Libia: il premier nel Golfo per creare un fronte comune

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 10:28 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Il primo ministro ad interim libico, Abdul Hamid Dbeibah, ha intrapreso un tour nella regione del Golfo, il 7 aprile. Tra le tappe, vi sono stati gli Emirati Arabi Uniti (UAE), dove il premier ha tenuto colloqui con il principe ereditario, Sheikh Mohammed Bin Zayed al-Nahyan.

Il focus delle discussioni tra i rappresentati di Tripoli e Abu Dhabi è stato rappresentato dalle opportunità volte a rafforzare le relazioni economiche tra i due Paesi. Il principe emiratino, oltre a esprimere il sostegno degli UAE alla Libia, in una fase così cruciale come quella attuale, si è detto speranzoso per il futuro del Paese Nord-africano, convinto che questo riuscirà a “superare le sfide” e che la road map delineata porterà stabilità, sviluppo e unità. Alla luce di ciò, Abu Dhabi ha riferito che sosterrà la popolazione libica e quelle iniziative volte a preservare gli interessi, la sovranità e l’unità della Libia, impedendo, al contempo, l’ingerenza di attori esterni nelle questioni interne del Paese. Stando a quanto riferito dal governo di unità nazionale libico, Dbeibah e al-Nahyan hanno preso in esame le modalità per potenziare la cooperazione e le azioni congiunte in diversi ambiti, oltre che per stabilire partenariati in materia economica e di investimenti. Il premier libico ha poi espresso un suo desiderio, ovvero vedere la comunità internazionale unita su di un unico fronte nei confronti della Libia, in modo da favorire la stabilità e la sicurezza del Paese, oltre che a garantire sovranità in tutti i territori.

È la prima volta che il premier libico si reca nel Golfo dopo aver prestato giuramento il 15 marzo scorso. In particolare, Dbeibah è stato nominato alla guida di un governo di unità nazionale ad interim, il quale è chiamato, insieme al Consiglio presidenziale, a guidare la Libia in una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni presidenziali e legislative del 24 dicembre. Il tour comprende anche altri Paesi del Golfo, come Kuwait e Arabia Saudita, dove Dbeibah si è recato in visita giovedì 8 aprile. Secondo fonti mediatiche libiche, il viaggio è da collocarsi nel quadro degli sforzi profusi dal premier per unificare la posizione del Golfo riguardo al dossier libico e rafforzare le relazioni con tutti i Paesi della regione.

Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per la Libia, che, dal 15 febbraio 2011, è stata teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020 nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).

Nel corso del conflitto libico, gli UAE sono stati inclusi nella lista dei sostenitori dell’LNA, guidato dall’uomo forte di Tobruk, il generale Khalifa Haftar. A tal proposito, il 15 maggio 2020, Bloomberg, sulla base di un rapporto dell’Onu, aveva rivelato che due compagnie con sede a Dubai avevano inviato circa 20 mercenari “occidentali” a Bengasi, in Libia, a sostegno dell’LNA. I mercenari occidentali, con passaporti britannici, americani, francesi, australiani e sudafricani, avrebbero avuto il compito di impedire anche le spedizioni di armi dalla Turchia al governo tripolino.

Parallelamente, in un rapporto delle Nazioni Unite del 9 dicembre 2019, gli UAE, accanto a Giordania e Turchia, erano stati inseriti tra i principali Paesi esportatori di armi in Libia, oltre ad essere considerati i responsabili della gestione di un “ponte aereo nascosto”, volto a fornire armi al generale libico Haftar. Nello specifico, sono stati 37 i voli al centro delle indagini degli esperti delle Nazioni Unite, condotte dall’inizio del mese di gennaio 2020. Secondo quanto rivelato da alcuni diplomatici a conoscenza del rapporto, i voli in questione erano stati gestiti da una rete di compagnie registrate negli Emirati Arabi Uniti, in Kazakistan e nelle Isole Vergini britanniche.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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