell’OCSE per la risoluzione del conflitto nell’area del Donbass.

Dall’altra parte, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito “pericolosa” la situazione nella zona orientale dell’Ucraina perché il rischio che sfoci in una guerra civile è altissimo. La Russia ha ribadito di non voler prendere parte al conflitto poiché lo reputa “interno al Paese”.  

Le dichiarazioni di Mendel sono arrivate come risposta alle accuse russe. Nello specifico, tra il 10 e l’11 aprile, la situazione sulla linea di contato ha continuato a surriscaldarsi. La parte russa ha accusato l’Ucraina di aver avviato i preparativi per un’offensiva nel Donbass con lo scopo di riappropriarsi delle autoproclamante Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Dopo aver definito “false” le dichiarazioni di Mosca, il comandante dell’Esercito ucraino, Ruslan Chomcak, ha reso noto che la “liberazione” del Donbass non potrà mai avvenire attraverso coercizione perché porterebbe alla morte di numerosi civili e soldati.

La situazione nella regione è tornata ad essere critica dal 26 marzo 2021 , quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nella regione. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. Il giorno dopo, il 27 marzo,  le forze armate dell’Ucraina hanno bombardato l’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LRD). Successivamente, il 3 aprile, l’attacco di un drone ucraino nella DPR ha causato la morte di due civili, nello specifico di un bambino e di una donna. Secondo quanto riportato dai media locali, l’obiettivo delle forze armate ucraine sarebbe stata la zona residenziale nel villaggio di Aleksandrovsky, situato nel Donbass.

Il primo aprile, l’Ucraina ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Nei giorni precedenti, Mosca ha dispiegato massicce truppe armate al confine orientale con l’Ucraina. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche LRD e DPR, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. 

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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