Il Bahrein mira a salvaguardare i salari nel settore privato

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 12:23 in Bahrein Medio Oriente

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Il Ministero del Lavoro del Bahrein ha lanciato un piano volto a garantire i salari dei dipendenti del settore privato. Il fine ultimo è aumentare i livelli di produttività e crescita del Paese, migliorando, al contempo, l’ambiente lavorativo.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Arab il 6 aprile. Stando a quanto specificato, si tratta di una decisione stabilita dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo sociale, Jameel Humaidan, altresì presidente del consiglio di amministrazione dell’autorità di regolamentazione del mercato del lavoro, la quale si inserisce in un programma più ampio “di protezione dei salari”, che verrà sviluppato in più fasi. In particolare, in un primo momento, a partire dal primo maggio prossimo, i datori di lavoro con almeno 500 impiegati sono obbligati a garantire le retribuzioni previste ai propri dipendenti, facendo affidamento sul sistema di protezione salariale. Poi, dal primo settembre sarà il turno dei dirigenti con una forza lavoro composta da 50 a 499 impiegati, mentre dal primo gennaio 2022 la decisione riguarderà i datori con meno di 50 dipendenti. Il mancato pagamento puntuale dei salari comporterà sanzioni e procedimenti legali contro i trasgressori.

Come specificato da Humaidan, obiettivo del governo di Manama è preservare i diritti dei lavoratori, in conformità con la legislazione nazionale e gli standard internazionali. Allo stesso tempo, si prevede che la decisione contribuirà a far fronte a fenomeni quali il lavoro forzato e irregolare, considerato che ciascun datore dovrà fare uso dei sistemi di pagamento stabiliti dalla Banca centrale, volti a garantire trasparenza e controllo. Più in generale, il Bahrein si pone l’obiettivo di sostenere la crescita economica, aumentare la produttività e garantire i diritti di tutte le parti coinvolte nelle attività di produzione.

Già il 29 giugno 2020, a seguito dello scoppio della pandemia di Covid-19, l’esecutivo bahreinita si è impegnato a pagare il 50% degli stipendi dei dipendenti di aziende private, attive in quei settori particolarmente colpiti dall’emergenza sanitaria. I nuovi pagamenti sarebbero stati elargiti per almeno tre mesi e andavano ad aggiungersi ai 570 milioni di dollari spesi da aprile a giugno 2020 per garantire la retribuzione a circa 100.000 cittadini impiegati nel settore privato.

Per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia di Coronavirus, il governo di Manama ha precedentemente ampliato un pacchetto di incentivi economici per coprire un maggior numero di categorie di lavoratori. In particolare, è stata erogata una somma massima mensile di 300 dinari a 950 conducenti di taxi e autobus per tre mesi. Lo stesso importo è stato destinato a 829 istruttori di guida, mentre 422 dipendenti delle scuole materne e altri 102 in asili nido non coperti da assicurazione hanno ricevuto uno stipendio completo. Tali misure sono da inserire in un pacchetto dal valore di 11 miliardi di dollari a sostegno del settore privato.

Tuttavia, secondo un ricercatore del Global and National Security Policy Institute dell’Università del New Mexico, Emile Nakhleh, è stato proprio con la pandemia che sono state smascherate alcune problematiche del Paese, tra cui la crescente povertà e disoccupazione.

A detta del ricercatore statunitense, il Paese ospita un gran numero di lavoratori immigrati, provenienti perlopiù da India, Bangladesh, Pakistan e Filippine, pari a circa il 40 % della popolazione totale. La stragrande maggioranza di migranti si trova a svolgere lavori sottopagati, senza garanzie, vive in alloggi sovraffollati e spesso ha difficoltà ad accedere ai servizi sanitari di cui necessita. Con lo scoppio della pandemia, è stato difficile rispettare le disposizioni di distanziamento sociale e, non potendo recarsi nei supermercati o non potendo ordinare cibo online, molti immigrati hanno sofferto la fame.

Ritrovandosi in tali condizioni, sono parecchi i lavoratori stranieri che hanno chiesto di ritornare nei propri Paesi di origine. Ciò, a detta di Nakhleh, significa che, una volta terminata l’emergenza coronavirus, il Bahrein, al pari di altri Paesi del Golfo, si ritroverà a far fronte ad una manodopera straniera ridotta, nonché a un minor numero di lavoratori disposti a svolgere quelle mansioni rifiutate dalla popolazione locale. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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