Londra sfida Pechino: asilo politico all’attivista di Hong Kong Nathan Law

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 12:07 in Cina Hong Kong UK

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Il Regno Unito ha concesso asilo politico all’attivista ed ex-politico di Hong Kong Nathan Law, il 7 aprile, provocando dure critiche da parte cinese. Parallelamente, l’8 aprile, Londra ha anche annunciato che emetterà 43 milioni di sterline per sostenere i possessori del passaporto di British National Overseas (BNO) e le loro famiglie che vogliono stabilirsi nel Regno Unito e lasciare Hong Kong.

Il 7 aprile, Law ha annunciato la notizia dai propri profili sui social media, specificando che l’Ufficio dell’Interno gli ha concesso lo status di rifugiato, in base alla Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati delle Nazioni Unite. Law ha quindi affermato di sperare che la sua esperienza possa portare il Regno Unito ad ampliare l’analisi dei casi di richiesta ricevuti anche da altri cittadini di Hong Kong che non hanno la stessa attenzione mediatica di Law.

L’8 aprile, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha affermato che Law è stato identificato come un sospetto criminale dalla polizia di Hong Kong e ha ribadito che la Cina si oppone a qualsiasi Paese, organizzazione o persona che offra protezione a criminali. Zhao ha quindi affermato che schierarsi dalla parte degli indipendentisti di Hong Kong e offrire rifugio ai criminali sono azioni di interferenza nel sistema giudiziario dell’isola, di violazione della legge internazionale e delle norme delle relazioni tra Paesi da parte del Regno Unito. Per tali ragioni, per Pechino, Londra dovrebbe correggere i propri errori e smettere di interferire negli affari interni di Hong Kong e della Cina.

Law aveva richiesto asilo politico nel Regno Unito lo scorso 21 dicembre, nella speranza di lanciare un allarme al Paese e all’Europa rispetto al “pericolo posto dal Partito comunista cinese (PCC) per i valori democratici”. Nel 2016, Law era stato eletto come membro del Consiglio legislativo di Hong Kong, quando aveva 23 anni, diventando così il più giovane legislatore dell’isola. Il suo mandato era stato però revocato nel 2017 in base ad una sentenza di un tribunale che aveva dichiarato il suo giuramento “non sincero”. L’attivista aveva poi lasciato Hong Kong nel mese di giugno 2020, a pochi giorni dall’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, approvata da Pechino il 30 giugno 2020. Nel successivo mese di ottobre, ad Hong Kong era poi stato emesso un mandato di arresto nei confronti di Law, dopo che l’attivista non si era presentato di fronte ad un tribunale per rispondere delle accuse di “raduno illegale” relative alla sua partecipazione ad una veglia il 4 giugno precedente al Victoria Park di Hong Kong.

Per quanto riguarda, invece, la questione dei possessori di BNO, il segretario agli Affari Esteri inglese, Dominic Raab, ha affermato che l’ultima azione adottata dal governo di Londra ha rispecchiato l’impegno verso i cittadini di Hong Kong e coloro che hanno scelto di “avviare una nuova vita nel Regno Unito”. Dopo aver parlato con alcune famiglie di Hong Kong che si sono trasferite nel Paese con passaporti BNO, il premier inglese, Boris Johnson, ha individuato le difficoltà affrontate e ha quindi disposto 43 milioni di sterline che serviranno a finanziare programmi di aiuto e integrazione su misura per coloro che provengono da Hong Kong.

I possessori di passaporto BNO sono quei cittadini di Hong Kong che si sono registrati per tale forma di nazionalità britannica, concessa prima che l’isola venisse ceduta alla Cina dal Regno Unito. Sebbene il titolo non consistesse in una cittadinanza inglese e non consentisse ai suoi detentori di vivere e lavorare in Inghilterra, tuttavia, garantiva loro assistenza consolare dalle rappresentanze di Londra nel mondo. Dopo l’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, lo scorso 22 luglio, Londra aveva annunciato che avrebbe avviato un percorso facilitato per ottenere la cittadinanza inglese ai possessori del BNO e ai loro familiari più stretti. A partire dal 31 gennaio scorso, poi la Cina e Hong Kong hanno smesso di riconoscere la validità dei passaporti BNO rilasciati dal governo di Londra, il quale aveva fissato tale data per l’entrata in vigore di nuove leggi per consentire ai detentori di tale documento di ottenere la residenza e la cittadinanza nel Regno Unito.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma, per molti, la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe erosi. Lo scorso 11 marzo, poi, Pechino ha deciso di apportare modifiche al sistema elettorale dell’isola, incontrando nuove critiche da parte di più Paesi, per lo più occidentali, compreso il Regno Unito.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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