Romania: il ruolo strategico delle aziende italiane

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 20:38 in Italia Romania

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Il 7 aprile, il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, ha incontrato a Roma il suo omologo della Romania, Bogdan Aurescu, e ha sottolineato l’interesse delle aziende italiane nel Paese e il loro ruolo strategico. 

Al termine del colloquio, Di Maio ha tenuto una conferenza stampa, durante la quale ha ribadito “il pieno sostegno dell’Italia alla richiesta romena di aderire allo spazio Schengen tenuto conto che i requisiti tecnici sono stati soddisfatti già da tempo”. Inoltre, il Ministro degli Esteri italiano ha sottolineato la “strettissima amicizia” che lega Roma e Bucarest, che è “radicata in forti legami culturali, economici e umani”. Per sfruttare a pieno le potenzialità di questa partnership, i rappresentanti hanno stabilito che intensificheranno la collaborazione politica, con incontri bilaterali più frequenti, non appena la pandemia lo renderà possibile. 

Di Maio ha quindi sottolineato la dimensione economica del rapporto tra i due Paesi. Nel 2020, l’Italia si è confermata come secondo partner commerciale della Romania. Nonostante la pandemia, l’interscambio Roma-Bucarest si è attestato a oltre 13 miliardi di euro. Tale risultato è da attribuire alla presenza di 50 mila aziende italiane sul territorio romeno, pari ad un quinto del totale delle aziende straniere. Secondo Di Maio, “le basi di partenza sono eccezionali e confidiamo che il ruolo delle imprese italiane possa rivelarsi ancora più strategico nel prossimo futuro quando ci saranno da sviluppare le prospettive aperte dal Piano nazionale ‘Ricostruiamo la Romania’, che vale circa 100 miliardi di euro e su cui c’è grande interesse”.

Secondo l’Osservatorio Economico della Farnesina, l’Italia è da oltre 10 anni il principale Paese investitore in Romania per numero di aziende. Moltissimi sono i settori strategici che nei prossimi anni potrebbero consolidare ulteriormente la presenza imprenditoriale italiana, grazie alle opportunità create dai fondi europei, dai programmi di privatizzazioni, dalle prospettive di ammodernamento della rete infrastrutturale e dei trasporti, dal buon tessuto industriale esistente e dalla grande disponibilità di risorse agricole e minerarie.

Uno dei settori più promettenti è senz’altro quello agro-industriale. Esso costituisce infatti un asset strategico per l’economia del Paese, alla quale contribuisce con una quota consistente del PIL, e un target per gli investitori in considerazione di diversi fattori. Inoltre, in Romania operano da anni aziende italiane leader nel settore dei trasporti (ferrovie, strade, autostrade) come Astaldi, Italferr, Pizzarotti e Impregilo-Salini, molte delle quali si sono aggiudicate importanti commesse negli ultimi anni e continuano, malgrado numerose difficoltà legate al ritardo nei pagamenti, a partecipare a nuove gare.

Anche il settore manifatturiero è diventato importante per i rapporti tra Italia e Romania, con risultati particolarmente rilevanti nei comparti del automotive, della lavorazione dei metalli, della produzione di motori elettrici e turbine e degli impianti petroliferi ed energetici. Gli investimenti italiani nel settore industriale hanno fornito un contributo eccezionale alla crescita del Paese, in un primo momento soprattutto attraverso l’impegno di piccole e medie imprese (PMI), che hanno svolto un ruolo pionieristico, già venticinque anni fa, nell’avvicinarsi al nascente mercato romeno; in seguito, tramite l’interesse crescente di grandi gruppi industriali.

Infine, numerose sono le aziende italiane che hanno investito nel settore energetico in Romania, soprattutto in quello delle rinnovabili che ha attirato dal 2010 ad oggi investimenti da oltre 6 miliardi di euro. Recenti riforme legislative, però, hanno reso il settore delle rinnovabili meno remunerativo aprendo la strada ad un graduale disinvestimento di capitali stranieri.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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