Israele: Netanyahu di nuovo incaricato di formare un governo

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 13:11 in Israele Medio Oriente

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Il presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha affidato l’incarico di formare un nuovo governo al premier uscente, Benjamin Netanyahu, nonostante egli sia convolto in un triplice processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso d’ufficio.

La notizia è giunta martedì 6 aprile, dopo che, il 23 marzo, la popolazione israeliana è stata chiamata alle urne, per la quarta tornata elettorale in due anni. Tuttavia, così come accaduto nelle precedenti elezioni del 2 marzo 2020, nessuno dei candidati e dei relativi blocchi è riuscito a ottenere la maggioranza necessaria a formare un nuovo esecutivo, portando il presidente Rivlin a intraprendere consultazioni con i partiti politici del Paese. “Non è stata una decisione semplice, a livello sia morale sia etico” ha affermato il capo di Stato il 6 aprile, facendo riferimento alla fedina penale di Netanyahu. Tuttavia, come specificato da Rivlin, i recenti colloqui hanno mostrato che è il premier uscente ad avere maggiori possibilità di formare un nuovo esecutivo e, stando a quanto sancito dalle norme del Paese e dalla Corte Suprema, un primo ministro, seppur incriminato, può continuare ad esercitare la propria mansione fino alla sentenza definitiva.

Nello specifico, Netanyahu ha ottenuto la raccomandazione di 52 dei 120 deputati della Knesset, il Parlamento israeliano, rispetto ai 45 parlamentari espressisi a favore di Yair Lapid, leader dell’opposizione e del partito centrista Yesh Atid, oltre che ex ministro delle Finanze. Sette deputati, invece, hanno chiesto la nomina di Naftali Bennett, leader del partito di destra Yamina. Compito di Netanyahu, ora, sarà formare una coalizione, ottenendo la maggioranza di 61 seggi, entro 28 giorni, con una eventuale proroga di due settimane. In caso di fallimento alla scadenza del termine prestabilito, Rivlin potrà eventualmente affidare l’incarico ad altri candidati.

Di fronte a tale scenario, Netanyahu ha esortato sia Bennet sia il suo ex alleato Gideon Sa’ar ad unirsi a lui per porre fine alla situazione di stallo. Sa’ar era precedentemente membro di Likud, il partito guidato dal premier incaricato, ma l’ha successivamente abbandonato per poi formare, l’8 dicembre 2020, un nuovo partito, New Hope. Al momento, né Sa’ar né Bennet sembrano essere intenzionati a collaborare con Netanyahu, anche alla luce del processo che lo vede coinvolto. Lapid, da parte sua, ha proposto al leader di Yamina di formare una coalizione, ma Bennet non si è espresso a riguardo. In tale quadro, Lapid ha affermato che affidare a Netanyahu l’incarico di formare un nuovo governo è una vergogna che rappresenta una macchia per lo Stato d’Israele, sebbene abbia riconosciuto che il capo di Stato non avesse altra scelta. Secondo alcuni analisti politici, in un cambiamento senza precedenti nella politica di formazione di coalizioni politiche in Israele, sembra che sia impossibile sia per la destra sia per l’opposizione formare un governo senza il sostegno della Lista congiunta dei partiti arabi, una coalizione formata da quattro partiti arabi che ha ottenuto 4 seggi alle elezioni del 23 marzo.

Le ultime elezioni sono state indette dopo che, il 22 dicembre 2020, il mancato accordo sulla legge di bilancio ha portato allo scioglimento della Knesset, provocando, in tal modo, la fine del governo di unità nazionale nato il 17 maggio 2020, guidato da Netanyahu e dal suo vice, Benny Gantz, altresì ministro della Difesa. Secondo quanto concordato, Gantz e Netanyahu avrebbero dovuto alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni. Tuttavia, l’alleanza ha più volte mostrato segnali di cedimento, mentre il premier Netanyahu ha dovuto far fronte alla crescente rabbia della popolazione israeliana.

Nel frattempo, il 5 aprile, il premier incaricato è ritornato in tribunale per la ripresa del processo. Dei tre casi giudiziari in cui è coinvolto Netanyahu, il primo riguarda la scoperta di doni del valore di centinaia di migliaia di dollari da parte di ricche conoscenze, tra cui il produttore cinematografico di Hollywood, Arnon Milchan, e il miliardario australiano, James Packer. Nel secondo caso, Netanyahu è accusato di aver tentato di architettare una copertura mediatica positiva per lui e il suo partito entrando in combutta con uno dei principali quotidiani israeliani. Il terzo caso, soprannominato Case 4000, al centro della testimonianza del 5 aprile, sostiene che Netanyahu abbia appoggiato una legislazione del valore di centinaia di milioni di dollari a favore del proprietario del gigante israeliano delle telecomunicazioni Bezeq, in cambio di un trattamento di favore sul suo sito di notizie Walla.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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