Ucraina: l’unica soluzione nel Donbass è l’intervento della NATO

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 15:42 in Russia Ucraina

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Il 7 aprile, la Repubblica Popolare di Donetsk ha dichiarato di voler risolvere il conflitto diplomaticamente, ma il presidente dell’Ucraina spera nell’intervento della NATO.

Il leader dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Denis Pushilin, ha affermato, il 7 aprile, che il Donbass farà tutto il possibile per garantire che il conflitto venga risolto in modo diplomatico. Pushilin ha ribadito di voler evitare a tutti i costi che gli scontri degenerino in una guerra. Inoltre, il capo della Repubblica di Donetsk ha spiegato che la situazione sulla linea di contatto rimane estremamente instabile per via dell’aumento degli attacchi e delle violazioni del cessate il fuoco.

Pushilin ha osservato che le forze armate ucraine stanno incrementando in modo esponenziale la loro presenza militare nel Donbass. È in crescente aumento anche l’equipaggiamento bellico che Kiev introduce nel Paese, come mostrano i rapporti della Missione Speciale di Monitoraggio in Ucraina (SMM) dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Quest’ultima raccoglie, su base giornaliera, informazioni sullo stato della crisi nel Paese, registrando le violazioni del cessate il fuoco. Secondo il rapporto dell’OCSE, il numero di militari concentrati lungo la linea di contatto, dal lato dell’ucraina, indica che Kiev è pronta a riprendere le ostilità su vasta scala. I rischi relativi a tale situazione sono stati sottolineati anche da Pushilin.

Nel frattempo, il giorno prima, il 6 aprile, le Forze Armate di Kiev hanno denunciato che, durante l’escalation nella zona di conflitto del Donbass, due soldati ucraini sono rimasti uccisi. Stando a quanto riferito dall’agenzia stampa dell’Ucraina, UNIAN, le milizie ritenute responsabili sarebbero controllate dalla Russia. Queste ultime, solo il 6 aprile, sono state accusate di aver violato per ben 14 volte le misure di cessate il fuoco concordate tra le parti belligeranti. I soldati russi, ha reso noto l’UNIAN, hanno utilizzato mortai da 82 mm e 120 mm, cannoni anticarro e mitragliatrici pesanti nei pressi del villaggio Nevelske, Pisky e Opytne, collocati nella Repubblica Popolare di Donetsk. Tra gli altri villaggi colpiti dal conflitto armato, la stampa locale cita Avdiyivka, Novoselivka Druha, Kamianka e Hnutove.

Le violazioni sono state segnalate ai rappresentanti dell’OCSE tramite il Centro Comune per il Controllo e il Coordinamento (JCCC) del cessate il fuoco nel Donbass. È rilevante menzionare che l’esercito ucraino ha registrato che, dalla mezzanotte di mercoledì 7 aprile, le forze armate nemiche non hanno attaccato le truppe di Kiev. In tale contesto, l’Ucraina ha affermato che la situazione rimane sotto il loro pieno controllo. 

Inoltre, lo stesso 6 aprile, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskyy, durante i colloqui con il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha discusso dell’aggravamento della situazione nel Donbass. Zelenskyy ha richiesto alla NATO di accelerare l’adesione del suo Paese all’Alleanza Atlantica al fine di inviare un “segnale reale” a Mosca. Il presidente ucraino ha ribadito che il Paese si sta impegnando a riformare l’esercito e il settore della Difesa, ma che “le riforme, da sole, non possono fermare la Russia”, e che “la NATO è l’unica soluzione per porre fine al conflitto”.

La tensione nella regione è tornata a salire a partire dal 26 marzo 2021 , quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nel Donbass. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. In seguito a tali eventi, la delegazione ucraina ha annunciato una riunione di emergenza e ha richiesto all’OCSE di tenere, a sua volta, un vertice straordinario del sottogruppo di sicurezza, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT), nato proprio per facilitare la risoluzione del conflitto nel Donbass. Il GCT è stato istituito nel 2014 dall’allora presidente ucraino, Petro Poroshenko, ed è formato da rappresentanti dell’Ucraina, della Russia e dell’OCSE.

Il giorno dopo, il 27 marzo,  le forze armate dell’Ucraina hanno bombardato l’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LRD). Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA, dal febbraio 2021, la situazione nel Donbass ha iniziato a deteriorarsi a causa dell’incremento dei bombardamenti delle forze armate ucraine nella DPR e nella LRD.

In tale contesto, tra il 2 e il 3 aprile, i colloqui tra Ucraina e Stati Uniti per il Donbass si sono intensificati. Nello specifico, il primo aprile, il ministro della Difesa di Kiev, Andreij Taran, ha concordato, insieme al capo del Dipartimento della Difesa statunitense, Lloyd Austin, di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi nel campo della sicurezza. Nel comunicato rilasciato lo stesso primo aprile dal Ministero della Difesa dell’Ucraina si legge che “in caso di escalation dell’aggressione russa, gli Stati Uniti non lasceranno sola l’Ucraina e non permetteranno la realizzazione di tendenze aggressive“. Un altro evento che Mosca non ha gradito è la discussione, dello stesso 2 aprile, tra Ucraina e NATO sulla possibilità di tenere esercitazioni militari congiunte sulla linea di contatto nel Donbass.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino Viktor Janukovič , di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiedevano la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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