Iran: liberata petroliera sud-coreana sequestrata il 4 gennaio

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 10:53 in Corea del Sud Iran

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Il Ministero degli Affari Esteri della Corea del Sud ha reso noto, il 9 aprile, che l’Iran ha rilasciato la petroliera battente bandiera Sud-coreana Hankuk Chemi, sequestrata dalle autorità locali il 4 gennaio scorso.

Alle 06:00, ora locale, del 9 aprile, il capitano e dodici membri dell’equipaggio hanno lasciato l’Iran. Il Ministero degli Affari Esteri della corea del Sud ha confermato che le tredici persone stanno bene e che la nave è in buone condizioni.

Il 4 gennaio scorso, le Guardie della Rivoluzione Islamica di Teheran avevano bloccato la petroliera battente bandiera Sud-coreana Hankuk Chemi, che era partita dall’Arabia Saudita e trasportava 7.200 tonnellate di etanolo, nelle acque del Golfo Persico, adducendo come motivazione “ripetute violazioni delle leggi ambientali marittime” e sostenendo che i fatti fossero avvenuti mentre la nave stava virando in acque territoriali iraniane. L’imbarcazione era stata quindi portata al porto iraniano di Bandar Abbas. Al tempo, a bordo dell’imbarcazione, vi erano venti persone, di cui cinque Sud-coreane e altre di nazionalità indonesiana, vietnamita e birmana.  Il successivo 2 febbraio, l’Iran aveva deciso di liberare su base umanitaria i marinai a bordo, facendo restare in Iran solamente il capitano, tuttavia parte dell’equipaggio era rimasta nel Paese mediorientale.

Dal sequestro, il governo di Teheran e quello di Seoul hanno intrattenuto più round di dialoghi che hanno affrontato anche la questione relativa a 7 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in Corea del Sud, a causa delle sanzioni statunitensi.

La Corea del Sud aveva ritenuto che la vera motivazione dietro al sequestro fossero proprio i 7 miliardi di dollari di fondi iraniani bloccati nelle sue banche, nonostante l’Iran abbia sempre negato tale versione dei fatti. Prima del ripristino delle sanzioni di Washington su Teheran, la Corea del Sud esportava beni in Iran per circa 4 miliardi di dollari l’anno, mentre importava prodotti iraniani per 8 miliardi di dollari, derivanti soprattutto dal settore petrolifero. A tal proposito, la Corea del Sud aveva annunciato di aver concordato un modo per sbloccare i fondi iraniani ma che ciò sarebbe dipeso dall’approvazione di Washington. A tal proposito, il segretario di stato degli USA, Anthony Blinken, aveva dichiarato che gli USA si sarebbero opposti alla mossa, a meno che Teheran fosse tornata a rispettare i limiti al proprio sviluppo nucleare.

Il 14 luglio 2015, l’Iran, la Cina, la Francia, la Russia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Germania e l’Unione europea avevano firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche noto come accordo sul nucleare iraniano. L’intesa aveva previsto, tra le altre cose, limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravano su Teheran.  Tuttavia, l’8 maggio 2018, l’ex-presidente statunitense, Donald Trump, aveva ritirato il proprio Paese dal JCPOA e aveva reimposto sanzioni sull’Iran, ritenendo che il Paese non avesse rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. Teheran aveva quindi violato più disposizioni del JCPOA e, il 4 gennaio scorso, ha ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow. Al momento, sono in corso a Vienna negoziati indiretti per far tornare USA e Iran all’accordo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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