Arabia Saudita: Riad si prepara ad accogliere le aziende straniere

Pubblicato il 8 aprile 2021 alle 12:44 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Riad continua a profondere sforzi per facilitare l’insediamento delle aziende straniere in Arabia Saudita. Queste ultime, a partire dal 2024, saranno obbligate a stabilire un proprio quartier generale nel Regno se vorranno continuare a fare affari con il governo saudita.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab, uno degli ultimi progetti intrapresi dall’Arabia Saudita riguarda il King Abdullah Financial District (KAFD), un progetto multimiliardario annunciato nel 2006, che, secondo fonti saudite, verrà lanciato nei prossimi mesi, aprendosi ufficialmente agli affari. Il distretto finanziario saudita, situato nella capitale e tuttora in fase di costruzione, si sta preparando a trarre vantaggio dall’ultimatum del governo di Riad, annunciato il 15 febbraio scorso. In particolare, a partire dal primo gennaio 2024, l’Arabia Saudita interromperà qualsiasi contratto o affare con tutte le società e le istituzioni commerciali straniere attive in Medio Oriente che non avranno una propria sede nel Regno. La misura include anche le agenzie governative, gli istituti e i fondi dello Stato, i quali saranno chiamati a porre fine ai loro affari con gli enti stranieri privi di una base nel Paese del Golfo.

Fonti ufficiali saudite hanno riferito che l’obiettivo del recente ultimatum è far sì che gli attori stranieri che operano nel Paese “adattino” le loro attività, così da creare maggiori opportunità lavorative per la popolazione locale, limitare le perdite economiche, aumentare l’efficienza della spesa e garantire che i principali beni e servizi acquistati dalle diverse agenzie governative possano essere usufruiti all’interno dei territori sauditi. Tuttavia, la mossa è stata vista da più parti come una sfida agli Emirati Arabi Uniti (UAE) e, in particolare, a Dubai, dove l’ambiente imprenditoriale è in crescente espansione e dove sono sempre più le compagnie straniere che preferiscono stabilire una propria sede.

Alla luce di ciò, l’Arabia Saudita ha rilanciato un progetto interrotto da anni, il KAFD, un distretto finanziario sviluppato su una superficie di circa 1,6 milioni di metri quadrati, definito una zona economica speciale che si appresta ad ospitare grattacieli, strutture di vetro e soprattutto aziende. Oltre ai miliardi non divulgati già spesi per il KAFD negli ultimi dieci anni, il Fondo per gli investimenti pubblici del Regno (PIF) ha firmato contratti di costruzione per 8 miliardi di riyal, equivalenti a circa 2,13 miliardi di dollari, all’inizio del 2021. Il KAFD offrirà incentivi alle imprese che vorranno insediarsi, come la riduzione allo 0% dell’imposta sulle società per 50 anni, una deroga di 10 anni della politica statale di “saudizzazione”, volta a riservare posti di lavoro ai cittadini sauditi, e un trattamento “preferenziale” nei contratti governativi. Come precisato da fonti interne alle discussioni, gli incentivi, già condivisi in modo confidenziale con diverse società, saranno soggetti a modifiche.

Stando a quanto rivelato da fonti a conoscenza del progetto, si prevede che vi sarà una forte domanda una volta che i lavori del distretto verranno terminati. Fonti locali hanno poi affermato che l’obiettivo di Riad è portare nel Paese fino a 500 società internazionali, molte delle quali si spera stabiliranno la propria sede nel KAFD. Al momento, alcune aziende locali, come il gigante bancario Samba, sono già attive nel distretto della capitale, mentre la startup indiana di hotel Oyo e la società di venture capital 500 Startups hanno espresso la propria intenzione di stabilire una sede in tale luogo.

Tuttavia, specifica al-Arab, la vera sfida sarà trovare “inquilini a lungo termine”, in grado di occupare l’intero progetto. In un documento pubblico che delinea il piano di riforme della Vision 2030, viene evidenziato che il KAFD è stato pianificato “senza considerare la sua fattibilità economica” e che “raggiungere tassi di occupazione dignitosi sarà molto impegnativo”. Inoltre, la spinta per far decollare il progetto è giunta in un periodo in cui gli investimenti stranieri sono rallentati, a tal punto che il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman al-Saud, ha chiesto alle aziende locali di tagliare i dividendi e investire nell’economia.

Nel frattempo, alcuni dirigenti di aziende occidentali hanno criticato l’ultimatum saudita, definendolo “un braccio di ferro”, seppur consapevoli del fatto che saranno in molti ad accettare di stabilire una sede nel Regno pur di non perdere lavoro. Inoltre, con una popolazione di 34 milioni di abitanti, l’Arabia Saudita offre il più grande mercato della regione e contratti redditizi in vari megaprogetti del valore di centinaia di miliardi di dollari.

Come racconta al-Arab, attirare le sedi di società internazionali è parte integrante della strategia di Riad, e del Regno in generale, legata alla Vision 2030, il cui obiettivo è diversificare l’economia, sfruttare le capacità inutilizzate del Paese, stabilire nuovi e promettenti settori di crescita, oltre a creare opportunità lavorative, migliorare la qualità della vita e attrarre sempre più investimenti. Inoltre, Riad mira a divenire una delle dieci maggiori città al mondo, in grado di ospitare circa 20 milioni di persone entro il 2030. Motivo per cui, la creazione di un ambiente di investimento favorevole per le aziende internazionali è accompagnata da programmi complementari, come la creazione di nuove scuole internazionali e l’aumento di servizi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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