USA, Canada, Lituania, Polonia e Regno Unito discutono di Ucraina

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 15:14 in Europa USA e Canada Ucraina

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La vicesegretaria alla Difesa degli Stati Uniti, Amanda Dory, ha preso parte, giovedì 8 aprile, a un incontro virtuale con colleghi provenienti da Canada, Lituania, Polonia e Regno Unito, per discutere della crisi in Ucraina.

L’ufficio stampa del Pentagono, a margine del vertice, ha riferito che tutte le parti ribadiscono il sostegno alla sovranità territoriale di Kiev sui territori della Donbass e della Crimea. I rappresentanti di USA, Canada, Lituania, Polonia e Regno Unito hanno altresì sottolineato il loro impegno a fornire addestramento militare per rafforzare le capacità dell’Esercito ucraino al fine di preservare lo status della nazione e di continuare verso l’obiettivo di interoperabilità militare NATO-Kiev.

Inoltre, i funzionari presenti al vertice dell’8 aprile hanno anche mosso forti critiche a Mosca. Quest’ultima è stata accusata di accrescere l’escalation nel Donbass. Secondo quanto affermato, l’8 aprile, dall’ufficio stampa USA, le azioni “destabilizzanti” della Russia sarebbero svolte con l’obiettivo di colpire l’allentamento delle tensioni. Quest’ultimo era stato concordato, il 27 luglio 2020, da Ucraina e Russia in un vertice sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (OCSE). Dal canto suo, il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha negato le accuse e, al contrario ha affermato che l’Ucraina avrebbe usato il pretesto dell’aggravamento della situazione nell’Est del Paese per istigare Mosca.

Dal primo aprile, svariati Paesi occidentali hanno espresso preoccupazione per l’aggravamento della situazione nel Donbass, soprattutto a seguito delle dichiarazioni dell’Ucraina. Quest’ultima ha più volte denunciato il rafforzamento delle truppe russe lungo il confine con la zona calda, citando la regione di Rostov. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato, lo stesso giorno, che l’incremento di truppe russe sulla linea di contatto è stata una mossa di difesa per garantire la “sicurezza del Paese”. In aggiunta, il portavoce ha ribadito che “la Russia non ha preso e non prenderà parte al conflitto armato sul territorio dell’Ucraina”. Ha spiegato che la disputa è esclusivamente interna a Kiev e che la Russia non ha intenzione di “infiammare la guerra civile” e portare a un’escalation della crisi.

La tensione nella regione è tornata a salire a partire dal 26 marzo 2021 , quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nel Donbass. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. Il giorno dopo, il 27 marzo,  le forze armate dell’Ucraina hanno bombardato l’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LRD). Successivamente, il 3 aprile, l’attacco di un drone ucraino nella DPR ha causato la morte di due civili, nello specifico di un bambino e di una donna. Secondo quanto riportato dai media locali, l’obiettivo delle forze armate ucraine sarebbe stata la zona residenziale nel villaggio di Aleksandrovsky, situato nel Donbass.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiedevano la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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