Irlanda del Nord: alta tensione per la Brexit

Pubblicato il 10 aprile 2021 alle 9:57 in Irlanda del Nord UK

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Il 9 aprile, i lealisti filo-britannici dell’Irlanda del Nord hanno denunciato lo “spettacolare fallimento collettivo” nel comprendere le pericolose conseguenze delle rivolte sulla Brexit.

Il Loyalist Communities Council (LCC) ha ribadito le richieste: negoziare nuovi accordi di confine con la Repubblica d’Irlanda, rimanere membri dell’Unione Europea. Nonostante gli appelli alla calma arrivati da Londra, Dublino e Washington, l’8 aprile, i disordini notturni nelle aree filo-britanniche si sono diffusi ulteriormente verso le zone nazionaliste irlandesi di Belfast, dove la polizia ha risposto con cannoni ad acqua agli attacchi con molotov e pietre. Almeno 19 agenti e un cane poliziotto sono rimasti feriti, secondo quanto ha riferito la polizia. 

Gli scontri sono tra le peggiori violenze che si sono verificate negli ultimi anni in Irlanda del Nord e hanno sollevato preoccupazioni sulla sostenibilità dei fragili equilibri che hanno mantenuto la pace negli ultimi due decenni. La LCC, che afferma di parlare per i gruppi paramilitari dell’Ulster Volunteer Force, Red Hand Commando e Ulster Defense Association, ha dichiarato di non essere coinvolta nelle violenze e ha chiesto la calma. I paramilitari lealisti erano tra i gruppi che avevano deposto le armi negli anni che seguirono l’Accordo del Venerdì Santo, a partire dal 1998.

Tuttavia, la LCC ha affermato che la rabbia delle piazze, oggi, è stata fraintesa. “C’è stato uno spettacolare fallimento collettivo nel comprendere adeguatamente la portata e la natura della rabbia unionista e lealista”, ha affermato. “Abbiamo ripetutamente sollecitato il governo di Sua maestà, i leader politici e le istituzioni a prendere sul serio i nostri avvertimenti sulle pericolose conseguenze dell’imposizione di questo confine duro su di noi e sulla necessità di un dialogo serio per risolvere le questioni. Ribadiamo quel messaggio ora”, ha riferito la LCC nella sua dichiarazione. 

A tale proposito, già il 3 marzo, i gruppi paramilitari lealisti dell’Irlanda del Nord avevano comunicato al primo ministro britannico, Boris Johnson, di aver temporaneamente ritirato il sostegno all’accordo di pace del Venerdì Santo del 1998, a causa delle crescenti preoccupazioni relative all’accordo sulla Brexit. Nonostante avessero promesso un’opposizione “pacifica e democratica”, un avvertimento di questo tipo aveva causato un forte aumento della pressione su Johnson, sulla sua controparte irlandese, Micheal Martin, e sull’UE. 

L’accordo di pace del 1998, noto anche come accordo di Belfast, ha messo fine a tre decenni di violenza tra nazionalisti a maggioranza cattolica, a favore di un’Irlanda unita e gli unionisti protestanti, o lealisti, che volevano che l’Irlanda del Nord rimanesse parte del Regno Unito. I paramilitari lealisti, tra cui l’Ulster Volunteer Force, l’Ulster Defense Association e il Red Hand Commando, si sono detti preoccupati per l’interruzione del commercio tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, a causa dell’accordo sulla Brexit.

“Per favore, non sottovalutate la forza dei sentimenti su questo tema in tutta la famiglia unionista”, aveva riferito la lettera. “Se voi o l’UE non siete pronti a onorare la totalità dell’accordo, allora sarete responsabili della distruzione permanente dell’accordo”, continuava il testo. La missiva aggiungeva che i gruppi non sarebbero tornati a rispettare l’accordo fino a quando i loro diritti non fossero stati ripristinati e il protocollo dell’Irlanda del Nord non fosse stato modificato per garantire il commercio senza restrizioni tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito.

Successivamente, nuove agitazioni sono scoppiate il 2 aprile e uno degli incidenti più pericolosi è avvenuto nella serata di mercoledì 7 aprile, quando un autobus di linea è stato preso d’assalto e incendiato a Belfast. Il mezzo sarebbe stato attaccato in un’area che divide le comunità nazionaliste da quelle unioniste. Diversi agenti di polizia sono stati poi colpiti da lanci di pietre, un fotoreporter è stato aggredito e ferito, copertoni e cestini della spazzatura sono stati dati alle fiamme.

Le proteste sono state lanciate da alcuni gruppi radicali unionisti indignati per la decisione della polizia locale di non procedere penalmente contro centinaia di attivisti repubblicani e membri del partito Sinn Fein accusati di aver violato le regole anti-Covid durante il funerale di uno storico ex esponente di spicco dell’Ira, Bobby Storey, nel giugno 2020. L’episodio è tornato alla ribalta dopo che una settimana fa, il primo aprile, diversi partiti nordirlandesi avevano condannato Sinn Fein e chiesto le dimissioni del vice primo ministro, Michelle O’Neill, e del ministro delle Finanze, Conor Murphy. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione

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