Nigeria: gruppo di uomini armati attacca una prigione

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 16:52 in Africa Nigeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 5 aprile, un gruppo di uomini armati ha attaccato una prigione situata nella città di Owerri, nel Sud-Est della Nigeria, liberando circa 1.800 detenuti. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il 6 aprile, la polizia ritiene che dietro l’attacco si celi un gruppo separatista locale, noto come gli Indigeni del Biafra (IPOB). Tuttavia, un portavoce del movimento ha negato il loro coinvolgimento. Il presidente Muhammadu Buhari ha affermato che l’attacco è stato un “atto di terrorismo” ed ha ordinato alle forze armate di cercare ed arrestare tutti i fuggitivi. La città dove si è verificato l’assalto si trova nei pressi del Delta del fiume Niger, una regione ricca di petrolio che rappresenta una risorsa essenziale del Paese, che è il principale esportatore di greggio, nonché l’economia più grande dell’Africa. Gli aggressori hanno preso d’assalto la struttura intorno alle 2:15 del 5 aprile e i detenuti che sono riusciti a fuggire sarebbero 1.844. La polizia ha aggiunto che i responsabili dell’attacco hanno usato esplosivi per fare irruzione nel cortile della prigione.

Secondo le indagini preliminari della polizia, gli IPOB avrebbero effettuato l’assalto. Si tratta di un gruppo separatista che chiede l’indipendenza della regione del Biafra, situata nel Sud-Est della Nigeria. Tali tensioni avevano portato ad un conflitto violento, dal 1967 al 1970, tra il governo e i secessionisti, che aveva causato la morte di circa un milione di persone.  Tuttavia, un portavoce dell’IPOB ha riferito a Reuters che il gruppo non ha effettuato il raid contro nessuna prigione. “Non siamo coinvolti nell’attacco a Owerri, nello stato di Imo. Non è nostro compito attaccare il personale di sicurezza o le strutture carcerarie ”, ha dichiarato il portavoce dell’IPOB in una telefonata. Intanto, il Paese vive un momento sempre più critico, dato l’aumento delle violenze e dell’instabilità. Nel Nord-Est del Paese permane la minaccia islamista, nel Nord-Ovest si continuano a susseguire i rapimenti nelle scuole e, infine, il fenomeno della pirateria sconvolge il Golfo di Guinea. 

Il quadro di sicurezza, specialmente nel Nord della Nigeria, è complesso ed è caratterizzato dalla presenza a Nord-Est dei militanti di Boko Haram e, a Nord-Ovest, dai cosiddetti gruppi di “banditi”, così definiti dai nigeriani, che sono gruppi di criminali che sono soliti effettuare rapimenti in cambio di un riscatto. A tale proprosito, è possibile sottoliineare che il fenomeno del banditismo deriva da una lunga competizione per la terra e le risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa e dalla diffusione di armi leggere e di piccolo calibro nella regione. 

Come ha fatto notare il Council on Foreign Relations, dopo anni di strategie inefficaci dei militari, il presidente nigeriano ha deciso di considerare le richieste riguardo alla sostituzione dei vertici dell’esercito. Di fatto, il 27 gennaio, Buhari ha nominato nuovi capi di servizio che dovrebbero iniziare a lavorare a stretto contatto tra loro per dare priorità alla creazione del primo e a lungo atteso Comando delle Operazioni Speciali della Nigeria, sul modello di quello degli Stati Uniti, noto come Joint Special Operations Command (JSOC). 

I Paesi situati nei pressi del lago Ciad e nella regione del Sahel, entrambe zone profondamente colpite dalle insurrezioni jihadiste, non hanno strutture simili al JSOC, nonostante affrontino minacce sempre più complesse da parte di tali organizzazioni estremiste. Secondo la valutazione, la Nigeria, se dovesse istituire e rendere operativa con successo un Comando delle Operazioni Speciali, sarebbe un trend-setter. Così com’è, l’esercito nigeriano è sovraccarico su più fronti, sia sulla terraferma sia in mare aperto. Kabir Adamu, un analista della sicurezza con sede in Nigeria, ha definito il Sistema di sicurezza della Nigeria come priva di un “elemento di coordinamento” e di qualsiasi “meccanismo di monitoraggio che permetterebbe a chi lavora di capire cosa stanno facendo”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.