La Turchia continua l’espansione in Africa, si avvicina a Mauritania e Sudan

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 18:22 in Mauritania Sudan Turchia

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La Turchia sta cercando di colmare i vuoti lasciati dai Paesi del Golfo in Mauritania e Sudan. In particolare, la strategia del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si fonda sull’utilizzo del soft power e si concentra sulla promessa di investimenti e nuovi progetti di sviluppo.

Nei giorni scorsi, il leader turco ha invitato il capo del Consiglio sovrano di transizione sudanese, Abdel Fattah Burhan, e il presidente mauritano, Muhammad Ould Ghazouani, a visitare Ankara. La mossa, volta ad attirare Nouakchott e Khartoum, arriva dopo che i due Paesi non sono riusciti ad ottenere il sostegno che si aspettavano dal quartetto formato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, fino a gennaio schierato contro il Qatar, la Turchia e la Fratellanza Musulmana. Il 5 di quel mese, i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) si sono riuniti per il 41esimo vertice dell’organizzazione e hanno firmato un accordo con cui è stata posta ufficialmente fine alla cosiddetta “crisi del Golfo”. La riconciliazione con Doha, dopo la dichiarazione di al-Ula, sottoscritta al termine dell’incontro di gennaio, ha dato a Sudan e Mauritania un motivo in più per rivolgersi alla Turchia. 

Ankara, dal canto suo, sta cercando di cambiare approccio nei confronti di Khartoum, dopo essere rimasta esclusa dalla catena di relazioni instaurate dal Paese in seguito alla caduta del regime dell’ex presidente Omar Bashir. Questa volta, la Turchia ha intenzione di giocare un ruolo politico, economico e culturale che possa resistere alle turbolenze sociali e ai cambi di governo. Il Golfo, al contrario, nel periodo sudanese post-rivoluzionario aveva offerto un sostegno importante al Paese africano ma, più di recente, le complicazioni interne avvenute durante la fase di transizione dal governo militare a quello misto, hanno abbassato l’entusiasmo dei sostenitori arabi di Khartoum, che si sono rimasti più attratti da altre iniziative, incluso il processo di riconciliazione nel Golfo, la normalizzazione delle relazioni con Israele e le conseguenze dell’ascesa di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti.

Analogamente, anche la Mauritania aveva ottenuto in passato, durante il governo dell’ex presidente Mohamed Ould Abdel Aziz, un certo sostegno in alcuni settori vitali per lo sviluppo del Paese, in particolare nella lotta al terrorismo e alle correnti islamiche radicali, compresa la Fratellanza Musulmana. Gli analisti hanno però evidenziato che ora la Turchia sarebbe intenzionata a sfruttare l’insoddisfazione dei mauritani e dei sudanesi per i loro donatori del Golfo e a ripristinare l’influenza persa negli ultimi anni. Ankara, in particolare, non si limiterà a fare promesse a Nouakchott e Khartoum, ma si impegnerà in progetti concreti e offrirà nuove opportunità alle aziende turche per promuovere la loro presenza culturale e religiosa attraverso programmi di aiuto nei due Paesi.

Nello specifico, in Sudan, i turchi stanno cercando di ripristinare l’accordo del 2018 sull’isola di Suakin, che avrebbe fornito loro una posizione vitale sul Mar Rosso. Finora, i funzionari di Ankara si sono accontentati di fare varie promesse di aiuti a Khartoum senza alcuna manifestazione esplicita di interesse per Suakin. Ciò farebbe parte di una strategia graduale che cerca di preparare il terreno per favorire una risposta positiva da parte del governo sudanese.

Tra il 2017 e il 2018, Ankara aveva fissato un contratto di leasing che prevedeva lo sviluppo delle infrastrutture portuali di Suakin. Oltre a una serie di investimenti del valore di 650 milioni di dollari, la Turchia aveva ottenuto anche il diritto di dispiegare le sue forze militari nel porto, sebbene la clausola sia stata messa da parte dopo l’espulsione dell’ex presidente sudanese al-Bashir. Dal momento che l’isola di Suakin, dal 1555 al 1865, era sotto il controllo ottomano, il “ritorno” dei turchi nel porto del Mar Rosso potrebbe contribuire a diffondere negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in Egitto la percezione che Ankara minacci le nazioni arabe con il cosiddetto espansionismo turco. Se la Turchia presenta regolarmente il suo ruolo nel Corno d’Africa come “intraprendente e umanitario”, Riad, Abu Dhabi e Il Cairo vedono il suo atteggiamento nella regione come il frutto di una politica estera “neo-ottomana” in Medio Oriente e in Africa.

In Mauritania, gli sforzi di Ankara per infiltrarsi nel Paese sono raddoppiati dalla visita di Erdogan del febbraio 2018. Questi tentativi sono stati coronati dalla firma di diversi accordi tra i due Paesi nei settori dei minerali, della pesca, dell’economia marittima e del turismo, oltre alla conclusione di un memorandum d’intesa nel campo dell’agricoltura e di un trattato sulla protezione e la promozione degli investimenti bilaterali. La visita aveva aperto per la prima volta la porta agli interessi turchi in Mauritania, un’area strategica sull’Oceano Atlantico e alle porte dell’Africa subsahariana. Secondo il quotidiano The Arab Weekly, non c’è dubbio ora che l’ultimo invito della Turchia al presidente mauritano faccia parte della strategia volta a stabilire legami più stretti con l’attuale leadership di Nouakchott, nonché a sfruttare la crisi economica che il Paese africano sta affrontando, insieme alla sua cronica mancanza di risorse. La Turchia, nello specifico, è intenzionata a rafforzare la propria presenza nella nazione, in questo stadio iniziale, attraverso progetti religiosi, come la formazione degli imam e il supporto alle organizzazioni di beneficenza. Sebbene la loro portata relativamente limitata, le attività di queste onlus sono utilizzate dalla Turchia anche per migliorare la sua reputazione. Questo duplice obiettivo, ad esempio, si è nascosto, secondo The Arab Weekly, nell’ultima iniziativa di alcune organizzazioni turche che hanno fornito, lunedì 5 aprile, pacchi alimentari a 300 famiglie mauritane alla vigilia del Ramadan.

Gli osservatori sottolineano che la scommessa di Ankara su Mauritania e Sudan rientri nei tentativi turchi di utilizzare i due Paesi come gateway per ampliare la sua influenza nel continente africano e competere così con le potenze internazionali impegnate nei Paesi del Sahel e nell’Africa orientale. Ci si aspetta che Burhan e Ould Ghazouani rispondano preso all’invito di Erdogan in Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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