Israele: riprende il processo per corruzione contro Netanyahu

Pubblicato il 5 aprile 2021 alle 15:12 in Israele Medio Oriente

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è tornato in tribunale, lunedì 5 aprile, per la ripresa del processo a suo carico. Su di lui pendono accuse di corruzione, frode e abuso di potere.

Il premier si è presentato presso la sede della Corte distrettuale di Gerusalemme, con mascherina nera e abito scuro. Sedendo vicino ai suoi avvocati, ha ascoltato la procuratrice Liat Ben Ari, che lo ha accusato di aver abusato del suo ufficio per promuovere i propri interessi politici. “Si tratta di un caso di grave corruzione di regime, dove il primo sospettato è il premier di Israele, il quale ha usato il suo grande potere in maniera proibita”, ha dichiarato l’accusa in apertura del processo. Netanyahu, che ha respinto tutti gli illeciti a lui imputati, ha lasciato l’aula prima che il testimone fosse chiamato a riferire. 

“Il primo ministro israeliano ha utilizzato il grande potere governativo a lui affidato, tra le altre cose, per chiedere e ottenere vantaggi impropri dai proprietari dei principali media in Israele al fine di far avanzare i suoi affari personali e anche per soddisfare il suo desiderio di essere rieletto”, ha affermato la procuratrice durante le discussioni di apertura, aggiungendo: “Il rapporto tra Netanyahu e gli imputati era diventato una moneta, qualcosa che poteva essere scambiato. La valuta può distorcere il giudizio di un funzionario pubblico”.

Nel frattempo, il presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha iniziato i colloqui con i leader dei partiti politici per individuare il candidato che sarà incaricato di formare il prossimo governo dopo il voto del 23 marzo, i cui risultati non hanno prodotto un verdetto chiaro. Con il processo in corso a Gerusalemme, da un lato, e le consultazioni del presidente, dall’altro, gli sforzi di Netanyahu per rimanere al potere sono a rischio. 

Dei tre casi giudiziari in cui è coinvolto il premier, il primo riguarda la scoperta di doni del valore di centinaia di migliaia di dollari da parte di ricche conoscenze, tra cui il produttore cinematografico di Hollywood, Arnon Milchan, e il miliardario australiano, James Packer. Nel secondo caso, Netanyahu è accusato di aver tentato di architettare una copertura mediatica positiva per lui e il suo partito entrando in combutta con uno dei principali quotidiani israeliani. Il terzo caso, soprannominato Case 4000, al centro della testimonianza di lunedì, sostiene che Netanyahu abbia appoggiato una legislazione del valore di centinaia di milioni di dollari a favore del proprietario del gigante israeliano delle telecomunicazioni Bezeq in cambio di un trattamento di favore sul suo sito di notizie Walla.

Fuori dall’aula, decine di sostenitori e critici del primo ministro si sono riunite per protestare, su lati opposti dell’edificio, tra la forte presenza degli agenti di polizia. I manifestanti anti-Netanyahu stanno tenendo manifestazioni settimanali da mesi, chiedendo le sue dimissioni. Il primo ministro, dal canto suo, respinge le accuse nei propri confronti definendo il caso “una caccia alle streghe” dei media e delle forze dell’ordine per spodestarlo. Il processo è iniziato lo scorso anno e potrebbe durare per almeno altri due anni.

Secondo le accuse, Shaul Elovitch, amministratore delegato di Bezeq, “avrebbe esercitato forti e continue pressioni” su Ilan Yeshua, l’ex capo redattore di Walla, per modificare gli articoli sul sito web in modo da soddisfare le richieste di Netanyahu e della sua famiglia. Le accuse di corruzione potrebbero comportare una pena detentiva fino a 10 anni di carcere e/o ad una multa. Frode e abuso di potere sono punibili con condanne fino a tre anni di prigione.

La legge israeliana non richiede che i primi ministri si dimettano mentre sono sotto accusa e Netanyahu si è rifiutato di farlo. Ciò ha lasciato il Paese profondamente diviso. Un governo di unità di emergenza formato lo scorso anno per affrontare la crisi dovuta al coronavirus si e ritrovato di recente impantanato in litigi politici ed è caduto a pezzi per l’incapacità di approvare un bilancio.

Né gli alleati del primo ministro né i suoi nemici si sono assicurati la maggioranza di governo alla Knesset, in seguito alle ultime elezioni parlamentari. Il destino di Netanyahu potrebbe dipendere da due partiti non allineati, ovvero il partito arabo islamista Raam, guidato da Mansour Abbas, e il partito di destra Yamina, guidato da un suo ex alleato, Naftali Bennett. I due gruppi politici saranno al centro dei tentativi del primo ministro e del leader dell’opposizione, Yair Lapid, di formare una coalizione. 

Netanyahu ha superato il padre fondatore di Israele David Ben Gurion come primo ministro più longevo del Paese, avendo ricoperto la carica ininterrottamente dal 2009 e per diversi anni negli anni ’90.

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Chiara Gentili

di Redazione

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