Yemen- Arabia Saudita: le tensioni continuano

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 9:50 in Arabia Saudita Yemen

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Le milizie di ribelli sciiti Houthi hanno riferito di aver colpito l’aeroporto di Jizan, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Nel frattempo, la regione yemenita di Ma’rib continua ad assistere a violente tensioni.

In particolare, l’8 aprile, il gruppo sciita ha dichiarato di aver lanciato droni, carichi di esplosivo, contro le postazioni destinate agli aerei da guerra nell’aeroporto saudita di Jizan, in risposta al perdurante assedio e aggressione della coalizione internazionale guidata da Riad, impegnata in Yemen a sostegno del governo legittimo, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. L’attacco, ha precisato il portavoce degli Houthi, Yahya Sarea, è stato “accurato”. Da parte sua, la coalizione ha annunciato, nella sera dell’8 aprile, che le proprie forze sono state in grado di intercettare e distruggere un drone esplosivo lanciato dai ribelli Houthi verso l’aeroporto di Jizan. Al contempo, la coalizione ha riferito di aver adottato tutte le misure operative necessarie a salvaguardare la vita dei civili, nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Ad ogni modo, quanto perpetrato dagli Houthi rappresenta un crimine di guerra.

Episodi come quello dell’8 aprile sono divenuti frequenti nelle ultime settimane. Due giorni prima, il 6 aprile, era stato un altro obiettivo saudita, Khamis Mushait, ad essere preso di mira da droni lanciati dal gruppo sciita. Secondo alcuni, il comportamento dei ribelli rappresenta una risposta alle perdite da loro subite sui fronti yemeniti. In realtà, sin dall’intervento della coalizione guidata da Riad, risalente al 26 marzo 2015, l’Arabia Saudita, e soprattutto la regione meridionale, è divenuta, per gli Houthi, un obiettivo legittimo da colpire. Parallelamente, i ribelli hanno più volte colpito obiettivi energetici, nel quadro di azioni che, secondo il Regno prendono di mira non solo l’Arabia Saudita, ma anche la sicurezza e la stabilità degli approvvigionamenti energetici mondiali e, di conseguenza, l’economia globale.

La risposta degli Houthi alla “aggressione” saudita si è intensificata in concomitanza con la ripresa di una violenta offensiva presso Ma’rib, una regione yemenita situata a circa 120 km a Est di Sana’a, che gli Houthi cercano di conquistare sin dal mese di gennaio 2020, ma dove le tensioni si sono particolarmente acuite dal 7 febbraio scorso. Diversi analisti ritengono che Ma’rib costituisca la regione che determinerà le sorti del conflitto yemenita mentre altri la considerano una carta vincente su cui i ribelli non sono disposti a cedere, in quanto potrebbe rappresentare un punto su cui far leva al tavolo dei negoziati di pace. Ad ogni modo, ciò che desta preoccupazione a livello internazionale è il peggioramento della situazione umanitaria per circa un milione di sfollati yemeniti. Secondo un funzionario del governo yemenita, nel corso degli ultimi 15 mesi, 27 campi profughi sono stati chiusi a seguito dei ripetuti attacchi e bombardamenti perpetrati dal gruppo sciita, mentre 2.671 famiglie sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni nel corso del 2020.

Tra gli ultimi sviluppi sul campo, l’8 aprile, le forze dell’esercito filogovernativo hanno riferito di aver preso il controllo di diverse postazioni nel governatorato di Ma’rib, dopo aver lanciato un violento attacco contro le milizie sciite. Le battaglie hanno interessato, in particolare, il fronte di al-Kasara, nell’Ovest della regione, e, oltre all’esercito yemenita e alla coalizione a guida saudita, vi hanno preso parte anche gruppi di resistenza locali. Fonti militari hanno affermato che sono decine i combattenti Houthi rimasti feriti o uccisi. I ribelli, dal canto loro, hanno intensificato i bombardamenti contro la città di Marib, il centro del governatorato omonimo, lanciando missili balistici e droni su aree popolate e campi profughi.

L’offensiva di Ma’rib e i crescenti attacchi contro obiettivi sauditi hanno spinto attori regionali e internazionali a mobilitarsi per promuovere una risoluzione politica del conflitto in Yemen. L’Arabia Saudita, da parte sua, il 22 marzo ha proposto un’iniziativa di pace che prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due fazioni in guerra. Gli Houthi hanno espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non abbiano mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo ribelle si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo a Sana’a e Hodeidah.

La guerra civile in Yemen, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, ha avuto inizio quando gli Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, i ribelli hanno effettuato un colpo di Stato che ha consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, scatenando la risposta delle forze governative nei mesi successivi e il conseguente intervento della coalizione guidata da Riad, il 26 marzo 2015.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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