Etiopia: almeno 100 morti negli ultimi scontri tra Stati regionali

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 19:30 in Africa Etiopia

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Gli scontri al confine tra le regioni orientali di Afar e Somali, in Etiopia, hanno provocato al morte di almeno 100 civili, secondo quanto riferito, martedì 6 aprile, da un funzionario regionale, Ahmed Humed, intervistato dall’agenzia di stampa Reuters. Si tratta dell’ultima esplosione di violenza nel Paese del Corno d’Africa in vista delle elezioni nazionali prevsite per il 5 giugno.

I disordini sono scoppiati venerdì 2 aprile e sono proseguiti fino a martedì 6, ha precisato Humed, che è vice commissario di polizia per la regione di Afar. La fonte ha attribuito la responsabilità delle violenze alle forze della vicina regione etiope. Dall’altro lato, Ali Bedel, portavoce dell’amministrazione di Somali, ha dichiarato che 25 persone sarebbero state uccise venerdì e un “numero imprecisato di civili” sarebbe stato vittima di un successivo attacco compiuto martedì dagli stessi uomini armati. Bedel non ha risposto immediatamente alle richieste di commento sulla dichiarazione di Humed e Reuters non è ancora stata in grado di verificare in maniera indipendente le affermazioni. 

Le regioni di Afar e Somali sono interessate da una lunga disputa di confine. Nel 2014, il governo federale etiope ha ridisegnato il confine tra i due stati e trasferito ad Afar tre piccole città che la regione di Somali considera proprie e desidera riavere indietro. “Il trasferimento di tre città dello Stato di Somali all’amministrazione regionale di Afar, nel 2014, avvenuto senza alcuna procedura legale, è al centro delle ricorrenti uccisioni tragiche e insensate al confine tra le due regioni”, aveva spiegato a Reuters nell’ottobre 2020 Mohamed Olad, analista politico con sede ad Addis Abeba.

Disordini intermittenti scuotono con sempre maggiore frequenza il Paese africano da quando il primo ministro, Abiy Ahmed, è salito al potere, nell’aprile 2018. In quanto seconda nazione più popolosa dell’Africa, l’Etiopia è una delle economie in più rapida crescita del continente e si prevede che terrà nuove elezioni a giugno. Tuttavia, decenni di frustrazione derivanti dalle repressioni attuate dal governo di Addis Abeba e una serie di riforme democratiche introdotte da Abiy al momento della presa del potere hanno incoraggiato le milizie regionali a riemergere e a far sentire la propria voce sfidando il partito di governo. Come notato da Olad, “le frustrazioni a lungo represse spesso esplodono in violenza etnica”, e questo sembrerebbe proprio il caso dell’Etiopia negli ultimi mesi.

Nello specifico, a novembre 2020, il governo federale ha ingaggiato un pesante conflitto civile contro le forze dello stato regionale del Tigray. Il primo ministro Abiy ha ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione settentrionale il 4 novembre, dopo aver affermato che il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nell’area, dichiarazioni che il governo tigrino ha negato apertamente. Il TPLF è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto 2020, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo dello scorso anno, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

Si ritiene che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

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Chiara Gentili

di Redazione

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