Accordo sul nucleare iraniano: se ne parla a Vienna

Pubblicato il 7 aprile 2021 alle 10:00 in Europa Iran USA e Canada

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L’Iran e i Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), si sono riuniti a Vienna, il 6 aprile, per colloqui volti a rilanciare l’intesa e a favorire il ritorno degli Stati Uniti.

Al meeting hanno partecipato, all’interno di una “Commissione mista”, delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito e si prevede che gli stessi si riuniranno nuovamente il 9 aprile prossimo, per colloqui che probabilmente dureranno per settimane. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti.

Il capo della delegazione iraniana a Vienna, Abbas Araghchi, ha definito i primi colloqui costruttivi, ma ha ribadito che Teheran continuerà ad opporsi a qualsiasi accordo che preveda un freno alle operazioni di arricchimento di uranio al 20% in cambio di un miliardo di dollari, una somma, appartenente all’Iran, attualmente congelata in Corea del Sud. Anche il delegato di Mosca, Mihkail Ulyanov, ha descritto l’incontro del 6 aprile con termini positivi, seppur evidenziando che ripristinare il JCPOA richiederà tempo. Per il rappresentante russo, ciò che più importa è che siano state avviate le prime mosse concrete verso il raggiungimento dell’obiettivo.

Al termine dei primi colloqui del 6 aprile, è stato chiesto a due gruppi di esperti di delineare un elenco delle sanzioni di cui l’Iran chiede la revoca e di abbinarlo alla serie di impegni a cui Teheran dovrebbe adempiere, ai sensi dell’accordo. Washington, attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, ha riferito che il primo passo è il rispetto degli impegni da parte iraniana, con riferimento al programma nucleare e di missili balistici. Motivo per cui, si prevede che i colloqui con l’Iran saranno difficili. Tuttavia, secondo Price, l’aver intrapreso un round di negoziati a Vienna rappresenta una prima mossa positiva. Come specificato da Malley, ciò che gli USA cercano è un accordo completo a lungo termine, che includa tutte le attività nucleari dell’Iran nella regione.

Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.  Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Pertanto, le due parti sono bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna aspetta che sia l’altra ad agire per prima.

Come precisato dal quotidiano Asharq al-Awsat, i nuovi colloqui di Vienna sono perlopiù incentrati sul ritorno a un accordo nella sua forma precedente, sebbene l’amministrazione statunitense desideri includervi il programma di missili balistici dell’Iran e il suo ruolo nella regione mediorientale. Secondo alcuni analisti, la cui opinione è stata riportata da al-Arab, è probabile che i colloqui indiretti tra Washington e Teheran siano, in realtà, il preludio di negoziati diretti. Tuttavia, è stato evidenziato, l’Iran ha chiarito le proprie precondizioni, ovvero la revoca delle sanzioni prima di sedersi al tavolo dei negoziati, mentre gli USA attendono dapprima il completo rispetto degli impegni stabiliti dall’accordo. Il problema, chiariscono gli analisti, sta nel determinare chi dovrà fare il primo passo, ma non è da escludere l’ipotesi secondo cui le due parti compiranno “piccoli passi” senza impegnarsi in modo completo, al fine di guadagnare tempo. Un approccio simile, definito moderato, potrebbe comunque favorire una distensione delle tensioni tra Iran e Stati Uniti e scongiurare un ulteriore peggioramento delle loro relazioni, mentre frenerebbe Teheran dal compiere ulteriori violazioni. Inoltre, secondo alcuni, Washington potrebbe anche favorire misure a sostegno dell’economia iraniana, magari aprendole la strada ai finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale o facilitando l’invio di aiuti umanitari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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