Afghanistan: doppio attacco dei talebani a Herat

Pubblicato il 9 aprile 2021 alle 17:41 in Afghanistan Asia

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Nove membri della polizia di frontiera afghana sono rimasti uccisi in attacchi condotti dai talebani contro due avamposti nei distretti di Kohsan e Ghorian, nella provincia di Herat. L’offensiva è avvenuta nella notte tra giovedì 9 e venerdì 10 aprile. I due distretti si trovano vicino al confine con l’Iran e, in seguito agli scontri, sono caduti nelle mani dei talebani, secondo quanto reso noto da Tolo News. Fonti locali avrebbero altresì riferito che almeno 15 membri delle forze di frontiera sarebbero stati presi in ostaggio dai talebani dopo gli attacchi. I funzionari locali hanno rifiutato di commentare i due incidenti.

Nel frattempo, giovedì sera, 6 bambini di una famiglia afghana sono rimasti feriti nell’esplosione di ordigni magnetici nella città di Mazar-e-Sharif, nella provincia di Balkh. Lo ha reso noto il portavoce della polizia provinciale, Adil Shah Adil, specificando che la bomba avrebbe avuto come obiettivo un veicolo appartenente a un membro anziano della tribù della provincia.

Nel Paese, gli attacchi dei talebani e le offensive delle forze di sicurezza afghane si verificano su base quotidiana. Pochi giorni fa, il 5 aprile, almeno 37 membri del gruppo sono stati uccisi e altri 28 sono rimasti feriti nelle operazioni delle forze afghane, con supporto aereo degli alleati, nei distretti di Arghandab e Zherai, nella provincia di Kandahar. La notizia è stata riferita dal Ministero della Difesa (MoD) di Kabul. L’esercito afghano ha sequestrato 90 motociclette durante l’operazione e ha anche distrutto “una grande quantità di armi” dei talebani, mentre sgomberavano un villaggio noto come “Tabeen”, situato nei pressi di Arghandab. I talebani, da parte loro, non hanno commentato l’operazione. Già il 4 aprile, i funzionari locali di Kandahar avevano riferito che l’Arghandab era stato riconquistato a seguito di un’operazione delle forze di sicurezza. Alcune parti del distretto sono state conquistate e controllate dai talebani negli ultimi mesi e la situazione nell’area, nonostante la risposta dell’esercito, rimane tesa.

Il livello delle violenze in Afghanistan resta alto nonostante le iniziative di pace. A Doha, in Qatar, sono in corso nuovi sforzi diplomatici per fissare una data per la conferenza internazionale sull’Afghanistan che si terrà in Turchia. Le parti coinvolte devono ancora raggiungere un accordo sull’orario e sull’agenda dell’evento. Una data possibile potrebbe essere il 16 aprile.

Per quanto riguarda invece la posizione dei Paesi coinvolti nel conflitto, il 23 marzo, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, aveva dichiarato che nessuna decisione definitiva era stata presa in merito al futuro delle truppe straniere in Afghanistan. Tale dichiarazione faceva riferimento al fatto che continua ad avvicinarsi la scadenza di maggio, quando si prevede che le forze americane si ritireranno. Il ritorno a casa delle truppe USA era stato concordato dall’amministrazione guidata da Donald Trump nello “storico” accordo di pace con i talebani, firmato a Doha il 29 febbraio 2020. 

L’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua complessa storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica nel Paese, durato dal 1979 al 1989, i talebani guadagnarono il controllo di buona parte del territorio, intorno al 1998, in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. In tale contesto, la nuova amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, il 29 gennaio, ha affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, alla luce del quadro instabile nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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