Kosovo: l’elezione della presidentessa Vjosa Osmani

Pubblicato il 5 aprile 2021 alle 10:28 in Balcani Kosovo

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Il Parlamento del Kosovo ha eletto come presidentessa Vjosa Osmani, candidata del partito Vetevendosje, noto anche come Determination Movement Party.  

La donna, 38 anni e professoressa di legge, aveva assunto la carica ad interim a seguito delle dimissioni di Hashim Thaci, rassegnate il 5 novembre 2020 a seguito della certificazione delle accuse di crimini di guerra nei suoi confronti, riguardanti la sua condotta come comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il mandato di Osmani era scaduto quando il nuovo Governo si era insediato, a seguito della vittoria del 14 febbraio. L’esecutivo è guidato oggi dal primo ministro Albin Kurti, anche lui del partito Vetevendosje. Quindi, il 4 aprile, il Parlamento da 120 seggi del Paese ha votato a favore della nomina della presidentessa Osmani con 71 voti. 

I partiti di opposizione e gli organi di controllo della società civile hanno criticato la sua nomina, affermando che avere un presidente, un primo ministro e un presidente del Parlamento tutti dello stesso partito non si addice in un Paese con una democrazia fragile, come il Kosovo. Il Determination Movement Party, che rappresenta il centro sinistra, ha registrato un’importante crescita nei consensi alle elezioni del 14 febbraio. Questo ha ricevuto il 48% dei consensi, mentre il Partito Democratico del Kosovo (PDK), formazione politica di centrodestra, ha ottenuto il 17% e la Lega Democratica del Kosovo (LDK), il partito conservatore che era al governo, ha ottenuto il 13% dei voti. L’affluenza alle urne è stata del 47%, un dato del 2.5% superiore alle elezioni del 2019, secondo la Commissione Elettorale Centrale.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Vjosa Osmani è considerata un simbolo di cambiamento, poichè rappresenta una parte dei giovani kosovari che guarda con favore all’Occidente ed è frustrata dal nepotismo e dall’inefficacia dei partiti tradizionali del Paese. Nel suo discorso appena nominata, il 4 aprile, la presidentessa ha chiesto un dialogo volto a normalizzare i legami con la Serbia, ma ha aggiunto che Belgrado deve prima scusarsi e punire i responsabili dei crimini di guerra commessi durante la guerra del 1998-99 che alla fine ha portato all’indipendenza del Kosovo nel 2008. “La pace sarà raggiunta solo quando vedremo il rimorso e le scuse dalla Serbia e quando ci sarà giustizia per coloro che hanno subito i loro crimini”, ha dichiarato Osmani.

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, sostituendo l’amministrazione sponsorizzata dall’Onu che era stata creata dopo il bombardamento del Paese da parte della NATO nel 1999. L’azione dell’Alleanza, che ha fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave, aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del Governo serbo, tra cui l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro. La popolazione locale è composta al 90% da persone di origine albanese. 

In tale contesto, è interessante sottolineare che l’ex premier, Thaci, attualmente sotto processo al Tribunale dell’Aia, è considerato un eroe nazionale in Kosovo. Il 52enne, ex guerrigliero, è diventato il primo premier del giovane Paese nel 2008 ed è diventato presidente nel 2016. Sostenuto dagli Stati Uniti, Thaci aveva intrapreso la sua carriera politica dopo aver guidato la battaglia dell’UCK contro le forze del defunto presidente serbo, Slobodan Milosevic. I legami con l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono approfonditi quando il Kosovo e la Serbia hanno firmato, il 4 settembre, un accordo alla Casa Bianca per normalizzare le reciproche relazioni economiche.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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