Vietnam: concluse le nomine dei “quattro pilastri”

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 13:23 in Asia Vietnam

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L’Assemblea nazionale del Vietnam, il corpo legislativo del Paese, ha eletto Pham Minh Chinh, come primo ministro, il 5 aprile, con il compito di ravvivare l’economia nazionale nella fase post-pandemia di coronavirus e di gestire la posizione del Vietnam nelle crescenti tensioni tra USA e Cina. La nomina è arrivata a conclusione di un rinnovo delle massime cariche del Paese, ovvero i tutti i cosiddetti “quattro pilastri”, il segretario generale del Partito comunista del Vietnam (CPV), il presidente di Stato, il primo ministro e il presidente dell’Assemblea nazionale.  

Il voto è stato organizzato a ballottaggio segreto e tra i 466 voti validi, 462 sono stati in favore della nomina di Chinh che ha prestato giuramento subito dopo essere stato eletto. Chinh è stato l’unico candidato proposto dall’Ufficio politico del CPV. Nato nel 1958, il neopremier ha concluso un dottorato in legge ed è stato vice ministro all’interno del Ministero per la Pubblica Sicurezza del Vietnam. Oltre a questo, fa parte anche del Comitato centrale anticorruzione. In qualità di primo ministro sarà la principale figura per interagire con il mondo esterno del Vietnam, nonostante vi siano altri membri interni al CPV ritenuti più conosciuti e potenti a livello internazionale.

Secondo quanto affermato dall’ex rettore della University for Social Sciences and Humanities di Hanoi, Pham Quang Minh, il nuovo primo ministro non è una figura molto conosciuta tra la popolazione vietnamita e per questo la sua nomina ha destato sorpresa. Parlando all’Assemblea nazionale, Chinh ha affermato che la sua amministrazione si concentrerà sulla lotta alla corruzione, sullo sviluppo dell’economia digitale e sulla risoluzione dei problemi delle aziende.

Lo scorso 2 aprile, l’Assemblea nazionale del Vietnam aveva votato in favore della rimozione dell’ormai ex primo ministro, Nguyen Xuan Phuc, che sarà quindi sostituito da Chinh. Phuc è quindi diventato presidente del Vietnam dal 5 aprile.

La nomina del primo ministro rientra all’interno di una fase di rinnovo della leadership vietnamita iniziata lo scorso 31 gennaio. In tale data, si era concluso il 13esimo Congresso nazionale del Partito comunista del Vietnam (CPV) con la conferma del 76eene Nguyen Phu Trong all’incarico di segretario del CPV per il terzo mandato consecutivo. A conclusione del Congresso era attesa anche la nomina di tutti i cosiddetti “quattro pilastri” ovvero il segretario generale del CPV, il presidente di Stato, il primo ministro e il presidente dell’Assemblea nazionale.  Le nomine per tali cariche sono state ultimate il 5 aprile, quando oltre ai nuovi incarichi di Chinh e Phuc, è stato annunciato che l’ex ministro per le Finanze ed ex vice primo ministro, Vuong Dinh Hue, è stato nominato presidente dell’Assemblea nazionale. In Vietnam, il centro della leadership è rappresentato dai cosiddetti quattro pilasti che governano il Paese in consultazione con i 18 membri dell’Ufficio politico del CPV.

Secondo analisti citati da Straits Times, Chinh porterà avanti le politiche già intraprese da Hanoi che comprendono un’ulteriore apertura del mercato nazionale e il bilanciamento tra USA e Cina. Al momento, le sfide principali che la leadership di Hanoi dovrà affrontare sono rappresentate proprio dalla gestione della posizione del Paese nel quadro delle crescenti tensioni tra gli USA e la Cina, che sono i principali partner commerciali del Vietnam.

Oltre a tali sfide a livello internazionale, dal punto di vista interno, il Vietnam ha posto obiettivi di crescita economiche tra il 6,5% e il 7 % nel periodo 2021-25 e di aumentare il PIL pro-capite tra i 4.700 e i 5.000 dollari entro il 2025. Nell’ultimo piano quinquennale adottato, Hanoi ha continuato a sostenere il concetto di “socialismo orientato al mercato”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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