Etiopia, Tigray: inizia il ritiro delle truppe eritree

Pubblicato il 4 aprile 2021 alle 17:25 in Eritrea Etiopia

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Il Ministero degli Esteri dell’Etiopia ha annunciato che le forze eritree hanno iniziato a ritirarsi dalla regione settentrionale etiope del Tigray, il 4 aprile.

Nella dichiarazione rilasciata è stato annunciato che: “I soldati eritrei che hanno attraversato i confini dopo essere stati provocati dal Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) hanno iniziato ad evacuare la regione e le Forze di difesa nazionali etiopi hanno avviato il controllo sul confine nazionale”. Lo scorso 23 marzo, per la prima volta, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva ammesso la presenza di truppe eritree in Tigray, dopo aver smentito per mesi accuse a tal riguardo, insieme all’Eritrea. Al momento, non è ancora chiaro quanti siano i soldati eritrei ad aver lasciato il Tigray e, secondo alcune persone sul posto, citate da Al-Jazeera English, i militari di Asmara non starebbero lasciando affatto la regione e in alcuni casi indosserebbero divise etiopi per camuffarsi.

Lo scorso 2 aprile gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e i Paesi del G7 hanno rivolto un appello per un ritiro dei soldati eritrei dal Tigray “veloce, incondizionato e verificabile” e per un conseguente avvio di un processo politico “accettabile per tutti gli etiopi”. Il 3 aprile, il Ministero degli Esteri etiope aveva risposto all’appello sottolineando che i Paesi del G7 non avessero tenuto in considerazione le azioni compiute da Addis Abeba per rispondere alle necessità regionali.

La regione etiope del Tigray, dove vivono circa 6 milioni di persone, è stata teatro di un conflitto interno da quando, il 4 novembre 2020, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), che al tempo era a capo della regione e che aveva contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba.  L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa il  29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle.

Il conflitto ha causato migliaia di morti e ha costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan. Nella regione mancherebbero cibo, acqua e medicine e vi sarebbero ancora alcuni casi di violenza isolati. Secondo il Ministero degli Esteri di Addis Abeba, ad oggi, è stato consentito pieno accesso al Tigray alle organizzazioni umanitarie e sarà presto lanciata un’indagine sulla violazione dei diritti umani. Proprio in merito a quest’ultimo argomento, stanno aumentando le denunce di atrocità, quali massacri e stupri, avvenuti durante il conflitto. Lo scorso 18 marzo, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCR) e la Commissione statale etiope per i diritti umani (EHRC) hanno concordato di avviare un’indagine congiunta sugli abusi in Tigray, che gli USA hanno definito in alcuni casi “pulizie etniche”.

Dal 1991, il Fronte di liberazione popolare del Tigray era stato la forza dominante nell’allora coalizione di governo, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF) che era un’alleanza multietnica composta da quattro partiti che ha guidato il Paese per quasi 30 anni, fin quando Abiy è asceso al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Nel 2019, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Le tensioni tra il TPLF e il governo di Addis Abeba si sono poi esacerbate dall’agosto 2020, quando Abiy ha deciso di posticipare le elezioni previste per tale mese a causa del coronavirus. A quel punto, il TPLF ha indetto comunque votazioni regionali a settembre e ha disconosciuto la leadership di Abiy sostenendo che fosse illegittima.

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Camilla Canestri,

di Redazione

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