Cina: trivellazioni nel Mar cinese Meridionale

Pubblicato il 10 aprile 2021 alle 7:00 in Asia Cina

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La Cina ha condotto perforazioni nel Mar cinese Meridionale utilizzando il sistema di trivellazione “Hainiu 2”, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, l’8aprile. Le operazioni potrebbero contribuire a rispondere alle necessità di esplorazione di risorse di idrato di metano-II.

Intorno alle 23:00, ora locale del 7 aprile, l’Università delle scienze e della tecnologia di Hunan ha guidato un’operazione di ricerca in acque alte più di 2.000 metri, compiendo una perforazione di 231 metri sotto il livello del fondale marino.

Al momento, l’impianto di trivellazione Hainiu 2 è il solo al mondo ad aver raggiunto una capacità di perforazione superiore ai 200 metri. L’apparecchiatura ha un’altezza di 7,6 metri, una circonferenza di 10 metri e un peso di 12 tonnellate, che sott’acqua diventano 10. Al momento, Hainiu 2 è la strumentazione di ricerca geologica e di esplorazione sottomarina più pesante della Cina.

Xinhua non ha rivelato il luogo esatto in cui sono state eseguite le ultime perforazioni ma, come sottolineato da esperti citati da South China Morning Post, vi sarebbero soltanto alcune aree a Nord-Ovest e a Sud del Mar cinese Meridionale in cui le acque sarebbero profonde 2.000 metri. Inoltre, le ultime operazioni sarebbero state condotte per finalità di ricerca anziché per questioni di esplorazione energetica. Secondo gli esperti, la Cina ha compiuto grandi progressi nel settore delle tecnologie di esplorazione di petrolio e gas in acque profonde e può condurre operazioni in modo indipendente.

Il Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

I fondali di tali acque sono ricchi di risorse energetiche sebbene non vi sia una stima riconosciuta. Secondo l’Amministrazione dell’informazione e dell’energia degli Stati Uniti, nei fondali del Mar Cinese Meridionale vi sarebbe petrolio per 11 miliardi di barili e gas naturale per oltre 5 trilioni di metri cubi. Gran parte delle riserve energetiche in questione si troverebbe lungo i margini del bacino e non nei fondali delle isole contese tra i vari Paesi.

Nel 2014, le esplorazioni energetiche della China National Offshore Oil Corp (CNOOC) nei pressi delle isole Paracelso, nel Mar cinese Meridionale, avevano scaturito proteste in Vietnam. In particolare, la CNOOC aveva collocato in tale area una piattaforma petrolifera che era stata poi costretta a spostare.  Lo scorso 14 gennaio, gli USA avevano imposto sanzioni sulla CNOOC sostenendo che l’azienda abbia aiutato Pechino ad intimidire altri Paesi nel Mar cinese Meridionale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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