Elezioni in Gibuti: il presidente cerca il quinto mandato

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 19:24 in Africa Gibuti

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In Gibuti sono iniziate le votazioni per la nomina del presidente, venerdì 9 aprile. Lo storico capo di Stato, Ismail Omar Guelleh, che governa la piccola nazione africana da 22 anni, è in corsa per ottenere un quinto mandato quasi assicurato. 

Circa 215.000 cittadini si sono registrati per votare. Guelleh, 73 anni, ha come unico sfidante il 56enne Zakaria Ismail Farah, un uomo d’affari da poco entrato nella politica. Tutti i principali partiti di opposizione del Paese si sono tirati fuori dalla competizione, boicottando il voto e rifiutandosi di partecipare. I seggi, aperti dalle 6:00, si chiuderanno alle 19:00, ora locale. I risultati sono attesi in serata.

Gli osservatori elettorali nella capitale hanno affermato che le votazioni si stavano svolgendo senza intoppi e che l’organizzazione era adeguata. “Sta andando tutto bene”, ha riferito ad Al-Jazeera Mounir El Fassi, un osservatore della missione della Lega Araba che stava controllando un seggio elettorale di Gibuti City. Nella capitale, risiede la maggior parte dei circa 980.000 abitanti del Paese e quasi 530 seggi elettorali sono stati aperti per le ultime elezioni.

Guelleh, che ha ottenuto almeno il 75% dei voti in ogni elezione presidenziale affrontata, ha tenuto il suo ultimo comizio prima del voto mercoledì 7 aprile, esortando gli elettori a presentarsi in gran numero. Sotto la sua presidenza, il Paese ha sfruttato molto il suo vantaggio geografico, investendo soprattutto in porti e infrastrutture logistiche. Nel 2018, nel tentativo di diventare un vero hub commerciale nella regione, il governo del Gibuti ha avviato la prima fase della creazione di quella che è destinata a diventare la più grande zona di libero scambio dell’Africa, finanziata dalla Cina. La nazione del Corno d’Africa è particolarmente attraente per gli investitori stranieri essendo posizionata su una delle rotte commerciali più trafficate al mondo, all’incrocio tra l’Africa e la penisola arabica. 

Collocato vicino alla Somalia e di fronte allo Yemen, il Gibuti è rimasto uno dei pochi Paesi stabili in un contesto altamente instabile. Anche questo fattore ha attirato un gran numero di potenze militari straniere come Francia, Stati Uniti e Cina, che possiedono sul territorio loro basi. Tuttavia, a livello interno, il Paese ha gradualmente assistito ad una crescente erosione delle libertà di stampa e ad un giro di vite sul dissenso. Guelleh e i suoi seguaci controllano la nazione con il pugno di ferro dal 1999. Una rara ondata di proteste nel 2020, guidata dall’opposizione, è stata brutalmente repressa.

Qualora Guelleh dovesse ottenere questo quinto mandato, probabilmente si tratterà dell’ultimo, dal momento che una riforma costituzionale del 2010 ha introdotto il limite di età di 75 anni per la candidatura a presidente. Ciò lo dovrebbe escludere dalle future elezioni.

L’economia del paese è diminuita dell’1% nel 2020, ma secondo il Fondo monetario internazionale dovrebbe crescere del 7% quest’anno. Il prodotto interno lordo pro capite del Gibuti è di circa $ 3.500, il più alto in gran parte dell’Africa sub-sahariana, ma circa il 20% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e il 26% è disoccupato, secondo i dati della Banca Mondiale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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