Anche l’Egitto produrrà Sinovac, il vaccino anti-Covid cinese

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 10:55 in Cina Egitto

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In base a un accordo raggiunto con la Cina, l’Egitto produrrà il vaccino anti-Covid dell’azienda cinese Sinovac Biotech Ltd., con una capacità di produzione che si prevede raggiungerà 60 milioni di dosi all’anno.

Ad affermarlo, il 6 aprile, è stata la ministra della Salute egiziana, Hala Zayed, nel corso di un incontro governativo, durante il quale è stato specificato che saranno due le aziende del Paese Nord-africano che si occuperanno della produzione del vaccino, attraverso la Egyptian Holding Company for Biological Products and Vaccines (VACSERA). In un anno, ha affermato Zayed, l’Egitto potrebbe produrre da 20 a 60 milioni di dosi del cosiddetto CoronaVac.

Al momento, sono circa 98.000 gli egiziani che hanno aderito alla campagna di vaccinazione contro il Coronavirus, in un momento in cui il Paese si trova a far fronte a una nuova impennata dei contagi. Al contempo, sono 148.987 i cittadini che, al 5 aprile, risultano essere vaccinati. La campagna, avviata nel mese di febbraio scorso, prevede vaccinazioni per gruppi specifici, tra cui il personale medico-sanitario, gli anziani e i pazienti con malattie croniche. Ad oggi, la prima categoria risulta essere in gran parte vaccinata. Inoltre, la ministra Zayed ha dichiarato che, di recente, sono stati aperti 40 centri per le vaccinazioni, raggiungendo quota 196 in totale, sebbene l’obiettivo sia crearne 350 in tutta la nazione.

Oltre al vaccino prodotto da Oxford e Astra-Zeneca, l’Egitto ha approvato l’uso del vaccino anti-Covid sviluppato dall’azienda cinese Sinopharm. L’annuncio è stato dato il 2 gennaio dal Ministero della Salute egiziano, dopo che già il 10 dicembre scorso era stato riferito che gli Emirati Arabi Uniti (UAE) avevano donato al Paese Nord-africano 50.000 dosi del vaccino cinese, sufficienti a vaccinare 25.000 cittadini. Era stata proprio Abu Dhabi tra le prime a dichiarare che il siero ha un livello di efficacia pari all’86%, stando a quanto dimostrato attraverso i test di fase tre condotti sin dal mese di luglio 2020. Alla luce di ciò, la campagna vaccinale in corso in Egitto fa affidamento su 1.5 milioni di dosi totali dei vaccini di Sinopharm e Oxford-AstraZeneca.

Nel frattempo, il Paese sta assistendo a un nuovo aumento dei contagi da Covid-19, nonostante il superamento della seconda ondata della pandemia di novembre e la diminuzione di casi registrata a gennaio 2021. Sin dallo scoppio della pandemia, in Egitto sono stati circa 205.732 i contagi da Covid-19, di cui 12.210 decessi.  L’aumento dei casi positivi era stato già previsto dalle autorità egiziane, le quali avevano precedentemente messo in guardia da una curva in salita ad aprile, ma in discesa a maggio. Ad ogni modo, il nuovo picco si sta verificando in concomitanza con i preparativi del mese sacro di Ramadan, celebrato dall’intera comunità musulmana. Nel 2020, proprio durante il mese di Ramadan era stato registrato il maggior numero dei casi infetti da Covid-19. Quest’anno, il governo del Cairo ha concesso la celebrazione delle preghiere comunitarie, per un limite massimo di 30 minuti, e nel rispetto delle misure anti-contagio, ma ha imposto il divieto di organizzare banchetti e cerimonie pubbliche.

Negli ultimi anni, le autorità egiziane sono state spesso accusate di non aver prestato l’attenzione necessaria al sistema sanitario. In tale quadro, il 3 gennaio, la procura egiziana ha aperto un’inchiesta sul caso di almeno quattro pazienti affetti da Coronavirus, che, secondo uno dei familiari, sarebbero deceduti a causa della mancanza di ossigeno nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale statale in cui erano in cura, nel governatorato di Sharqia. Il caso è scoppiato dopo la diffusione in rete di un video, divenuto virale, che mostra le infermiere provare a salvare i pazienti e in cui affermano: “Sono tutti morti. Non c’è ossigeno”. Le autorità egiziane, da parte loro, hanno smentito le accuse, affermando che i pazienti sono morti per patologie pregresse e per l’aggravarsi delle condizioni di salute a causa del virus.  

  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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