Siria: l’ISIS effettua il maggiore rapimento dalla sua sconfitta

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 16:05 in Medio Oriente Siria

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Membri dello Stato Islamico hanno rapito, il 6 aprile, 19 siriani, perlopiù civili, a seguito di un attacco a sorpresa perpetrato nella regione di Hama. Parallelamente, un civile è stato ucciso per mano dell’ISIS, mentre altri sono rimasti feriti.

Stando a quanto riportato da al-Arabiya, quanto accaduto il 6 aprile ha rappresentato la maggiore operazione di rapimento condotta dallo Stato Islamico. In particolare, l’organizzazione terroristica ha rapito 11 civili e 8 agenti di polizia nel distretto di al-Sa’an, mentre altre 40 persone risultano essere disperse e, al momento, non è chiaro se queste siano stata rapite o meno. Nella medesima città, un attacco, riportato dall’agenzia di stampa SANA il 6 aprile, ha causato la morte di un civile e il ferimento di altri, il cui numero, però, non è stato specificato. Il quadro delle tensioni delle ultime ore include, poi, un attacco, perpetrato nella mattina del 7 aprile, nella regione di Al-Banja, nell’Est di Deir Ezzor, contro le postazioni dell’esercito di Damasco.

Nel frattempo, le forze dell’esercito siriano, affiliate al presidente Bashar al-Assad, sono state esortate a rimanere in allerta e a inviare rinforzi nella regione. Stando a quanto affermato da esperti locali, lo Stato Islamico ha più volte rapito civili, pastori e soldati delle forze filogovernative nel corso delle operazioni condotte negli ultimi anni, molti dei quali sono stati giustiziati. Tuttavia, in precedenza, non era stato mai raggiunto un numero simile a quello del 6 aprile. Come racconta al-Arabiya, uno degli ultimi episodi risale al mese di luglio 2018, quando 30 persone sono state rapite nel corso di un’operazione terroristica su vasta scala nel governatorato di al-Suwayda, per poi essere rilasciate dopo circa tre mesi. Cinque detenuti, invece, sono stati uccisi.

Fonti sul campo hanno confermato che le unità dell’esercito siriano stanno continuando le operazioni di perlustrazione e messa in sicurezza soprattutto nei pressi della regione desertica di Badia. Qui, a detta di fonti locali, negli ultimi anni lo Stato Islamico è riuscito a stabilire una propria “città”, in quanto la regione, a causa della morfologia del territorio, non è facilmente accessibile a carri armati o aerei da guerra. Ciò consente al gruppo terroristico di nascondersi in luoghi difficili da scovare, da cui perpetrare “attacchi mordi e fuggi” contro convogli e postazioni delle forze di Assad. Non da ultimo, anche le milizie filoiraniane stanziate in Siria sono da includere tra gli obiettivi presi di mira dall’ISIS, le quali continuano a essere vittima di frequenti imboscate.

A coadiuvare le forze di Assad vi sono gli aerei di Mosca che, a detta del SOHR, hanno condotto circa 295 raid aerei dal 4 al 7 aprile, contro postazioni, rifugi e veicoli dell’ISIS, provocando la morte di almeno 29 combattenti jihadisti. Ad essere preso di mira è stato soprattutto il triangolo Aleppo-Hama-Raqqa, oltre alle aree desertiche di Deir Ezzor, Homs e Raqqa.

Anche nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces, le stesse che hanno annunciato la fine del califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Queste, sin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, grazie anche al sostegno degli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea.

Il bilancio delle vittime provocate dalle operazioni dello Stato Islamico dal 24 marzo 2019 al 7 aprile 2021 include 1.383 membri dell’esercito siriano e dei gruppi ad esso fedeli, di nazionalità siriana e non. A questi si aggiungono almeno 149 combattenti di gruppi filoiraniani, 4 civili, lavoratori presso un giacimento di gas, e 11 pastori. Nel medesimo periodo, sono, invece, 896 i combattenti dello Stato Islamico rimasti uccisi.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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