Grande diga africana: nuovo summit tra Egitto, Sudan ed Etiopia

Pubblicato il 4 aprile 2021 alle 10:53 in Egitto Etiopia Sudan

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Egitto, il Sudan e l’Etiopia hanno avviato un nuovo round di dialoghi per risolvere le dispute legate alla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la diga che Addis Abeba sta costruendo sul Nilo Azzurro, il 3 aprile, a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo (DRC).  

L’incontro durerà tre giorni e l’Unione africana, di cui la DRC detiene la presidenza di turno, svolgerà il ruolo di mediatore tra le parti. All’evento parteciperanno i ministri degli Esteri e dell’Irrigazione dei tre Paesi coinvolti ed esperti dell’Unione africana.

In base a quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri dell’Egitto, il Cairo vuole che i negoziati si concludano con un accordo legalmente vincolante che regoli le operazioni e il riempimento della riserva della GERD. Il Sudan ha dichiarato che parteciperà al summit di Kinshasa sperando di concordare su un “approccio negoziale”, per far sì che i dialoghi siano costruttivi. Quest’ultimo punto si riferisce ad una proposta de Il Cairo, appoggiata anche da Khartoum, in base alla quale anche gli Stati Uniti, l’Onu e l’Unione europea dovrebbero fare da mediatori insieme all’Unione africana. L’Etiopia ha finora respinto quest’ultima proposta dichiarando di “credere nella risoluzione dei problemi africani da parte degli africani”.

Al momento, la discussione tra le parti è legata alla velocità di riempimento della riserva idrica della GERD, al metodo di riempimento annuo e a quanta acqua l’Etiopia è disposta a rilasciare a valle del Nilo Azzurro se dovesse verificarsi una siccità pluriennale. Oltre a questo, altra problematica è rappresentata dalla modalità di risoluzione delle dispute future. Di fronte a tali divergenze, da un lato, Egitto e Sudan vogliono un accordo legalmente vincolante per le operazioni e il riempimento della GERD, dall’altro, l’Etiopia insiste sulla definizione di linee guida.

Lo scorso 30 marzo, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha dichiarato che la quota di acqua del Nilo del proprio Paese è “intoccabile”, aggiungendo che senza un accordo vincolante potrebbe verificarsi uno scenario di “instabilità inimmaginabile”.

L’Etiopia ha avviato il progetto della GERD nel 2011 e lo ha spesso descritto come un’ancora di salvezza che potrebbe sollevare milioni di africani dalla povertà. Per Addis Abeba, il progetto, dal valore di 5 miliardi di dollari, è un’opera necessaria per il proprio sviluppo e la propria elettrificazione. La GERD dovrebbe diventare il più grande sistema idroelettrico africano, in grado di generare oltre 6.000 megawatt di elettricità ma Egitto e Sudan sono preoccupati dalle conseguenze che tale progetto potrebbe avere sulla loro sicurezza idrica.

Addis Abeba rivendica diritto assoluto sul Nilo Azzurro, in quanto il suo corso nasce e attraversa il proprio territorio, ma anche il Sudan e l’Egitto sono dipendenti da tale corso d’acqua e vogliono raggiungere un accordo sul suo sfruttamento prima che la GERD venga messa in funzione. Il Cairo teme che la messa in opera della diga possa inficiare la disponibilità di risorse idriche per la propria popolazione, che dipendono per oltre il 90% dalle acque del Nilo, il cui maggior affluente, insieme al Nilo Bianco, è proprio il Nilo Azzurro.  Per quanto riguarda il Sudan, Khartoum  vuole che l’Etiopia si coordini e condivida dati sulle operazioni della GERD per evitare alluvioni e proteggere le dighe idroelettriche sudanesi .

Due trattati stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959 regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti e, in base ad essi, all’Egitto spetterebbe il diritto sul 75% dell’afflusso idrico annuale del fiume nonché il diritto di veto su qualsiasi progetto riguardante i suoi affluenti, anche in altri Paesi. Il Nilo Azzurro si origina nell’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana e si unisce al Nilo Bianco in Sudan, formando il Nilo.

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Camilla Canestri

di Redazione

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