Yemen: gli ultimi sviluppi da Nord a Sud

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 11:24 in Medio Oriente Yemen

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Mentre le forze yemenite hanno riferito di aver colpito un drone esplosivo lanciato dai ribelli sciiti Houthi contro la regione di Ma’rib, truppe dell’esercito filogovernativo sono state impegnate in violenti scontri nei territori meridionali, preludio di nuove tensioni con i gruppi separatisti legati al Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

Nella sera del 5 aprile, le forze dell’esercito legate al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi, hanno riferito di aver distrutto un drone lanciato dalle milizie ribelli contro il Nord-Ovest di Ma’rib, una regione situata a 120 km a Est di Sana’a, al centro di una violenta offensiva dal 7 febbraio scorso. A detta dell’esercito yemenita, obiettivo del gruppo sciita era colpire i quartieri residenziali del governatorato, dove risiedono altresì centinaia di sfollati. Al contempo, un video diffuso dal centro media dell’esercito ha mostrato gruppi di combattenti Houthi ritirarsi dai fronti di combattimento occidentali, a seguito di violente battaglie, ancora in corso, che hanno visto altresì la partecipazione di gruppi di resistenza locali. A tal proposito, fonti Houthi hanno riferito ad al-Arabiya che l’elenco delle vittime include altresì il maggiore generale Abdul Latif Hammoud al-Mahdi, comandante della cosiddetta quarta regione, ucciso dai raid delle forze aeree della coalizione a guida saudita contro l’Ovest di Ma’rib.

Qui, è dal mese di febbraio scorso che gli Houthi stanno provando ad avanzare, al fine ultimo di prendere il controllo su una regione ricca di risorse petrolifere, che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Tuttavia, ad oggi, non è stato registrato alcun risultato significativo sul campo. Ad ogni modo, ciò che continua a destare maggiore preoccupazione è la situazione dei campi profughi della suddetta regione, i quali ospitano circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Nel corso degli ultimi 15 mesi, 27 campi profughi sono stati chiusi a seguito dei ripetuti attacchi e bombardamenti perpetrati dal gruppo sciita, mentre 2.671 famiglie sono state costrette a sfollare, aggiungendosi alle circa 116.000 persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni durante il 2020.

Di fronte a tale scenario, anche l’inviato della Svezia in Yemen, Peter Semneby, in un’intervista con Asharaq al-Awsat, ha messo in luce la necessità di un cessate il fuoco globale in Yemen, un Paese testimone di un conflitto civile scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi, il 21 settembre 2014. La tregua, ha spiegato l’inviato, è il punto di partenza per un processo politico inclusivo, ma richiede un minimo di fiducia da ciascuna parte belligerante, ovvero i ribelli Houthi e il governo yemenita legato al presidente Hadi. Inoltre, per Semneby, spetta proprio al gruppo sciita convincere l’avversario a sviluppare quella fiducia necessaria a sedersi al tavolo dei negoziati. Per l’inviato si tratta di una missione difficile, ma non impossibile.

Nel frattempo, il 5 aprile, un soldato yemenita è stato ucciso e altri 3 sono rimasti feriti nel corso di violenti scontri scoppiati nel governatorato meridionale di Abyan. A essersi affrontate vi sono state, da un lato, le forze dell’esercito filogovernativo, e, dall’altro lato, gruppi affiliati al Consiglio di Transizione Meridionale (STC), tra cui i combattenti della cosiddetta Cintura di sicurezza, sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (UAE). Una fonte locale, in condizioni di anonimato, ha specificato che gli scontri hanno avuto luogo sulla strada costiera che collega le città di Shakra e Ahwar, a Est di Zinjibar, governatorato di Abyan, e che ad essere deceduto è il fratello del comandante delle forze speciali yemenite stanziate nella regione, il colonnello Muhammad Al-A`ban.

Era da mesi che i governatorati meridionali non assistevano a scontri tra le forze filogovernative e i gruppi secessionisti. La tregua è stata favorita dalla formazione di un governo unitario, equamente distribuito tra Nord e Sud e in cui sono rappresentati anche i gruppi separatisti, con 5 Ministeri. L’esecutivo si è insediato ad Aden il 30 dicembre 2020, a seguito dell’annuncio della sua formazione, il 18 dicembre 2020. Il nuovo esecutivo ha rappresentato il risultato più tangibile dell’applicazione dell’accordo di Riad. Quest’ultimo è stato siglato il 5 novembre 2019 dal governo legittimo e dal STC, al fine di porre fine alle tensioni che li avevano visti protagonisti nei mesi precedenti. L’intesa prevede altresì l’allontanamento di gruppi armati da Aden e una ridistribuzione delle truppe ad Abyan, due punti non ancora del tutto attuati.

Nonostante l’annuncio del governo sia stato considerato un punto di svolta positivo negli sviluppi del più ampio conflitto yemenita, nelle ultime settimane la popolazione yemenita del Sud ha mostrato un crescente grado di insoddisfazione per l’operato dell’esecutivo, il quale non avrebbe ancora migliorato la situazione sociale e i servizi del Paese. Parallelamente, il STC ha ripreso a rivendicare l’istituzione dello Yemen del Sud, uno Stato già effettivamente esistito tra il 1967 e il 1990.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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