Stretto di Taiwan: sale la tensione tra Pechino e Washington

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 10:03 in Cina Taiwan USA e Canada

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L’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina, il 7 aprile, ha reso noto che il cacciatorpediniere statunitense USS John S. McCain ha attraversato lo Stretto di Taiwan. Nella stessa giornata, Washington ha poi ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia” di fronte alle pressioni di Pechino sull’isola. Intanto, l’8 aprile, aerei dell’EPL hanno continuato ad entrare nella zona di identificazione di difesa aerea di Taiwan, dopo aver eseguito 15 incursioni diverse il giorno prima.

Il portavoce del comando orientale dell’EPL, il colonnello Zhang Chunhui, ha affermato che il cacciatorpediniere di Washington è stato seguito e osservato dal comando orientale dell’EPL durante tutto il suo tragitto nelle acque che dividono la Cina continentale dall’isola di Taiwan. Secondo quanto dichiarato dal portavoce, il passaggio dell’imbarcazione statunitense avrebbe inviato segnali “erronei” alle forze indipendentiste taiwanesi, danneggiando volontariamente lo status quo dell’area e mettendo in pericolo la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan. Zhang ha quindi ribadito l’opposizione cinese a tali operazioni e ha assicurato che le truppe del comando orientale dell’EPL controlleranno la situazione e risponderanno prontamente a minacce e provocazioni.

Parallelamente al passaggio della USS John McCain nello Stretto di Taiwan, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, ha dichiarato che il sostegno statunitense per Taiwan è “solido come una roccia”. Price ha affermato che gli USA stanno osservando e sono preoccupati per le azioni “coercitive” della Cina continentale nei confronti dell’isola asiatica. Il portavoce ha quindi ricordato che, in base al Taiwan relations act del primo gennaio 1979, gli USA hanno ancora la capacità di contrastare qualsiasi forza armata o azione coercitiva che metta in pericolo la sicurezza, la società e l’economia di Taiwan. In tale data, Washington aveva scelto di riconoscere il governo di Pechino, ovvero la Repubblica Popolare Cinese, e non quello di Taiwan, che si auto-definisce Repubblica di Cina (ROC).  

Lo stesso 7 aprile, prima delle dichiarazioni di Price, il ministro degli Affari Esteri di Taiwan, Joseph Wu, aveva dichiarato che l’isola combatterà fino all’ultimo nel caso in cui venisse attaccata dalla Cina. Wu aveva poi aggiunto che Taipei è determinata a potenziare le proprie capacità militari e ad investire maggiormente nella difesa nazionale.

Le ultime vicende si collocano in quadro di accresciute operazioni militari dell’EPL nell’area, caratterizzate da frequenti incursioni nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese e di ripetute esercitazioni militari. L’8 aprile, Taipei ha nuovamente dichiarato che aerei dell’EPL hanno eseguito incursioni per il sesto giorno consecutivo, entrando due volte tra le 10:49 e le 11:19 nella zona di identificazione di difesa aerea taiwanese. Dall’inizio del 2021 ad oggi, Pechino ha eseguito tale genere di operazioni in 82 giornate distinte. Solamente il 7 aprile sono state quindici le incursioni aeree cinesi, alcune tra le quali, secondo media taiwanesi, sarebbero state dovute alla presenza di due aerei da riconoscimento statunitensi di tipo EP-3E. Questi ultimi avrebbero sorvolato il Canale di Bashi, per poi dirigersi verso le coste della Cina continentale e la parte Sud-occidentale della zona di identificazione di difesa aerea taiwanese. Oltre alle operazioni aeree, lo scorso 5 aprile, l’EPL ha poi annunciato che condurrà regolarmente esercitazioni militari nelle acque circostanti l’isola nel corso dell’anno.

L’EPL organizza frequenti operazioni militari nelle acque e nei cieli intorno a Taiwan in quanto l’isola è considerata una provincia cinese e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020.

Tsai ha posto la modernizzazione della difesa di Taiwan tra le priorità dell’isola di fronte alla crescente minaccia posta da Pechino. In particolare, Taiwan si sta concentrando sulla strategia di “guerra asimmetrica”, con la quale punta a sviluppare capacità che le consentano di rendere qualsiasi attacco cinese difficile e dispendioso. Al momento, secondo il comandante della flotta del Pacifico degli USA, John Christopher Aquilino, per la Cina continentale, riprendere Taiwan è una priorità e che Pechino potrebbe quindi “invadere” l’isola prima del previsto.  Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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