Yemen, gli Houthi parlano chiaro: nessuna pace senza Ma’rib

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 17:02 in Medio Oriente Yemen

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Nel corso dei recenti colloqui con gli inviati speciali dell’Onu e degli USA, le milizie di ribelli sciiti Houthi si sono dette riluttanti a porre fine alla propria offensiva a Ma’rib, una città, definita “strategica”, situata a circa 120 km a Est di Sana’a, teatro di una violenta escalation dal 7 febbraio scorso.

I colloqui a cui il quotidiano al-Arab fa riferimento, terminati il 31 marzo scorso, hanno visto delegati Houthi e del governo yemenita legittimo discutere con Martin Griffiths, inviato speciale delle Nazioni Unite, e Tim Lenderking, inviato di Washington, delle possibilità di pace in Yemen, dopo che, il 22 marzo, Riad ha proposto una sua iniziativa. Tuttavia, da quanto emerso dai meeting, sembra che gli Houthi non siano disposti a porre un freno alle violenze a Ma’rib se prima non riusciranno a ottenere il controllo del governatorato e un guadagno politico e militare. Come evidenziato sin dall’inizio dell’offensiva, la suddetta regione, non molto distante dal confine meridionale con il Regno saudita e sede di giacimenti petroliferi e di gas, potrebbe rappresentare un punto su cui far leva al tavolo dei negoziati. Inoltre, Ma’rib rappresenterebbe un punto di forza per i ribelli non solo per le ricchezze sotterranee, ma anche per la sua posizione strategica, in quanto contribuirebbe a proteggere la capitale Sana’a, tuttora sotto il controllo degli Houthi.

In tale quadro, fonti politiche di al-Arab hanno affermato che il rifiuto degli Houthi delle misure di confidence-building ha rappresentato un ostacolo per i colloqui intrapresi da Lenderking e Griffiths. Le milizie ribelli, da parte loro, hanno presentato nuove richieste che, però, non sono state accettate dal governo yemenita legittimo. Tra queste vi è l’annullamento definitivo delle restrizioni imposte sull’aeroporto di Sana’a e sul porto di Hodeidah, a cui si aggiunge la cessazione degli attacchi aerei della coalizione a guida saudita. Secondo fonti diplomatiche di al-Arab, con le nuove richieste, gli Houthi, in realtà, hanno inviato un messaggio indiretto agli interlocutori di Washington e dell’Onu, oltre che agli ambasciatori dei Paesi occidentali in generale. Nello specifico, per i ribelli il prerequisito per un accordo di cessate il fuoco o per una risoluzione politica del conflitto yemenita è il controllo di Ma’rib. Prima di allora, non potrà esservi alcuna trattativa.

Alla luce di ciò, le fonti di al-Arab ritengono che, prima di esercitare nuove pressioni sulle milizie sciite a livello internazionale, si attenderà l’esito della battaglia di Ma’rib, sebbene, al momento, non siano stati registrati risultati significativi. Al contempo, alcuni analisti credono che l’obiettivo attuale degli Houthi sia guadagnare tempo, mentre continuano a perpetrare attacchi e a inviare combattenti sui fronti della regione, con l’intento di indebolire le linee difensive che proteggono la città.

Un ricercatore politico yemenita, Najeeb Ghallab, ha dichiarato che lo scopo principale degli Houthi è proseguire la “guerra imposta dall’agenda iraniana” e che qualsiasi proposta di tregua è passata in secondo piano. Motivo per cui, gli Houthi sono diffidenti verso qualsiasi soluzione politica che possa minare i propri piani, i quali prevedono lo smantellamento del governo legittimo e la loro ascesa come un’autorità immune da pressioni esterne. Per realizzare i propri progetti, a detta del ricercatore, gli Houthi, da un lato, mirano a esacerbare il quadro umanitario yemenita, così da renderlo una fonte di ricatto a livello nazionale e internazionale, mentre, dall’altro lato, sono intenzionati a trasformare gli incontri e gli sforzi internazionali in un’arena in cui poter indebolire la legittimità dell’iniziativa saudita. Nel frattempo, il gruppo sciita continua con le proprie battaglie sul campo e con i propri attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita.

Come evidenziato da alcuni analisti, mentre a livello politico gli Houthi cercano di guadagnare tempo, a livello militare i ribelli proseguono con i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen, ignorando qualsiasi appello internazionale e minacciando la vita di milioni di sfollati. Le mosse del gruppo sciita potrebbero poi essere legate a quelle del suo alleato, l’Iran, impegnato con le potenze occidentali in perduranti negoziati sul dossier nucleare. Motivo per cui, il fallimento dei negoziati yemeniti potrebbe essere un riflesso delle “priorità” rappresentate dall’Iran, ed è probabile che, in una fase così critica per Teheran, l’accordo sul nucleare iraniano venga messo in primo piano rispetto alla crisi in Yemen. Parallelamente, se l’Iran riuscirà a ottenere dall’amministrazione statunitense ciò a cui aspira, ciò potrebbe riflettersi nei colloqui con le parti belligeranti yemenite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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