L’Iraq investe 1,15 miliardi nel giacimento di Majnoon

Pubblicato il 4 aprile 2021 alle 6:28 in Iraq Medio Oriente

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L’Iraq ha approvato investimenti pari a circa 1,15 miliardi di dollari per il 2021, volti a sviluppare il gigantesco giacimento petrolifero di Majnoon, situato nel Sud del Paese, nei pressi di Bassora. La mossa giunge dopo che Baghdad ha raggiunto accordi con la francese Total da 7 miliardi di dollari.

La prima notizia è stata rivelata, il primo aprile, da un funzionario del settore petrolifero iracheno, Dhiya Shakir, responsabile della gestione del suddetto giacimento, il quale ha specificato che l’Iraq prevede di aumentare la produzione di Majnoon a 450.000 barili al giorno, dai 130.000 barili al giorno attuali, entro tre anni. La decisione è giunta dopo che Baghdad si è impegnata, nel corso dell’ultimo anno, a mantenere i tagli alla produzione, in accordo con gli altri membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e OPEC+, che l’hanno spinta a porsi come obiettivo quello di aumentare la quantità di greggio leggero proprio dal giacimento di Majnoon. Come specificato da Shakir, i prezzi di greggio leggero sono più alti rispetto al petrolio pesante.

Nel quadro del piano di aumento della produzione, la statunitense Schlumberger Ltd. ha già completato la metà delle attività di perforazione in 40 pozzi petroliferi, così come stabilito in un contratto assegnato nel 2018. Ora, la compagnia irachena Iraqi Drilling, gestita dallo Stato, inizierà le proprie attività in 40 pozzi ad aprile. Parallelamente, le autorità irachene si stanno preparando ad aprire gare d’appalto per un’unità di pompaggio di acqua, al fine di aumentare la pressione del serbatoio e facilitare il flusso del petrolio in superficie.

Le esportazioni di petrolio iracheno costituiscono il 95% delle entrate statali. In tale quadro, si colloca il giacimento di Majnoon, considerato il maggiore a livello mondiale, il quale dispone di più di 30 miliardi di barili di petrolio di riserve. Il giacimento fu scoperto nel 1975 dalla compagnia brasiliana Braspetro. Poi, l’11 dicembre 2009 il governo iracheno ha fornito una licenza per una joint venture a Royal Dutch Shell e Petronas per il suo sfruttamento, al fine di triplicare la produzione delle riserve stimate a 13 miliardi di barili, ad un prezzo di 1,39 $/barile. Shell ha successivamente accettato di trasferire le sue operazioni a Basra Oil Company, seguita, nel 2013, da Petronas.

Tra le recenti operazioni dell’Iraq volte a potenziare il proprio settore petrolifero si annovera il contratto siglato con Total, annunciato dal Ministero del Petrolio il 29 marzo. Si tratta, in realtà, di un accordo quadro che prevede quattro progetti riguardanti gas naturale, energia solare e trattamento dell’acqua di mare. Il ministro del Petrolio iracheno, Ihsan Abul Jabbar, ha specificato che la società francese è disposta a fare un investimento “multimiliardario”, ma che le operazioni previste nell’accordo dovranno essere dapprima poste al vaglio del governo per l’approvazione finale.

Stando a quanto stabilito, Total costruirà un impianto per la produzione di gas naturale in cinque giacimenti petroliferi meridionali, West Qurna 2, Majnoon, Artawi, Tuba e Luhais, da cui si prevede potranno essere prodotti 300 milioni di piedi cubi di gas al giorno in una prima fase e poi una quantità pari al doppio in un secondo momento. Tuttavia, non è stato specificato alcun limite temporale. Un secondo progetto, già delineato, ma sospeso da circa dieci anni, consentirà l’iniezione dell’acqua di mare, fondamentale per lo sviluppo dei giacimenti petroliferi meridionali. In un primo momento, si potranno trattare 2,5 milioni di barili di acqua di mare al giorno, e si prevede che ciò contribuirà a far fronte al calo della produzione in alcuni giacimenti come Rumaila, West Qurna, Zubair e Majnoon. Total si è poi impegnata ad aumentare la produzione del giacimento petrolifero di Artawi da 60.000 a 200.000 barili al giorno. Infine, il quarto progetto vedrà la compagnia costruire una centrale solare da 1.000 megawatt, in linea con le ambizioni dell’Iraq di aumentare il suo potenziale di energia rinnovabile. Il fine ultimo è altresì far fronte alle perduranti problematiche economiche, esacerbate dalla pandemia di Coronavirus e dal calo dei prezzi di petrolio del 2020. 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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