La Russia coinvolta nella costruzione di una nuova centrale nucleare in Armenia

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 19:17 in Armenia Russia

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Il governo armeno ha reso noto, giovedì 8 aprile, che il Paese sta pianificando di avviare la costruzione di una nuova centrale nucleare. Questa sostituirà l’unità obsoleta già presente sul territorio nazionale.

Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, sembra aver cambiato posizione sul rinnovamento delle centrali nucleari. Il quotidiano russo Kommersant ha riferito, giovedì 8 aprile, che il premier starebbe programmando di avviare negoziati con la Federazione Russa per sottoscrivere un accordo riguardante la costruzione congiunta di una nuova centrale. Quest’ultima sarebbe composta da un propulsore di media o bassa potenza poiché l’Armenia, per via della sua estensione territoriale, non necessiterebbe di un impianto che superi 1 GigaWatt (GW). La conferma del progetto sulla nuova centrale è arrivata il 7 aprile, durante i colloqui di alto livello tra il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e Pashinyan.

Stando alle stime del consigliere del direttore generale della Centrale armena, Gera Sevikyan, il nuovo progetto potrebbe arrivare a costare dai 3 ai 7 miliardi di dollari. Per una cifra più precisa, ha continuato Sevikyan, è necessario comprendere quali tecnologie e attrezzature saranno utilizzate in corso d’opera. Quanto ai tempi di realizzazione dell’impianto, il consigliere armeno ha stimato che la costruzione del progetto potrebbe richiedere dai 5 ai 6 anni. Sevikyan ha altresì affermato che, nel caso in cui si concretizzi la cooperazione armeno-russa per l’installazione, il Paese dovrà necessariamente orientarsi verso l’acquisto dei reattori russi VVER, realizzati secondo la tecnologia di acqua pressurizzata.

L’Armenia, come è stato anticipato, prevede di costruire una centrale nucleare con capacità non superiore a 1 GW. Le problematiche relative a tale questione sono state sollevate dal capo redattore di AtomInfo, Alexander Uvarov. Il Paese, essendo specializzato in tecniche avanzate per la costruzione di impianti nucleari, potrebbe non avere a disposizione le unità di media o bassa potenza che servirebbero all’Armenia. Come soluzione, Uvarov ha suggerito che il progetto russo VVER-600, dotato di una capacità di 600 Megawatt (MW), vada incontro alle necessità di Erevan. Un’altra opzione proposta dal capo redattore è la costruzione di una centrale nucleare di dimensioni ridotte che sia composta da diversi reattori RITM-200, ciascuno da 50 MW. L’esperto ha chiarito che le alternative da lui avanzate non sono una novità, dato che sono già ampiamente utilizzate all’estero. Tuttavia, in questo caso, sarebbe opportuno analizzare anche il lato economico del progetto, considerando che le proposte sopracitate potrebbero portare ad un aumento di costo, ha concluso Uvarov. 

Un’altra questione sulla quale vale la pena concentrarsi è il rischio che, in Armenia, la costruzione di un nuovo reattore porti all’aumento delle tariffe dell’energia elettrica. Queste ultime, stabilite dallo Stato, erano aumentate nel 2015, causando ondate di proteste e manifestazioni. Proprio per contenere i costi tariffari, l’Armenia, finora, ha cercato di estendere l’operatività del vecchio reattore.

Dal 19 al 24 giugno 2015, le piazze di Erevan accolsero migliaia di manifestanti in marcia verso il Palazzo Presidenziale per denunciare l’aumento delle tariffe sull’elettricità. All’epoca, la rete elettrica armena era di proprietà della società russa Inter Rao, la quale riteneva l’aumento necessario a causa della svalutazione della moneta armena, il dram.

Ulteriore fattore che contribuisce a complicare il nuovo progetto nucleare armeno sono le modalità di consegna del reattore e di strumenti tecnici. Nonostante le ferrovie armene siano gestite dall’ente ferroviario russo, Russia e Armenia non hanno né collegamenti marittimi né ferroviari. L’unica via di comunicazione diretta passa attraverso il territorio georgiano. Tuttavia, il collegamento è stato interrotto a seguito della guerra tra Russia e Georgia del 2008, quando Mosca sosteneva l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, mentre Tbilisi ne rivendicava la sovranità. Per ovviare al blocco territoriale georgiano, il leader di Infoline-Analytics, Mikhail Burmistrov, ha sottolineato che l’unica soluzione potrebbe essere quella di ripristinare il percorso ferroviario tra Armenia e Azerbaijan che fu distrutto durante la guerra azero-armena del 1989-1991.

Nonostante siano numerosi i fattori a sfavore della costruzione della centrale, la stampa russa ha affermato che Erevan supporta il progetto, principalmente a causa delle apparecchiature ormai superate e, anche pericolose, della centrale attualmente attiva nel Paese. Quest’ultima è composta da un’unità da 407 Megawatt e la sua chiusura è prevista nel 2036. La centrale obsoleta si trova nella città di Metsamor, a 30 km da Erevan, capitale dell’Armenia.

L’installazione è composta da due unità di potenza basate su reattori VVER-440 antisismici, anch’essi di progettazione sovietica. Il primo propulsore è stato attivato nel 1976, il secondo nel 1980. Nel 1988, a seguito di un forte evento sismico che ha scosso il Paese, la centrale nucleare è stata chiusa per ragioni di sicurezza. Qualche anno dopo, nel novembre 1995, la prima unità di potenza è stata riavviata a causa del ridotto approvvigionamento energetico che l’Armenia riceveva all’epoca. Ad oggi, il blocco nucleare fornisce il 45% dei consumi della Repubblica.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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