Afghanistan: la proposta di pace del governo

Pubblicato il 6 aprile 2021 alle 6:31 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha condiviso i dettagli di una proposta di piano di pace con gli ambasciatori di vari Paesi. Sul campo però continuano le violenze in numerose province, tra cui Kandahar.

Secondo quanto riferito dal quotidiano locale Tolo News, che cita fonti vicine al palazzo presidenziale, Ghani ha condiviso il suo piano con Abdullah Abdullah, capo dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale dell’Afghanistan, il 4 aprile. Similmente, il presidente afghano ha discusso con l’alto rappresentante civile della NATO, il capo ad interim della Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan e gli ambasciatori dei Paesi membri dell’UE, nonché “gli inviati dei vicini e delle nazioni musulmane”. Le fonti hanno aggiunto che Ghani dovrebbe rendere pubblica la proposta nei prossimi giorni. 

Secondo le notizie che giungono dal Palazzo presidenziale, non confermate da fonti ufficiali, il piano di pace dovrebbe essere diviso in tre parti. La prima fase prevede il dialogo diplomatico con i talebani, nella seconda è prevista la “costruzione della pace”, con un linguaggio che potrebbe alludere alla creazione di un governo di transizione, e la terza fase si basa sul supporto alla pace, che indirettamente si riferisce a una situazione post-transizione. “Questa proposta non sarà accettata né dai talebani, né da noi, né dai partiti politici”, ha dichiarato Abdul Latif Pedram, capo dell’Afghanistan National Congress Party. Nel frattempo, un comitato di 15 membri guidato dall’ex vice presidente dell’Afghanistan, Mohammad Yunus Qanooni, ha discusso delle altre proposte elaborate partendo dalla bozza di piano di pace degli Stati Uniti. 

A Doha, in Qatar, nel frattempo, sono in corso nuovi sforzi diplomatici per fissare una data per la conferenza internazionale sull’Afghanistan che si terrà in Turchia. Le parti coinvolte devono ancora raggiungere un accordo sull’orario e sull’agenda dell’evento. Una data possibile potrebbe essere il 16 aprile. Per quanto riguarda la posizione dei Paesi coinvolti nel conflitto, prima di un incontro dei ministri degli Esteri della NATO, il 23 marzo, il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che nessuna decisione definitiva è stata presa in merito al futuro delle truppe straniere in Afghanistan. Tale dichiarazione fa riferimento al fatto che si avvicina la scadenza di maggio, che è il termine ultimo previsto per il ritiro, concordato dall’amministrazione guidata da Donald Trump nello “storico” accordo di pace con i talebani firmato a Doha il 29 febbraio 2020. 

Sul campo, intanto, le violenze continuano su base quotidiana. Almeno 37 talebani sono stati uccisi e altri 28 sono rimasti feriti nelle operazioni delle forze afghane, con supporto aereo degli alleati, nei distretti di Arghandab e Zherai della provincia di Kandahar. La notizia è stata riferita il 5 aprile dal Ministero della Difesa (MoD) di Kabul. L’esercito afghano ha sequestrato 90 motociclette durante l’operazione e ha anche distrutto “una grande quantità di armi” dei talebani, mentre sgomberavano un villaggio noto come “Tabeen”, situato nei pressi di Arghandab. I talebani, da parte loro, non hanno commentato l’operazione. Già il 4 aprile, i funzionari locali di Kandahar hanno riferito che l’Arghandab era stato riconquistato a seguito di un’operazione delle forze di sicurezza. Alcune parti del distretto sono state conquistate e controllate dai talebani negli ultimi mesi. Tuttavia, la situazione nell’area rimane tesa, poiché è stata segnalata la presenza di mine lungo le strade che collegano al distretto. 

A Kabul, inoltre, lo stesso 5 aprile, la polizia ha reso noto che un membro delle forze di sicurezza è stato ucciso e altri 4 sono rimasti feriti nell’esplosione di un ordigno artigianale che ha preso di mira un veicolo dell’esercito, nel distretto di Qarabagh. La detonazione è avvenuta intorno alle 7:00 del mattino, ora locale, nel villaggio di Sabz Sang. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. Non lontano, la sera del 4 aprile, 3 membri delle forze di sicurezza erano stati uccisi in un attentato con un’autobomba nel distretto di Paghman, situato ad Ovest della città di Kabul. Secondo la polizia, l’auto carica di esplosivo è stata fatta esplodere vicino a un veicolo militare. Almeno 12 membri delle forze di sicurezza sono rimasti feriti nell’esplosione. 

L’Afghanistan subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua complessa storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica nel Paese, durato dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di buona parte del territorio, intorno al 1998, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non aveva messo fine alle violenze, che sono state in continuo aumento durante e dopo le negoziazioni. In tale contesto, la nuova amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, il 29 gennaio, ha affermato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, alla luce del quadro instabile in Afghanistan. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.