Yemen: il governo pronto a scambiare tutti i prigionieri

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 17:00 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo yemenita si è detto disposto ad effettuare un nuovo scambio di prigionieri con le milizie di ribelli sciiti Houthi, secondo il principio “tutti per tutti”, in occasione dell’avvento del mese sacro di Ramadan.

L’annuncio è giunto il 6 aprile, in un periodo in cui il Paese continua ad assistere a violente tensioni, soprattutto a Ma’rib, a 120 km a Est di Sana’a. In particolare, è stato il capo della delegazione del governo yemenita impegnata nei negoziati per lo scambio di prigionieri, Hadi Haig, ad affermare la disponibilità dell’esecutivo a raggiungere un accordo con il gruppo sciita. Il tweet di Haig, in realtà, ha fatto seguito alla dichiarazione del leader dei ribelli, Mohammed Ali al-Houthi, il quale, il 5 aprile, ha proposto di applicare in toto l’accordo relativo allo scambio di prigionieri tra le due parti belligeranti. In caso di ritardi, ha affermato al-Houthi, la responsabilità ricadrebbe sugli alleati del governo, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre che sulle Nazioni Unite. Per il delegato dei ribelli, lo scambio dei prigionieri è da considerarsi una questione umanitaria, che non dovrebbe essere soggetta a liste specifiche o al rilascio di determinati mercenari, a scapito di altri. “Tutti devono essere considerati allo stesso modo in tale accordo”, ha affermato al-Houthi.

Tuttavia, il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha messo in dubbio le dichiarazioni del leader al-Houthi in merito allo scambio dei prigionieri, ritenute essere un esempio “di consumo politico” e mediatico, con cui si mira a fuorviare le famiglie dei prigionieri Houthi detenuti dal governo yemenita. In realtà, il gruppo ribelle non sta profondendo sforzi significativi e, nel corso di negoziati e colloqui, continua a proporre nomi di prigionieri e personalità provenienti da determinate regioni. Non da ultimo, ha specificato al- Eryani, anche nel corso dell’ultimo round di negoziati, volto a scambiare 301 prigionieri per entrambe le parti coinvolte, gli Houthi hanno avanzato condizioni “impossibili” da soddisfare, minacciando di liberare con la forza i loro prigionieri detenuti a Ma’rib.

Lo scambio dei prigionieri è uno dei punti stipulati nell’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti avevano accettato, tra le diverse clausole, di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Un altro punto riguarda lo scambio di prigionieri tra governo e milizie Houthi, pari a circa 15.000 detenuti. Da un lato, il governo ha consegnato un elenco composto da 8.567 nomi all’inviato delle Nazioni Unite, mentre, dall’altro lato, gli Houthi hanno chiesto il rilascio di 7.000 prigionieri. In tale quadro si inserisce l’operazione del 15 ottobre 2020, quando 1.056 prigionieri, affiliati al governo legittimo e ai ribelli sciiti Houthi, sono stati rilasciati, dando luogo al maggiore scambio di detenuti mai verificatosi nel corso del conflitto yemenita.

Poi, il 24 gennaio 2021, in Giordania, è stato intrapreso un nuovo round di negoziati, sotto l’egida delle Nazioni Unite, durato fino al 21 febbraio. Tuttavia, tali ultimi colloqui non hanno portato ad alcun risultato significativo, sebbene le due parti si siano dette impegnate a continuare nelle discussioni per concordare i parametri di una futura operazione di scambio più ampia. Fonti interne hanno rivelato che le milizie ribelli sono state accusate di non aver rispettato i precedenti accordi relativi alle operazioni di scambio e di aver richiesto la liberazione di individui non detenuti dal governo yemenita. Inoltre, gli Houthi si sono rifiutati di includere nella lista dei prigionieri da scambiare alcuni giornalisti condannati a morte, la cui liberazione sarebbe dovuta avvenire proprio a seguito dei negoziati avviati il 24 gennaio. Da parte sua, un membro della commissione Houthi, Abdul Qader al-Murtada, ha affermato che i negoziati non hanno portato ad alcun risultato a causa dell’intransigenza mostrata dal governo e dai suoi alleati.

Il successo raggiunto il 15 ottobre 2020 aveva alimentato le speranze di un possibile progresso nel processo di rafforzamento della fiducia tra gli attori che si affrontano sui fronti di combattimento yemeniti, i ribelli Houthi e il governo legittimo legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, protagonisti di un violento conflitto civile, scoppiato a seguito del colpo di Stato del 21 settembre 2014.  Tuttavia, il fallimento successivo è giunto in concomitanza con il perpetuarsi di una violenta offensiva nel governatorato di Ma’rib, l’ultima regione dello Yemen settentrionale controllata prevalentemente dalle forze filogovernative, dove le milizie ribelli hanno intensificato i propri attacchi dal 7 febbraio scorso.   

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.