Somalia: attacco suicida a Mogadiscio

Pubblicato il 4 aprile 2021 alle 13:00 in Africa Somalia

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Il portavoce della polizia somala, Sadiq Dudishe, ha reso noto che un attentatore suicida si è fatto esplodere in un negozio di tè frequentato da giovani della capitale somala Mogadiscio, causando la morte di 5 civili, compreso un bambino, intorno alle 19:00, ora locale, del 3 aprile.  Al momento, l’attentato non è stato ancora rivendicato ed è avvenuto a qualche ora di distanza da due attacchi perpetrati dall’organizzazione vicina ad Al-Qaeda, Al-Shabaab, contro basi militari dell’Esercito somalo.

Dudishe ha confermato che nell’attentato sono morte in totale 6 persone, compreso l’attentatore, e che altre 4 sono state ferite. In base a quanto riferito da un testimone, Ali Mohamed, l’aggressore si è avvicinato ad un gruppo di persone che stavano bevendo tè nei pressi di una stazione di polizia e si è fatto esplodere. Tra le vittime vi sarebbero stati ragazzi giovani.

Prima dell’attentato a Mogadiscio, nella stessa giornata, alcuni militanti di Al-Shabaab hanno attaccato due basi militari dell’Esercito nazionale somalo, nella regione del Basso Scebeli, nella parte centro-meridionale del Pase, situate una nella città di Barire e l’altra ad Audeglé. I due centri si trovano a circa 100 km a Sud-Ovest dalla capitale Mogadiscio e, secondo testimoni locali, sarebbero stati colpiti da due esplosioni. Una terza deflagrazione avrebbe poi coinvolto un veicolo con a bordo soldati che si stava dirigendo da Mogadiscio verso le basi colpite dagli attacchi. Dopo alcune ore di combattimento, l’Esercito somalo ha affermato di aver però ripreso il controllo delle basi e di aver sconfitto gli assalitori infliggendo loro perdite e mettendoli in fuga.

In tale occasione l’attacco è stato rivendicato da Al-Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”. Quest’ultima è un’organizzazione politico-militare legata ad al-Qaeda che ha il fine di ribaltare il governo di Mogadiscio, appoggiato da vari Paesi esteri, per imporre la propria interpretazione della legge islamica. Con tale scopo, i militanti di Al-Shabaab conducono regolarmente attentati contro lo Stato, colpendo spesso la capitale somala.

Al-Shabaab controllava ampie zone del Paese ma, dal 2011 in poi, i suoi militanti furono cacciati dai principali centri abitati e città somale, tra cui anche Mogadiscio, dall’Esercito somalo e dalle truppe dell’Unione Africana. In Somalia, per combattere Al-Shabaab, sono presenti 20.000 uomini dell’operazione di peacekeeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Oltre a questo, anche gli Stati Uniti sono stati tra i Paesi che hanno combattuto il gruppo islamico nel Paese del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei che hanno avuto come bersaglio i jihadisti.

In base al Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo di statunitense, l’Africa orientale è definita “un porto sicuro per Al-Shabaab”, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche “tasse” e ha assoggettato i governanti locali. Stando alla relazione, da tali luoghi, i terroristi di Al-Shabab organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche contro il confinante Kenya. Secondo il report, nel 2019, gli attacchi di Al-Shabaab sarebbero aumentati e si starebbero focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, aveva dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Camilla Canestri

di Redazione

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