La Colombia chiede all’UE “maggiori pressioni” contro il governo di Maduro

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 16:51 in Colombia Venezuela

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Il presidente della Colombia, Iván Duque, ha chiesto, mercoledì 7 aprile, all’Unione Europea di esercitare “maggiori pressioni” sul Governo del presidente venezuelano, Nicolás Maduro, sostenendo che sia “chiaramente la dittatura più brutale che l’America Latina abbia mai visto nella sua storia recente”.

Il presidente colombiano ha espresso la sua richiesta durante un’intervista pubblicata dal quotidiano El Mundo e ha insistito sulla necessità di “ripristinare la democrazia” nel Paese vicino. “Bruxelles deve dare il suo contributo affinché ci sia finalmente una democrazia in Venezuela”, ha riferito Duque. Il capo di Stato colombiano ha poi denunciato la “collusione permanente e la protezione che Nicolás Maduro offre ai gruppi terroristici e ai trafficanti di droga nel suo territorio”.

Da parte sua, Diosdado Cabello Rondón, il vicepresidente del Partito socialista unito del Venezuela (PSUV) di Maduro, ha minacciato il Governo colombiano e ha dichiarato che quest’ultimo avrebbe intenzione di attaccare il Venezuela. “Commetteranno un errore, perché se mai avremo una guerra con la Colombia, la faremo nel loro territorio”, ha sottolineato Cabello. Il vicepresidente venezuelano ha poi accusato il Governo Duque di aver pianificato diverse strategie terroristiche con il supporto degli Stati Uniti con lo scopo di destabilizzare il suo Paese e far cadere così Maduro e i membri del suo Governo. “Noi difenderemo la nostra nazione, ma questa guerra non avrà luogo da noi“, ha ribadito Cabello durante la messa in onda del programma televisivo “Con el Mazo Dando”.

Il funzionario del Venezuela ha poi approfittato del momento per parlare del conflitto che, dal 21 marzo, è in atto tra le forze armate del suo Paese e alcuni gruppi di dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), nello Stato di Apure, lungo il confine condiviso tra le due nazioni, e ha assicurato che questo è frutto del piano strategico del Governo colombiano per “esportare la guerra” in Venezuela. Il ministro della Difesa del Paese, il generale Vladimir Padrino López, aveva riferito che tali attacchi avevano provocato l’arresto di 32 persone, la distruzione di 6 campi e il sequestro di armi da fuoco.

Diversi enti internazionali umanitari avevano dichiarato, il 25 marzo, che le tensioni al confine tra Colombia e Venezuela si stavano intensificando tanto da spingere milioni di persone a lasciare il proprio Paese con lo scopo di trovare rifugio nelle vicine comunità colombiane. Ad oggi, circa 6 milioni di venezuelani si sono trasferiti al Nord-Est della Colombia in cerca di protezione e maggiore sicurezza. Secondo Duque, “la distruzione sociale, l’ignominia e tutto ciò che riguarda l’annientamento dell’apparato produttivo in Venezuela” sono la causa dell’esplosione di questa crisi migratoria che è una delle più grandi del mondo e, per quanto la Colombia abbia affrontato questa questione con un senso “umanitario e fraterno”, non può essere in grado di gestirla senza ulteriori aiuti finanziari da parte della comunità internazionale.

La Colombia e il Venezuela condividono circa 2.200 chilometri di confine e hanno interrotto le relazioni diplomatiche a partire dal 23 febbraio 2019, in conseguenza della decisione di Maduro di espellere i diplomatici colombiani. Da parte sua, Duque ha dichiarato di non riconoscere Maduro come capo di Stato legittimo del Venezuela e ha annunciato di supportare invece Juan Guaidó, leader dell’opposizione venezuelana.

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Ludovica Tagliaferri

 

di Redazione

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