Libia: formata l’Alta commissione per la riconciliazione nazionale

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 9:51 in Africa Libia

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Il capo del Consiglio presidenziale ad interim, Mohamed al-Menfi, ha annunciato la formazione di un’Alta commissione per la riconciliazione nazionale, in linea con quanto stabilito all’interno della road map delineata dal Forum di dialogo politico.

“Vi annuncio un passo che tutti stavamo aspettando: un vero progetto di riconciliazione nazionale in grado di unire tutti i libici ”, sono state le parole di al-Menfi. L’annuncio è giunto il 5 aprile, in un clima che vede la Libia prepararsi alle elezioni presidenziali e legislative di dicembre, che si prevede rappresenteranno il culmine del processo di transizione democratica e della fine della crisi libica, scoppiata il 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Stando a quanto specificato da uno dei due vice di al-Menfi, Abdullah Al-Lafi, la nuova Commissione sarà composta da un presidente e da altri sei membri. A questa si aggiungeranno diversi sottocomitati, i quali avranno il compito di incontrare i cittadini libici nelle città del Paese, e una commissione incaricata di occuparsi della questione degli sfollati e rifugiati. Sebbene non siano stati specificati i possibili candidati alle posizioni all’interno dell’Alta commissione, al-Lafi ha dichiarato che selezionare i membri di tale organismo sarà essenziale per garantirne la buona riuscita e assicurare il raggiungimento dei suoi obiettivi, primo fra tutti ripristinare fiducia e stabilità. La Commissione non sarà legata ad autorità ed entità politiche, ma a “personalità nazionali di rilevanza politica e sociale”, in grado di guadagnarsi la fiducia della popolazione.

È stato lo stesso vicecapo del Consiglio presidenziale ad affermare che un’altra questione a cui bisognerà volgere l’attenzione è quella dei crimini contro l’umanità perpetrati nel corso degli ultimi anni, i cui responsabili dovranno essere portati davanti alla giustizia. Ad ogni modo, a detta di al-Lafi, bisognerà dimenticare il passato, in quanto il progetto di una riconciliazione nazionale getterà le basi per riportare stabilità in Libia. Anche l’altro vicecapo del Consiglio presidenziale, Mossa al-Koni, ha evidenziato che formare l’Alta commissione per la riconciliazione nazionale significhi voltare pagina. Il lavoro di tale organismo, è stato specificato, non è legato alle elezioni. Motivo per cui, la sua missione potrà durare anni. Inoltre, al-Koni ha spiegato che il Consiglio presidenziale non ha poteri esecutivi e che il proprio compito consiste nel mettere in contatto le autorità libiche. Firmare accordi, ha aggiunto al-Koni, spetta al governo di unità nazionale.

L’annuncio del 5 aprile è giunto a due mesi esatti dalla nomina delle nuove autorità esecutive ad interim, chiamate a guidare la Libia in una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni politiche e legislative del 24 dicembre 2021. In particolare, il 5 febbraio, all’interno del Forum di dialogo politico, Abdul Hamid Dbeibah ha ricevuto l’incarico di primo ministro del nuovo governo di unità nazionale, mentre Mohamed al-Menfi è stato posto a capo del Consiglio presidenziale. Nel corso delle ultime settimane, le autorità ad interim si sono impegnate nell’avviare le procedure volte a unificare le istituzioni libiche, precedentemente divise tra l’Est e l’Ovest libico. Anche lo stesso governo di unità nazionale (GNU) riunisce i due esecutivi precedenti, il governo di Tripoli, altresì noto come governo di accordo nazionale (GNA), guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dalla comunità internazionale, e il governo parallelo di Tobruk, legato all’Esercito Nazionale Libico (LNA).

Al momento, sono diverse le sfide che il GNU deve affrontare. Come riportato da al-Arabiya, una di queste è l’approvazione della proposta di bilancio da parte del Parlamento, essenziale per attuare i progetti necessari a rispondere alle esigenze della popolazione libica, soprattutto in materia di elettricità, sanità e sicurezza alimentare. Ad ogni modo, non sono mancate voci di opposizione alla proposta, la quale presenterebbe, per alcuni deputati, gravi errori e cifre troppo elevate.

In particolare, si parla di 96,2 miliardi di dinari, pari a circa 21,5 miliardi di dollari. Di questi, 33,5 miliardi di dinari sono destinati a salari e retribuzioni, 12,4 alle spese di gestione del governo, 23 miliardi allo sviluppo, 22 alle spese per sostegno e assistenza e altri 5 miliardi alle emergenze. Per finanziare importi simili, il governo libico fa affidamento soprattutto sui proventi derivanti dal petrolio, aumentati con la ripresa delle attività di produzione ed esportazione. A tal proposito, secondo i dati della National Oil Corporation, al 10 marzo scorso è stata toccata quota 7,767 miliardi di dollari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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