Cina-Filippine: continua lo scontro nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 9:56 in Cina Filippine

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La Cina ha affermato che le Filippine debbano interrompere il “clamore irragionevole” rispetto alla presenza di navi cinesi nella scogliera di Whitsun Reef ed evitare che ciò abbia effetti negativi sulle relazioni bilaterali e sulla pace e la stabilità del Mar Cinese Meridionale.

Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Zhao Lijian, il 6 aprile, ha risposto ad una domanda sulle recenti dichiarazioni dei segretari agli Affari Esteri e alla Difesa delle Filippine rispetto alla presenza di imbarcazioni cinesi, definite dalle Filippine “milizie marittime di pescherecci”, nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, contese tra Manila e Pechino.  

Zhao ha ribadito la posizione già espressa dalla Cina, in base alla quale la presenza delle imbarcazioni cinesi a Whitsun Reef è dipesa da condizioni climatiche avverse. In ogni caso, il portavoce ha ribadito che le scogliere fanno parte dell’arcipelago delle isole Nansha, ovvero le Spratly, che, per Pechino, rientrano in toto sotto la propria sovranità, e che, per migliaia di anni, hanno rappresentato un punto importante per le operazioni e il riparo da forti venti delle imbarcazioni cinesi. Il fatto che le navi in questione siano state definite “milizie”, per la Cina, sarebbe una mossa studiata che celerebbe intenzioni ostili.

Le ultime tensioni tra la Cina e le Filippine sono nate dopo che il 21 marzo scorso,  Manila aveva inoltrato a Pechino una protesta diplomatica per la presenza, a partire dal precedente 7 marzo, di circa 220 imbarcazioni cinesi nei pressi delle scogliere Whitsun Reef, definendole “milizie”. La Cina aveva affermato che le navi stessero cercando riparo nell’area dove avrebbero avuto diritto di trovarsi, visto che tale zona rientrerebbe in acque rivendicate da Pechino. Il loro numero è progressivamente diminuito, ma le imbarcazioni cinesi si troverebbero ancora in loco spingendo le Filippine a chiedere loro di andarsene e ad inviare aerei da guerra per monitorare le loro operazioni. Anche gli USA erano intervenuti sulla vicenda dichiarando il proprio appoggio a Manila e accusando Pechino di utilizzare “milizie militari” per “intimidire, provocare e minacciare altre Nazioni”.

Il 4 aprile, Lorenzana ha affermato che la continua presenza di “milizie marittime” cinesi abbia rivelato l’intenzione di Pechino di occupare ulteriori territori nelle acque in questione. Il 5 aprile, Manila ha quindidichiarato che continuerà a protestare ogni giorno fin quando le imbarcazioni cinesi se ne saranno andate e ha ricordato che, il 12 aprile 2016, anche la Corte di Giustizia internazionale si era espressa in suo favore rispetto alle dispute con la Cina nel Mar cinese Meridionale.

A tal proposito, durante l’intervento del 6 aprile, Zhao ha ribadito che, per Pechino, la sentenza del 12 luglio 2016 è illegale e non valida. Nel 2013, Manila aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta Linea dei nove tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità.

Il 6 aprile, la Cina ha ribadito il rifiuto della sentenza, affermando la validità delle proprie rivendicazioni basate su presupposti definiti storici e conformi alla legge internazionale. Zhao ha quindi accusato le Filippine di usare la sentenza del 12 aprile 2016 per negare la sovranità e i diritti cinesi, così come quelli dei suoi pescatori, definendo tale comportamento “inaccettabile”. Nella stessa giornata, anche il presidente delle filippine, Rodrigo Duterte, si è espresso sulla questione affermando che debba essere risolta per vie diplomatiche e con mezzi pacifici.

Per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi coinvolti nelle dispute. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”. Lo scorso 4 aprile, Washington ha inviato nel Mar cinese Meridionale il gruppo d’attacco della portaerei Theodore Roosevelt per la seconda volta dall’inizio del 2021.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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