Il Venezuela si impegna a rimuovere le mine al confine con la Colombia

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 6:56 in Colombia Venezuela

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Il Venezuela chiederà alle Nazioni Unite di aiutare il Paese a rimuovere le mine antiuomo che, a detta della presidenza, sarebbero state dispiegate sul territorio da gruppi armati “irregolari”, vicino al confine con la Colombia. Lo ha reso noto, domenica 4 aprile, il presidente Nicolas Maduro, tre giorni dopo l’uccisione, per via di una mina, di due soldati venezuelani che stavano conducendo operazioni militari nello stato sud-occidentale di Apure. In questa regione, gli scontri tra esercito e gruppi armati hanno costretto migliaia di venezuelani a fuggire attraverso il confine.

Il governo di Caracas, stando alle parole di Maduro, chiederà al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, “un’assistenza immediata di emergenza in modo da apprendere tutte le tecniche per disattivare i campi minati che questi gruppi irregolari si sono lasciati alle spalle”. La scorsa settimana, vari gruppi umanitari del Venezuela e della Colombia hanno chiesto all’ONU di nominare un inviato speciale per affrontare la crisi al confine, da anni al centro di traffici di droga e non solo. 

Giovedì primo aprile, il Venezuela ha riferito la notizia dei due soldati morti a causa delle mine antiuomo nello stato di Apure. L’esplosione ha lasciato feriti altri 9 militari, che stanno ricevendo le dovute cure mediche. Il Ministero della Difesa di Caracas ha specificato che l’operazione dell’esercito ha aiutato a smantellare 9 campi illegali, compreso uno che produceva pasta di coca, utilizzata per produrre la cocaina. Le autorità hanno poi aggiunto di essere riuscite ad arrestare 31 persone e ha specificato che 9 presunti combattenti erano stati uccisi. 

Le truppe venezuelane hanno lanciato un’operazione militare nella regione il 21 marzo, con il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, che ha affermato che il Paese si difenderà con tutte le forze dai gruppi irregolari, pur nel rispetto dei diritti umaniI rifugiati in fuga dalla zona, tuttavia, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che le forze di sicurezza hanno bruciato case e ucciso civili durante le loro operazioni. Il governo del Venezuela, dal canto suo, ha assicurato che sta indagando sulle accuse.

I dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), che rifiutano un accordo di pace con il governo colombiano, sarebbero gli obiettivi delle operazioni militari. Il presidente di Bogotà, Ivan Duque, ha accusato Caracas di ospitare i membri ribelli delle FARC, ormai in gran parte smobilitate, e i membri dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN), affermazioni che l’esecutivo venezuelano nega apertamente. 

Le tensioni tra i due Paesi Sud-americani sono scoppiate, in realtà, ancora prima dell’operazione del 21 marzo. Venezuela e Colombia condividono un confine di circa 2.000 km, un territorio che per anni è stato un focolaio per il contrabbando e il traffico di droga. Il 18 febbraio, Maduro ha accusato Duque di proteggere e incentivare il traffico di droga nel Paese, trasformandolo così “in un vero narco-Stato”, mentre, nello stesso mese, Padrino Lopez, ha dichiarato che la Colombia starebbe sistematicamente cercando di mettere a repentaglio la stabilità del Venezuela e ha accusato la Colombia di essere diventata un “centro di cospirazione”.

Circa l’accordo del 2016, questo aveva visto circa 13.000 membri delle FARC smobilitarsi e il gruppo diventare un partito politico legale. Il governo colombiano, tuttavia, deve ancora smilitarizzare altri gruppi armati tuttora attivi, tra cui i ribelli di ispirazione marxista-leninista dell’ELN, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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