Italia-Turchia: crisi diplomatica “a causa di una sedia”

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 8:37 in Italia Turchia

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La Turchia ha convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani, dopo che il primo ministro dell’Italia, Mario Draghi, ha definito il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, un “dittatore”. Nel riportare la notizia, al-Jazeera ha parlato di “crisi diplomatica provocata da una sedia”.

La vicenda ha avuto inizio il 6 aprile, quando i massimi funzionari dell’Unione Europea si sono recati in visita ad Ankara per incontrare il presidente turco e testare la sua effettiva disponibilità a migliorare le relazioni con il blocco. Alla guida del tour vi erano la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il capo del Consiglio europeo, Charles Michel. All’inizio del meeting, però, la presidente Von der Leyen si è ritrovata senza un posto dove sedersi, in quanto le uniche due sedie disponibili erano state occupate da Michel ed Erdogan. Ankara, pertanto, è stata accusata di non aver rispettato il protocollo, costringendo la presidente a sedersi su un divano. L’incidente ha ottenuto ampia eco nella stampa internazionale, dove sono state messe in luce questioni quali il sessismo nei confronti di leader donne o il trattamento dei capi delle istituzioni europee da parte delle autorità straniere.

La vicenda è stata poi commentata, l’8 aprile, dal premier italiano, Mario Draghi, il quale ha affermato di non condividere il comportamento, non “appropriato” del presidente turco. “Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dovuto subire”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, aggiungendo: “Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio”.

A seguito delle parole di Draghi, il Ministero degli esteri turco ha convocato l’ambasciatore italiano ad Ankara per esprimere il proprio disappunto. In particolare, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha condannato con forza le affermazioni del primo ministro italiano riguardanti il presidente Erdogan e la “inaccettabile retorica populista”. “Respingiamo al mittente queste affermazioni brutte e incontrollate”, ha poi dichiarato su Twitter il capo della diplomazia di Ankara. In precedenza, l’8 aprile stesso, era stato lo stesso Cavusoglu a riferire alla stampa che, in realtà, il protocollo era stato rispettato, e che i funzionari turchi e dell’UE si erano incontrati prima della visita e “le loro richieste erano state soddisfatte”. In particolare, a detta del ministro turco, la disposizione dei posti a sedere era stata stabilita dallo staff europeo. Pertanto, le accuse rivolte contro Ankara sono da considerarsi ingiuste. “La Turchia è un Paese con radici profonde, e questa non è la prima volta che riceviamo leader stranieri a tutti i livelli” ha aggiunto Cavusoglu, evidenziando come gli incontri nel proprio Paese si sono sempre svolti nel rispetto dei protocolli internazionali e dei principi alla base della “ospitalità turca”. 

Il portavoce del partito Partito della Giustizia e dello Sviluppo, Omer Celik, ha condannato le parole di Draghi, affermando: “La dittatura e il fascismo non sono concetti che appartengono alla nostra cultura. Chi ha dimenticato la propria storia non dovrebbe cercare di descrivere gli altri”. “La Turchia è un Paese diplomatico e ha l’abitudine di agire con rispetto con tutti, e il primo ministro italiano deve impararlo”, ha infine aggiunto Celik. Dichiarazioni simili sono giunte anche dal portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, il quale ha definito le parole di Draghi “impudenti” e “infondate”. Il direttore dell’ufficio comunicazioni della Turchia, Fahrettin Altun, ha poi affermato che nel descrivere Erdogan come un dittatore, il premier italiano ha “superato i limiti”. Il capo di Stato turco, ha affermato Altun, è stato votato dal 52% della popolazione turca e coloro che stanno “cercando il dittatore dovrebbero guardare alla storia dell’Italia”. Per Altun, lo stile delle dichiarazioni di Draghi non è in linea con quanto si definisce diplomazia.

Sul fronte europeo, commenti sulla vicenda sono giunti dal portavoce dell’esecutivo Ue, Eric Mamer, il quale ha dichiarato che i “presidenti della Commissione e del Consiglio europeo sono trattati nello stesso modo”. A detta di Mamer, inoltre, von der Leyen avrebbe deciso, dopo essersi accorta della mancanza di una sedia, di non creare problemi, preferendo di iniziare a discutere con gli interlocutori di questioni come i diritti delle donne e la Convenzione di Istanbul, il trattato del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne da cui Ankara si è ritirata il 20 marzo scorso. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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