La visita del presidente del Consiglio Europeo in Libia

Pubblicato il 5 aprile 2021 alle 8:54 in Europa Libia

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Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha ribadito il sostegno dell’UE al nuovo Governo libico, durante la sua visita a Tripoli, iniziata il 4 aprile. 

Durante la sua permanenza, Michel ha incontrato il primo ministro libico, Abdul-Hamid Dbeibah, il ministro degli Esteri, Najla Al-Mangoush, e il capo del Consiglio Presidenziale, Mohammed Menfi. In una conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio Europeo, Al-Mangoush ha dichiarato che la Libia ha compiuto molti sforzi negli ultimi mesi per sviluppare le proprie strategie nazionali per combattere l’immigrazione illegale e ha anche rafforzato la cooperazione con l’UE a tale fine. Il ministro degli Esteri di Tripoli ha affermato che l’obiettivo del nuovo Governo è di raggiungere la stabilità e preparare il Paese alle elezioni generali, che sono previste per il 24 dicembre di quest’anno. Inoltre, Al-Mangoush  ha aggiunto che la posizione dell’esecutivo rimane chiara sulla necessità che tutti i mercenari stranieri abbandonino la Libia. 

A tale proposito, il quotidiano turco Daily Sabah, ha riferito la notizia della vista del rappresentante europeo in Libia sottolineando l’appello di Michel a tutte le forze armate straniere e ai mercenari presenti nel Paese. “C’è una nuova opportunità per ricostruire la Libia, ma ad una precondizione: tutti i combattenti e le truppe straniere devono lasciare il Paese”, ha dichiarato il presidente del Consiglio Europeo. Il quotidiano turco ha aggiunto che Mohammad Younes Menfi, capo del Consiglio Presidenziale, ha avuto una discussione con Michel sulla questione dei migranti e della sicurezza dei confini marittimi tra Libia e UE. Inoltre, secondo la stessa fonte, che cita funzionari europei anonimi, sono previste nuove visite a Tripoli da parte di leader dell’UE, nel prossimo futuro. 

I recenti sviluppi politici in Libia, culminati il 5 febbraio con l’incarico di premier di un governo unitario libico a Dbeibah, sono arrivati a seguito all’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020 a Ginevra, in occasione di un incontro del Comitato militare congiunto 5+5, che ha riunito rappresentanti di entrambe le parti belligeranti protagoniste del conflitto libico. Queste sono l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e l’esercito legato all’esecutivo che era al potere a Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Un altro punto dell’accordo del 23 ottobre prevedeva l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese Nord-africano entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. La scadenza, tuttavia, non è stata ancora rispettata. 

Il 26 febbraio 2021, una rappresentante delle Nazioni Unite in Libia ha riferito che ci sono ancora circa 20.000 soldati e mercenari stranieri che supportano le due fazioni rivali libiche. La maggior parte di queste sono concentrate intorno a Sirte, nella base aerea di Jufra, controllata dalle forze armate di Haftar e situata 500 chilometri a Sud di Tripoli. In tale contesto, è importante specificare che sono diversi gli attori stranieri che sono intervenuti in Libia nel corso della perdurante crisi, le cui tensioni sono state evidenti sin dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Tra questi, Russia, Francia, Giordania ed Emirati Arabi Uniti hanno prestato sostegno al generale Haftar, mentre la Turchia e l’Italia hanno appoggiato il governo di Tripoli. A tal proposito, risale al 22 dicembre 2020 la decisione del Parlamento turco, con cui è stata approvata una mozione proposta dalla presidenza, guidata dal capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, che prevede l’estensione della missione delle proprie forze armate in Libia per altri 18 mesi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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