Kirghizistan: le elezioni locali definiranno la linea politica del Paese

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 19:18 in Asia Kirghizistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In Kirghizistan, l’11 aprile, si terranno le elezioni locali in 448 comuni. Una panoramica della situazione politica nel Paese.

Nonostante, a prima vista, queste potrebbero sembrare meno rilevanti rispetto a quelle presidenziali del 10 gennaio, è però importante prestarvi attenzione perché è proprio dalla sfera locale che il Paese tesserà le fila della traiettoria politica da percorrere. 

Il numero elevato di comuni chiamati alle urne è parzialmente giustificato dal fatto che le elezioni locali erano state cancellate, nel 2020, per via della pandemia. Sono circa 8.000 i candidati in lizza per ricoprire le cariche quadriennali all’interno del collegio elettorale e dei consigli comunali. In precedenza, il 25 febbraio, 25 partiti avevano annunciato la loro intenzione di candidarsi per il consiglio comunale di Bishkek, la capitale, mentre 10 per Osh, la seconda città più grande del Paese. L’analista Denis Berdakov ha riferito al quotidiano online Eurasia che, in assenza di un partito “favorito”, quelli più piccoli potrebbero avere maggiori possibilità di vittoria. Le elezioni dell’11 aprile saranno relativamente “libere e competitive” poiché non ci sarà un uso sistemico delle risorse amministrative, ha riferito l’analista. È per questo che un grande numero di partiti si sono candidati.

Il panorama dei partiti in Kirghizistan è cambiato in modo significativo nell’ultimo anno. Il Partito Socialdemocratico, a cui appartenevano entrambi gli ex presidenti, Sooronbay Jeenbekov e Almazbek Atambayev, a causa di una frattura interna, non è riuscito a proporre candidati per i seggi al Parlamento o per la carica di presidente. Vale la pena ricordare che, a dominare la scena elettorale, nell’ottobre 2020, sono stati due partiti filogovernativi e nazionalisti, “Birimdik” e “Mekenim Kyrgyzstan”.

Tuttavia, affermare che la politica locale sarà dominata da nuovi partiti potrebbe essere eccessivo. Come ha reso noto il quotidiano russo Kloop, se si analizzano i nominativi degli individui candidati alle imminenti elezioni, si noterà che decine di essi non sono personalità nuove, bensì funzionari che, in passato, avevano cercato di candidarsi. Kloop ha analizzato oltre 11,500 candidati ai consigli comunali, confrontandoli con le liste che erano state annunciate per le elezioni parlamentari del 4 ottobre 2020. Kloop ha concluso che oltre 200 individui si erano già candidati. Un quinto di questi faceva parte dei partiti “Birimdik” e “Mekenim Kirghizistan”, associati rispettivamente all’ex presidente, Sooronbai Jeenbekov, e ad un ex funzionario della dogana, Raiymbek Matraimov, accusato di corruzione. A causa di questi due partiti, le elezioni parlamentari dell’ottobre 2020 furono annullate, per presunti brogli. Dall’indagine sul caso è emerso che anche ex candidati di “Mekenchil”, il partito del presidente Sadyr Japarov, si presenteranno alle elezioni locali nonostante la promessa di Japarov. Quest’ultimo aveva dichiarato che non ci sarebbero più stati partiti filogovernativi in Kirghizistan.

A seguito delle elezioni del 5 ottobre 2020, gruppi di manifestanti sono scesi in piazza per denunciare brogli elettorali e una compravendita di voti che aveva portato alla vittoria dei partiti Birimdik e Mekenim Kirghizistan. Dopo le proteste, la Commissione Elettorale kirghisa aveva deliberato l’annullamento del voto. A tale proposito, il politologo russo, Igor Shestakov, ha sottolineato che il Paese, dal 2020, ha dovuto affrontare importanti sfide sia sociopolitiche sia economiche. Shestakov ha ricordato la densità di attività politica in Kirghizistan, sottolineando che mai prima d’ora si sono svolte tante elezioni in un così breve periodo.

Il 2021 si è aperto, il 10 gennaio, con le elezioni presidenziali che hanno visto Sadyr Japarov vincitore, con oltre il 79% dei voti. Inoltre, lo stesso 10 gennaio, i cittadini sono stati chiamati alle urne per esprimere la propria posizione sulla forma di governo che il Kirghizistan avrebbe dovuto avere: un sistema presidenziale o un sistema parlamentare. Dal referendum è emerso che, con oltre l’80% dei voti, il Paese ha optato per il passaggio alla forma di governo presidenziale. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.