Sahara Occidentale: nuove tensioni tra Marocco e il Fronte Polisario

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 12:37 in Marocco Sahara Occidentale

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Le forze armate del Marocco hanno causato la morte di un capo di polizia del Fronte Polisario, a seguito di un’operazione volta a frenare l’intervento del gruppo separatista nella zona cuscinetto.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Arab, l’8 aprile, con riferimento a un’operazione condotta dalle forze marocchine il giorno precedente, il 7 aprile. La vittima uccisa è Addah Bendir, comandante della Gendarmeria, che, secondo fonti mediatiche del Fronte Polisario, era in missione militare nella zona liberata di Rouss Irni, a Tifariti, situata nel Nord del territorio controllato dal movimento separatista sostenuto dall’Algeria. Tuttavia, non sono state chiarite le dinamiche che hanno provocato la morte del comandante, considerato la “mano dell’intelligence”, entrato a far parte del Fronte Polisario nel 1978.

Rapporti non confermati affermano che Bendir è stato colpito da un drone nel corso di un raid perpetrato dalle forze marocchine nella regione di Touizgui, dopo che il capo della polizia aveva provato ad infiltrarsi, insieme ad altri uomini armati del Fronte nella zona cuscinetto, presso Akdim al-Shahm. Organi di stampa marocchini non specializzati in affari militari hanno affermato che Bendir è stato ucciso in un’operazione condotta dall’esercito marocchino “a Est del muro di sabbia”.

Parallelamente, “Far-Maroc”, una pagina non ufficiale delle forze armate marocchine su Facebook, sulla base di fonti proprie, ha riferito che, dopo un’attenta operazione di intelligence e milite, le forze armate reali hanno monitorato e rintracciato movimenti sospetti all’interno della zona cuscinetto, dove membri del Fronte Polisario, tra cui leader e personalità di spicco, hanno provato ad infiltrarsi. L’operazione delle forze marocchine, è stato specificato, è stata mirata e ha provocato la morte di diversi uomini del movimento separatista. In tale quadro, Mustafa Walid Sidi, ex funzionario della sicurezza del Polisario, ha confermato che un altro leader del Fronte, Ibrahim Ghali, è sopravvissuto al bombardamento, mentre un membro, incaricato alla comunicazione, è rimasto gravemente ferito.

Stando a quanto riportato da al-Arab, è la prima volta che il Marocco ha impiegato un drone in un’operazione nella contesa regione del Sahara Occidentale, una vasta area desertica, con una superficie pari a circa 266.000 chilometri quadrati, il cui stato è oggetto di frizione tra Rabat e il Fronte Polisario. In particolare, afferma al-Arab, la prima controlla circa l’80% della regione a Ovest, mentre il movimento separatista detiene il controllo di quasi il 20% dei territori a Est. Le aree di influenza di ciascuna parte sono separate da un muro di sabbia e da una cosiddetta “zona cuscinetto”, posta sotto il controllo dei caschi blu delle Nazioni Unite. Secondo alcuni esperti, l’utilizzo di droni e tecnologia avanzata da parte delle forze marocchine potrebbe consentire al Regno di assumere il controllo della regione in futuro.

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Inoltre, nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale.

Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu MINURSO.

Si prevede che il dossier sul Sahara Occidentale sarà oggetto di discussione dei prossimi meeting di aprile del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che dovrà tenere conto della normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele e del riconoscimento della sovranità marocchina sulla regione da parte di Washington.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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