Lo Stato Islamico si rivolge ai militanti in Africa

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 16:55 in Africa

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A distanza di due anni dalla sconfitta militare dello Stato Islamico, avvenuta il 23 marzo 2019, dopo la conquista dell’ultima enclave in mano ai militanti nell’Est della Siria, a Baghouz, alcuni analisti sostengono che il gruppo terroristico stia attualmente utilizzando gli attacchi in Africa per proiettare un’immagine di forza.

Ad oggi, secondo una notizia riportata dal The New York Times, lo Stato Islamico ha trovato una nuova ancora di salvataggio in Africa, forgiando alleanze con gruppi militanti locali in modo tale da rafforzare il proprio profilo, aumentare la raccolta di fondi e incrementare il numero di reclute. Da quanto si evince dalle dichiarazioni degli esperti, molte delle insurrezioni nel continente africano sono solo vagamente collegate allo Stato Islamico. Eppure, nel corso del 2020, mentre la violenza degli estremisti islamici nel continente africano ha raggiunto un livello record, lo Stato Islamico ha rivendicato numerosi di questi attacchi per proiettare un’immagine di forza e ispirare i suoi sostenitori in tutto il mondo.

Colin Clarke, analista presso il Soufan Group, una società di consulenza sulla sicurezza con sede a New York, sostiene che lo Stato Islamico, come organizzazione intesa in senso più generale, “sta soffrendo”. Di conseguenza, per migliorare il morale dei suoi sostenitori, secondo Clarke, i leader stanno cercando di elevare le sette locali, che sembrano promettere un ritmo operativo elevato.

Più recentemente, lo Stato Islamico ha rivendicato il merito dell’insurrezione in Mozambico, iniziata il 24 marzo, nella città costiera di Palma, situata nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. La regione è colpita dal 2017 da un’ondata di violenza islamista, inizialmente lontana dai legami con lo Stato Islamico, nata principalmente a causa della frustrazione della popolazione, molto povera, che non riesce ad appropriarsi delle risorse naturali locali. L’attacco, secondo alcuni ricercatori,  ha dato il via ai discorsi sui forum online dello Stato Islamico sulla creazione di un nuovo califfato nella regione.

Stando a quanto riferito dalla fonte, l’assedio a Palma è stato l’attacco più eclatante dell’insurrezione locale e fa parte di un allarmante aumento di scontri brutali che coinvolgono estremisti islamici militanti in tutto il continente africano. La violenza associata a questi gruppi è aumentata del 43% nel 2020 rispetto al 2019, secondo l’Africa Center for Strategic Studies, un istituto di ricerca del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Mentre le sconfitte sul campo di battaglia e il coronavirus hanno intaccato la sua vantata propaganda online e le operazioni di reclutamento, secondo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, lo Stato Islamico ha ancora una cassa di guerra che equivale a 100 milioni di dollari e una rete globale di cellule fuori dal Medio Oriente, dalle Filippine all’Afghanistan. Di fatto, le forze di sicurezza irachene e i loro alleati occidentali continuano a dare la caccia alle cellule di combattenti. Per due settimane, a marzo, le forze di sicurezza irachene, sostenute da aerei da guerra americani e britannici, hanno condotto 312 attacchi aerei contro le roccaforti dello Stato Islamico, in una delle più grandi operazioni contro gli insorti dal 2019.

Per oltre un decennio, i militari americani e i funzionari dell’antiterrorismo hanno avvertito che l’Africa era pronta a diventare la prossima frontiera per le organizzazioni terroristiche internazionali come Al Qaeda e, più recentemente, lo Stato Islamico. Entrambe le organizzazioni hanno forgiato alleanze con gruppi jihadisti africani negli ultimi anni e stabilito nuove roccaforti in Africa occidentale, settentrionale e centrale da cui possono effettuare attacchi su larga scala.

Come spiega l’articolo del The New York Times, mentre lo Stato Islamico cerca di recuperare terreno in Medio Oriente, si è rivolto a nuovi punti d’appoggio in Africa, dove, secondo alcuni analisti, la rabbia contro i Governi corrotti e le forze di sicurezza locali mal equipaggiate ha dato vita a gruppi armati. Ad esempio, in tutta la regione del Sahel, che si estende dal Senegal al Sudan, i gruppi armati si sono spinti in aree precedentemente non colpite dalla violenza estremista.

Nel Nord-Est della Nigeria, lo Stato Islamico esercita influenza sul suo affiliato locale, lo Stato Islamico in Africa Occidentale (ISWAP), fornendogli addestratori e finanziamenti. Anche lungo la costa dell’Oceano Indiano in Somalia, nel Corno d’Africa, i militanti legati ad al-Qaeda hanno stabilito il controllo su ampie sezioni delle aree rurali. Non da ultimo, un altro esempio importante è l’insurrezione in Mozambico, iniziata tre anni fa con decine di combattenti e trasformatasi in un vero e proprio conflitto, anche se, secondo molti ricercatori, rimane un movimento in gran parte autoctono nato da rivendicazioni locali.

Nonostante la sempre più estesa presenza dello Stato Islamico in Africa, analisti come Joseph T. Siegle, direttore della ricerca presso l’Africa Center for Strategic Studies, sostengono che nessuno di questi gruppi è straordinariamente potente. Il loro unico vantaggio è la capacità di destabilizzare questi Stati già fragili che non sono in grado di garantire un livello adeguato di sicurezza. Lo Stato Islamico ha stretto legami con molte di queste insurrezioni locali in quello che gli analisti hanno descritto come un “matrimonio di convenienza”. Per i militanti, il marchio dello Stato Islamico porta legittimità e riconoscimento. Dal canto suo, lo Stato Islamico, tramite la rivendicazione di attacchi e la forgiatura di alleanze, è in grado di trasmettere il messaggio che la jihad globale è ancora viva.

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Julie Dickman

di Redazione