Disordini in Irlanda del Nord: cosa sta succedendo?

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 19:01 in Irlanda del Nord UK

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Il governo locale dell’Irlanda del Nord ha messo da parte le divergenze politiche per lanciare un appello univoco alla calma dopo i disordini scoppiati da circa una settimana a Belfast e nei dintorni.

Le agitazioni sono state scatenate da alcuni gruppi radicali unionisti indignati per la decisione della polizia locale di non procedere penalmente contro centinaia di attivisti repubblicani e membri del partito Sinn Fein accusati di aver violato le regole anti-Covid durante il funerale di uno storico ex esponente di spicco dell’Ira, Bobby Storey, nel giugno 2020. L’episodio è tornato alla ribalta dopo che una settimana fa, il primo aprile, diversi partiti nordirlandesi avevano condannato lo Sinn Fein e chiesto le dimissioni del vice primo ministro, Michelle O’Neill, e del ministro delle Finanze, Conor Murphy. Mentre i due sedevano in silenzio, i deputati degli altri quattro partiti dell’esecutivo nordirlandese avevano espresso il sostegno unanime per una mozione che “condannava il vice primo ministro e il ministro delle Finanze per le loro azioni, che avevano causato immenso dolore e minato il messaggio del governo sulla salute pubblica”.

Il caso ha presto infuocato l’opinione pubblica e fatto esplodere proteste, spesso a carattere violento, in diverse parti del territorio dell’Irlanda del Nord. In uno degli incidenti più pericolosi, nella serata di mercoledì 7 aprile, un autobus di linea è stato preso d’assalto e incendiato a Belfast. Secondo quanto reso noto dal quotidiano inglese The Guardian, il mezzo sarebbe stato attaccato in un’area che divide le comunità nazionaliste da quelle unioniste. Diversi agenti di polizia sono stati poi colpiti da lanci di pietre, un fotoreporter è stato aggredito e ferito, copertoni e cestini della spazzatura sono stati dati alle fiamme. 

Le violenze, che vanno avanti da sei giorni, hanno insolitamente unito la componente unionista e repubblicana del governo nordirlandese, le quali, in un comunicato rilasciato oggi, giovedì 8 aprile, hanno condannano come “assolutamente inaccettabili e ingiustificabili le devastazioni, gli scontri, le aggressioni ai poliziotti”. L’esecutivo, in una riunione convocata ad hoc, si è detto “gravemente preoccupato per le scene cui abbiamo assistito tutti nelle nostre strade” e ha sottolineato: “Sebbene le nostre posizioni politiche siano molto diverse su molte questioni, siamo tutti uniti nel nostro sostegno alla legge e all’ordine e dichiariamo collettivamente il nostro appoggio alla polizia e ai suoi sforzi per mettere fine ai disordini e prevenire ulteriori violenze”.

Le tensioni hanno sollevato preoccupazioni sulla stabilità politica dell’Irlanda del Nord, che è stata assediata da decenni di scontri prima che gli storici accordi di pace del Venerdì Santo, nel 1998, facessero cessare i combattimenti tra nazionalisti, per lo più cattolici, che spingevano per un’Irlanda unita, e gli unionisti, o lealisti, per lo più protestanti, che volevano che il territorio nordirlandese rimanesse parte del Regno Unito. Più di 3.600 persone sono state uccise nel conflitto, scoppiato alla fine degli anni ’60, in cui sono stati coinvolti repubblicani irlandesi, unionisti e forze armate britanniche.

Sullo sfondo delle ultime proteste, va considerato che anche l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, avvenuta ufficialmente il 31 dicembre 2020, rischia di disturbare il delicato equilibrio politico in Irlanda del Nord, nonostante i tentativi di evitare un simile risultato. In particolare, sul fronte unionista, sono oggetto di crescente malcontento gli accordi, firmati con l’UE dal governo Johnson, finalizzati a garantire il mantenimento del confine aperto fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda anche a costo di accettare controlli amministrativi doganali sulle merci europee in transito alla frontiera interna fra Ulster e resto del Regno Unito.

Preservare la pace nel territorio nordirlandese senza consentire a Londra di accedere ai mercati dell’UE attraverso il confine terrestre con l’Irlanda è stata una delle questioni più spinose dei colloqui sulla Brexit. L’accordo alla fine stabilito da Londra e Bruxelles è stato progettato per evitare i controlli tra l’Irlanda del Nord e l’Irlanda, membro del blocco europeo, in linea con quanto previsto dagli accordi del Venerdì Santo, che stabiliscono un confine aperto tra i due territori, ma ha portato a controlli doganali e di frontiera su alcune merci che transitano tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, sulla base al controverso protocollo nordirlandese, annesso al trattato sulla Brexit, che ha effettivamente creato un confine nel Mare d’Irlanda e ha sollevato l’ira degli unionisti. Le aziende hanno avvertito che stanno lottando per far fronte alla nuova burocrazia. A inizio marzo, i gruppi paramilitari lealisti nordirlandesi hanno ritirato il loro sostegno agli accordi di pace del 1998, a causa delle preoccupazioni post-Brexit nella regione, e si sono impegnati ad opporsi con mezzi “pacifici e democratici”. La coalizione ha poi informato il primo ministro britannico che non avrebbe appoggiato nuovamente l’accordo di Belfast fino a quando il protocollo dell’Irlanda del Nord non fosse stato modificato per garantire un commercio senza restrizioni tra Irlanda del Nord e resto del Regno Unito. Secondo Jonathan Roberts, del servizio di polizia nordirlandese, molte delle persone che hanno partecipato alle ultime proteste, esplose in scontri violenti, farebbero parte delle organizzazioni paramilitari lealiste. Roberts ha poi riferito che almeno 55 agenti di polizia sarebbero rimasti feriti nelle notti di disordini. Anche il premier britannico Johnson ha fatto appello alla calma, sostenendo che “l’unico modo per risolvere le differenze è il dialogo, non la violenza o la criminalità”.

“Sono profondamente preoccupato per le scene di violenza nell’Irlanda del Nord”, ha twittato il primo ministro, citando l’incendio dell’autobus e l’aggressione nei confronti di un fotoreporter del giornale Belfast Telegraph. Il ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney, ha dichiarato all’emittente nazionale RTE: “Tutto questo deve finire prima che qualcuno venga ucciso o ferito gravemente”. “Queste sono scene che non vedevamo in Irlanda del Nord da molto tempo, sono scene che molte persone pensavano fossero state consegnate alla storia e penso che ci sia bisogno di uno sforzo collettivo per cercare di attenuare la tensione”, ha aggiunto Coveney. Anche la Commissione europea, che è in trattative con il governo britannico per cercare di alleviare alcune delle barriere commerciali imposte dopo la Brexit, ha condannato le recenti violenze.

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Chiara Gentili

di Redazione

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